Come fare per insegnare all’estero

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Adriana Torregrossa ci parla della sua esperienza pluriennale di insegnamento all’estero.

Ci descrivi la tua esperienza di insegnante?

Ho iniziato nel 1992 con una supplenza annuale a Casablanca presso la Scuola Statale Italiana. All’epoca era molto diverso il reclutamento all’estero. Meno candidati e più opportunità di essere chiamati.

La mia personale esperienza come insegnante di Disegno e Storia dell’Arte (per lo più presso Licei Scientifici) è stata entusiasmante. Il rapporto familiare che si crea tra docenti e studenti è molto positivo. Le classi, solitamente, sono poco numerose, di conseguenza gli studenti sono molto più seguiti e si stabilisce un rapporto sereno e produttivo nel conseguimento degli obiettivi didattici.

A differenza di quanto succede in una istituzione scolastica italiana, all’estero la burocrazia scolastica è fortemente ridotta. Il rapporto con le famiglie, e con la stessa Istituzione, diventa piacevole e confidenziale perché la gestione è come quella di una grande famiglia. Le scuole sono frequentate, generalmente, sia da studenti italiani che da studenti locali che, per qualche motivo, decidono di frequentare una scuola straniera. La dimensione multiculturale si concretizza in modo assolutamente “naturale” e spontaneo.

Indipendentemente dal Paese, l’insegnamento presso le scuole italiane all’estero, secondo me, resta sicuramente un’esperienza straordinaria.

In quali nazioni estere hai lavorato?

Ho lavorato in Marocco, Egitto, Spagna e Etiopia

Destinazione preferita?

In realtà non ho una destinazione preferita. E’ l’esperienza in sè che per me è sempre risultata entusiasmante. Diciamo che il Paese che più è rimasto nel mio cuore è stato il Marocco. Molti dei miei ex studenti sono adesso miei cari amici e mantengo ancora con loro un forte legame affettivo.

Ci puoi fornire esempi pratici di come hai fatto per trovare lavoro?

Come ho accennato prima, negli anni ’90 era molto più semplice. Bastava inoltrare la domanda alla scuola e, in caso di necessità, si veniva contattati. Adesso, per ciò che concerne il personale di ruolo è necessario fare il concorso. Invece, il personale supplente (come per me) viene chiamato sulla base delle graduatorie che vengono pubblicate ogni 3 anni (le prossime nel 2011) sulla base delle domande pervenute a seguito del bando. Io ho conseguito l’abilitazione nel 1990, ma non è titolo necessario, solo preferenziale.

Esistono 4 fasce:

La prima per abilitati residenti; la seconda per non abilitati residenti; la terza abiltati non residenti; la quarta per non abilitati non residenti.

Tieni presente che la residenza nel Paese straniero non consente di avere l’assegno di sede, che è parte sostanziale dello stipendio, e che varia a seconda del Paese di destinazione (Paesi a rischio, particolarmente disagiati ecc…).

Bisogna poi distinguere tra scuole statali e scuole non statali (pareggiate, parificate o meramente private). Molte scuole non statali sono gestite da enti locali e quindi la retribuzione non dipende dal Ministero ma dalle possibilità economiche della scuola. A tali scuole è possibile inoltrare la propria disponibilità in qualsiasi momento.

L’elenco completo di tutte le istituzioni scolastiche italiane all’estero si trova sul sito www.esteri.it

Per alcune materie, come ad esempio la mia, è più facile ottenere supplenze, perché, essendo poche ore settimanali, spesso non si raggiunge l’orario cattedra in modo che possa essere occupata da personale di ruolo, e così, in quanto spezzone, si ricorre ai supplenti.

Pro e contro dell’insegnare all’estero?

Oltre all’esperienza , credo che l’insegnamento all’estero offra la possibilità di un’ottima posizione economica (scuole Statali) e una buona organizzazione del lavoro didattico.

Di contro ne vedo pochi. Ma, a volte, le difficoltà o il disagio, specialmente nei Paesi del Sud del mondo, possono risultare particolarmente faticosi da affrontare.

Quali titoli e capacità bisogna possedere per insegnare all’estero?

I titoli di accesso sono gli stessi validi nella scuola italiana. Per i supplenti non è richiesta nessuna prova linguistica. Le scuole sono italiane e seguono in tutto e per tutto l’organizzazione di una Istituzione Scolastica in Italia.

Una buona dose di adattamento è necessaria. Spirito libero e apertura mentale costituiscono elementi fondamentali per affrontare tale esperienza.

Grazie Adriana!

Insegnate o avete insegnato all’estero? Condividete la vostra esperienza con un commento!

Se vi interessa insegnare Italiano nel Regno Unito, prendete in considerazione la lista di ‘Contatti per insegnare Italiano nel Regno Unito‘.

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Comments

  1. Giusyyuky says

    Salve , Ho un diploma d’arte , di pittura , scultura e mosaico e sto studiando per laurearmi in mediazione linguistica . Mi piacerebbe insegnare arte in Corea del sud ma non saprei come fare per riuscirci , qualcuno puo’ darmi delle info al riguardo ?
    la mia mail e’ giusysinger17@gmail.com
    grazie mille a tutti anticipatamente ^^

  2. Rosario Piritore says

    Scusate colleghi ,ma come si fa a potersi inserire nelle graduatorie anche all’esteto

  3. Luisa says

    Anche a me interesserebbe andare ad insegnare in Austria. Sono di ruolo in arte e immagine , medie e superiori. ma non so dove trovare informazioni utili per ottenere qualcosa . Qualcuno sa darmi indicazioni. Grazie mia mail e sudioluisa18@virgilio.it

  4. says

    Il mio problema è simile al tuo nel senso che non ho fatto in tempo a presentare domanda e…sono “fuori” per altri cinque anni (per il bando) e sei/sette per l’eventuale chiamata all’estero! Ho cinquantaquattro anni e non credo che a cinquantanove/sessantuno avrò la possibilità di farcela.Vorrei sapere se c’è un limite di età o se si può ugualmente partire in età pensionabile! Tu lo sai?

  5. Torreadri says

    Ciao Marcella, l’articolo nasce da una intervista alla quale mi sono limitata a rispondere. I chiarimenti che chiedi tu non trovano una risposta immediata. Tutto dipende dalla scuola, dal tipo di contratto, dal titolo che possiedi, dall’esperienza ecc….
    Vuoi cominciare? Come ho spiegato puoi consultare l’elenco delle scuole italiane che trovi sul sito http://www.esteri.it. Ogni tre anni esce il bando per essere inseriti in graduatoria come supplente, presso le scuole Statali (il prossimo uscirà quest’anno, probabilmente ad aprile). Per le scuole paritarie puoi sempre inviare una candidatura spontanea direttamente all’Istituzione scolastica di tuo interesse. Sulla consistenza dello stipendio non ci sono regole stabilite. Tutto dipende dal tipo di contratto, da quante ore ti propongono ecc…. Ci sono scuole paritarie che ti offrono un buon stipendio, altre no. Sul divertissi poi ho anche qualche dubbio. Fai esperienza, ed è sicuramente interessante, ma il divertimento non è compreso nel contratto. Personalmente mi sono trovata in mezzo a una rivoluzione l’anno scorso, al Cairo, e ti assicuro che non è stato proprio divertente……
    Per insegnare nelle scuole italiane all’estero bisogna avere gli stessi titoli di accesso per insegnare nelle scuole italiane metropolitane (laurea, abilitazione ecc…). Il Paese lo scegli tu, perché sei tu che ti proponi. Nel caso delle scuole statali puoi inoltrare domanda (quando esce il bando) in sole due sedi.
    Spero di aver chiarito i tuoi dubbi, e di aver offerto un servizio.

    Adriana

  6. francopollina says

    sono un insegnante di Disegno e Storia dell’arte, ho presentato la domanda per le prove di accertamento linguistico che si stanno svolgendo in questi giorni a Roma. sono andato il 2/12 per affrontare la prima prova e mi è stato detto che non ero nell’elenco perchè ho sbagliato a presentare la domanda ( invece che su “cartaceo”, come l’ho presentata io, andava presentata esclusivamente “on line”), e quindi sono “fuori”! Ma io mi chiedo: quei moduli che ho riempito, io li ho scaricati dal sito del ministero. Mi hanno detto che sono quelli vecchi, ma allora perchè li tengono ancora lì se non sono più validi, per confondere la gente? E poi io comunque la domanda l’ho presentata, non potevano convalidare ambedue le modalità ( on line e cartaceo)? Quello che mi dispiace è che non so se avrò altre possibilità, visto che ho sessant’anni e i bandi escono ( mi sembra) ogni cinque anni!
    Grazie, comunque mi fa piacere conoscervi!

  7. monia says

    Sono una docente di matematica e fisica ruolo che tra pochi giorni affronterà la selezione di lingue per l’insegnamento all’estero.Essendo le prove (SEU e SCC)per lingue inglese in due giorni non consecutivi devo scegliere a quale partecipare.
    Sapete dirmi come posso sapere quante quali scuole hanno la cattedra di matematica e fisica all’estero e se c’è un sostanziale differenza di retribuzione tra le scuole SEU e quelle SCC?
    Grazie
    qualcuno sa dove posso reperire il test del 2006? il Mae lo ha cancellato dal sito e io vorrei vedere il tipo di domande.

  8. Adriana says

    Salve a tutti. Scusate se non ho risposto, ma ho semplicemente rilasciato un’intervista che mi è stata chiesta e non consulto abitualmente il sito.
    Su FACEBOOk c’è un gruppo dedicato a tutte le informazioni che avete chiesto e li troverete le risposte alle vostre domande. Mi giungono tante, tantissime richieste. Abbiate pazienza, consultate ciò che vi interessa non posso sempre rispondere singolarmente.

    Ciao a tutti

    Adriana

  9. Sandra says

    Cara Adriana, sono passati alcuni mesi da quando hai rilasciato questa intervista, ma provo comunque a scrivere qui per chiederti un consiglio, data la tua esperienza (nel caso tu legga ancora di tanto in tanto, da queste parti..).
    Mi chiamo Sandra e sono una ricercatrice nell’ambito della pedagogia teatrale; ho lavorato con diverse fascie di età in ambito scolastico, ma anche con gruppi di persone particolari (come i ragazzi degli slum africani o persone con problemi psichici), così come ho condotto diversi laboratori di formazione per insegnanti, sempre nell’ambito del teatro pedagogico e della comunicazione umana più in generale.
    Mi piacerebbe approfondire la mia ricerca soprattutto nell’ambito interculturale, contattando comunità e scuole di altri paesi ed offrendo un percorso del mio lavoro a quelle strutture che si dimostrassero disponibili ad incontrarmi e ad avere uno scambio con me ed il lavoro di gruppo che propongo.
    Non chiedo remunerazione, perchè è una ricerca che conduco per interesse personale e per sviluppare un codice ed un approccio comunicativo che funzioni il più possibile universalemente, come linguaggio dell’umano, prima ancora che come arte performativa in una lingua specifica.
    Ti chiedo se secondo te la scuola di Casablanca potrebbe essere disponibile ed interessata ad un lavoro pedagogico attraverso il linguaggio teatrale (come laboratorio da inserire dentro o fuori dall’orario scolastico) e se puoi suggerirmi a chi indirizzare, eventualmente, la mia proposta.
    Hai parlato in modo accorato del Marocco e di come lo scambio sia stato profondo, per questo mi permetto di chiederti un consiglio, sempre che tu sia in grado di darmelo; grazie.
    Porgo un saluto ed un apprezzamento ad Aldo per aver dato vita a questo sito utile ed interessante.

    Sandra P.

  10. clara says

    Sono un’insegnante di inglese alle superiori e non sono di ruolo. Potrei sapere esattamente cosa posso insegnare all’estero e dove? Non vorrei perdere il punteggio acquisito sulla graduatoria permanente.

  11. Federico says

    Ciao a tutti, qualcuno sa dirmi come muoversi per fare l’esperienza di insegnamento all’estero, a chi rivolgersi, e quali abilitazioni titoli ecc. occorre avere???
    Grazie Fede

  12. angelica says

    carissimi, io sono in attesa di partire da anni. l’ultimo concorso (2006) prevedeva 2 anni di ruolo nella scuola pubblica e io ne avevo 1 e 8 mesi. nel frattempo sono arrivati 3 cuccioli nella mia vita ma io e mio marito siamo intenzionati a partire lo stesso ( sempre che io superi il concorso). la mia laurea in lingue spero mi aiuti in tal senso. al di là del compenso economico, l’esperienza di vita e di cultura che si può ottenere è impagabile. mi piacerebbe mostrare ai miei figli parte di questo meraviglioso mondo….

  13. pierrenzo says

    @Pier

    Bah!che dire il tuo post ( io mi chiamo Pierrenzo) mi ha fatto sorridere: la descrizione dei due normotipi italici (solo italiani?) è azzeccatissima!:-)
    Sotto un altro profilo, mi ha anche fatto riflettere – secondo me occorre mettere l’accento sul fatto che la questione deve essere vista come Emigrazione e non come semplice trasferimento da un paese all’altro.
    Visto che, mediamente, la maggior parte ha fatto centro nella scelta, sembrerebbero un modello da replicare, no?.
    Io penso che le tematiche che si trattano in questo sito debbano essere viste anche sotto questo aspetto.
    Ciao!!!!

  14. Laura_79 says

    Forse la signora Marcella non ha letto l’incipit dell’articolo, che qui riporto “Adriana Torregrossa ci parla della sua esperienza pluriennale di insegnamento all’estero”. Trattasi di un’intervista. E’ una persona a cui vengono rivolte delle domande e a cui la stessa risponde. A volte il prosciutto va mangiato oltre che lasciato sugli occhi!

  15. Silvia says

    Come al solito si finisce per dare la colpa agli insegnanti! Eppure una persona che conosce 5 lingue dovrebbe essere culturalmente meno provinciale e non ricorrere ai pregiudizi. (Chi vuole cogliere colga).

    Io consiglio a tutti un atteggiamento meno aggressivo e recriminatorio. E poi: Le informazioni devono essere attendibili e professionali se si vuole aiutare la comunità e non si dovrebbe trasformare un blog in un’occasione di sfogo di comari da paesino.

    La cultura è anche saper comunicare. La cultura è rispettare il lavoro di tutti.

    Scrive un’insegnante orgogliosa di esserlo, qualche volta un po’ meno di essere italiana. Gli italiani sono sempre uguali dovunque vadano a vivere!

  16. says

    Bene, ben costruite le risposte. Meno il blog perchè chi scrive dà per scontate un sacco di vose e non sa comunicare. Il fatto che io sono già una professionista che vive a New York e che parla cinque lingue e piuttosto esigente. Quindi niente mamma e papà, ma una carriera avviata e ben remunerata. E la mia non è presunzione , ma la consapevolezza che tutto si deve fare bene. E per fare bene bisogna si, in questo caso avere l’umiltà, ma anche l’esperienza e la cultura, che troppo spesso insegnanti e blogghisti dimenticano. Comunque buon pro vi faccia. E buon lavoro.

  17. Andrea says

    Complimenti per l’articolo e l’esperienza di vita sicuramente entusiasmante!

    Complimenti a Marcella per essere riuscita in quattro parole a perdere l’occasione per ottenere l’aiuto a realizzare il sogno di partire.

    Una delle prime cose che io ho imparato dopo aver lasciao l’Italia è che spessissimo la persone, in particolare chi ha vissuto situazioni simili, sono più che disposte a dare una mano, condividere esperienze e regalare consigli… a patto che venga loro chiesto nel modo giusto. Altre volte non possono aiutare ma ti donano una parola di conforto quando le cose nn semnbrano girare e se sei a 25 ore d’aereo da casa ti assicuro vale più quella che tanto altro!

    Prima di chiedere si dovrebbe apprezzare ciò che gratuitamente viene offerto…

    Andrea

  18. Pier says

    Carissimo Aldo,

    ti prego di non prestare la minima attenzione a certi commenti idioti che – purtroppo – credo continuerai a ricevere in futuro (non a caso esiste un detto popolare per definirli: “la mamma degli stupidi e’ sempre incinta”).
    Vivo da anni all’estero e di gente con tale atteggiamento, ignorante misto all’arrogante, ne ho gia’ incontrata a bizzeffe.
    Ad un analisi piu’ attenta, devo ammettere che essi si dividono in due macro categorie: quelli che vorrebbero trasferirsi all’estero (ma non lo faranno mai perche’ la realta’ e’ che hanno capacita’ d’attamento uguale a zero) e quelli che, invece, ci sono veramente andati.
    Al primo tipo appartengono quelli che sono ancora in Italia, ma dichiarano di volere mollare tutto per andare all’estero, piu’ per una subdola invidia verso chi c’e’ gia’ che per una reale necessita’ o volonta’. Essi, e ci sono esempi all’infinito su vari altri forum di Italians (vedasi Corriere, Italiansonline, ItaliansOfLondon, etc.), ovviamente vedono il trasferimento all’estero come se fosse un gita scolastica e/o Erasmus. Di conseguenza, non solo non si danno da fare autonomamente nella maniera piu’ assoluta per informarmi su come raggiungere l’obiettivo, ma si aspettano che chi e’ gia’ all’estero gli dia tutte le dritte per filo e per segno (magari anche gia’ un posto con una bella raccomandazione, perche’ no!). Tutto cio’ ovviamente come atto dovuto. Tra italiani bisogna pur aiutarsi, no?! Insomma, quello che gli gira per la testa e’: ” OK, devo fare l’immane sacrificio di trasferirmi all’estero, potro’ mica correre dietro a tutto, no?”. Se poi le informazioni date non sono quelle pretese (vedi caso di Marcella), apriti cielo!
    Non parliamo poi di quando si mettono a cercare un lavoro. Loro hanno una laurea! Non possono mica partire cosi’ su due piedi e mettersi a fare i baristi o i camerieri finche’ trovano un lavoro migliore! Se partono, lo fanno solo con la sicurezza di avere gia’ tutto pronto: lavoro, casa e auto. Mica scherziamo?
    Questa e’ ovviamente gente che non partira’ mai, ma non fara’ altro che sfogare le sue frustrazioni su chi “fortunato” all’estero c’e’ gia’.
    La seconda categoria deriva dalla prima, ossia quelli che per un “miracolo divino” sono, invece, davvero partiti(magari perche’ con una professionalita’ altamente qualificata). Essi vivono all’estero, magari gia’ da anni, ma non si sono mai iscritti all’AIRE (non e’ un problema loro), hanno la macchina targata italiana (perche’ intestata alla mamma che gli paga dall’Italia puntualmente bollo e assicurazione) e si lamentano se trovano la pasta scotta se vanno a mangiare fuori al ristorante (ovviamente italiano perche’ di mangiare piatti locali non se ne parla, anche se mai assaggiati sono gia’ stati tutti etichettati come ‘schifezze’). Tutto questo unito ad un vittimismo latente, neanche vivessero in Afghanistan, causato da tutti i “sacrifici” che stanno facendo a vivere all’estero. Infatti, per “riprendere un po’ fiato”, ogni weekend tornarno in Italia con l’aereo per mangiare la lasagna di mamma’, perche’ come la fa lei non la fa nessuno!

    In conclusione, anche nella categoria Italians (sia leggittimi che perennemente in fieri) esistono gli imbeccilli. L’unica cosa e’ non prestarci troppa attenzione.

    Complimenti per il sito e per tutto quello che fai Aldo, un mega in bocca al lupo!

    Saluti,
    Pier

  19. chiara says

    Cara Marcella, oltre ad imparare un minimo di educazione e di lessico, dovresti anche scendere dal piedistallo che come scrive Nex, nessuno ti deve niente, sopratutto con un atteggiamento con il tuo. Io mi auguro quasi che tu ci rimanga nel tuo ‘orticello’, e che non vada all’estero a distubare la gente che ha voglia di fare qualcosa.

  20. Marco says

    Sottoscrivo Aldo in pieno.

    @Marcella : io non capisco come puoi affermare che tale articolo è un “trallalero trallalà”. Mi chiedo se l’hai letto e soprattutto se l’hai letto attentamente. Le risposte alle domande che hai posto nel tuo commento sono di fatto presenti. Mi colpisce ad esempio la domanda:”Bisogna già essere degli insegnanti? “. Ti rispondo, si lo devi essere, visto che si parla di personale di Ruolo o di supplenza. Sicuramente un muratore o un qualsiasi altro artigiano non può fare un esperienza di questo tipo, proprio perche non è un insegnante. Eppure è scritto, quindi mi viene il dubbio, perdonami, che tu l’articolo non l’abbia letto con l’approccio mentale corretto.
    Cara Marcella, devi capire che questi articoli non sono manuali su come affrontare determinate cose, ma piuttosto servono come spunto per poter percorrere la stessa strada che credimi non sarà uguale, poichè cambia da persona a persona, poichè ogni persona è diversa nel carattere e nelle esperienza di vita che l’hanno formata e quindi affronterà le difficoltà in maniera diversa.
    Queste interviste servono per capire come una persona affronta un determinato iter, un percorso, e trarre ispirazione, o magari trovare una soluzione ad un ostacolo che è già stato affrontato. Ma soprattutto, in tutte le interviste che sino ad oggi Aldo ha pubblicato è presente un elemento comune. Le persone, stanche della routine demoralizzante di questo paese, si inventano, si mettono in discussione e trovano addirittura l’entusiasmo nelle difficoltà che il nuovo percorso propone.
    Questo è il messaggio che devi cogliere. Le informazioni che tu cerchi, in tutta la sua completezza, le devi trovare tu sbattendoti come fanno gli altri. Queste sono esperienze di vita, non una consulenza di un professionista che ti organizza la vita lavorativa. Se capisci questo, riuscirai a trarre da queste esperienze il meglio per portare avanti la tua.

    Ciao,

    Marco

  21. says

    L’atteggiamento di Marcella è molto diffuso. Pretendono le cose, e non vogliono fare il minimo sforzo per ottenerle.
    Pensano che tutti debbano loro qualcosa, e si arrabbiano se quello che viene loro offerto non è di gradimento.

    “O si fa un sevizio sennò che?” ma che cosa vuol dire? Guarda che nessuno ti deve niente, ringrazia per quello che ti viene offerto. Se sei capace di fare meglio internet è liberissimo: apriti un sito e fornisci tu queste informazioni.
    Ha ragione Aldo: con questa superbia non ti stupire se non riuscirai ad ottenere ciò che cerchi, a meno che non te lo presentino su un piatto d’oro mamma e papà. E ovviamente anche in quel caso ci sputerai sopra.

  22. Aldo says

    @Marcella

    Innanzitutto un po’ di rispetto verso chi condivide la propria esperienza con gli altri.

    A te magari questo articolo magari non serve a nulla, ad altri magari si.

    Se i “trallalero trallalà” non ti bastano, in bocca al lupo nel trovare chi fornisce un “servizio” come richiedi tu con estrema cortesia.

    Un consiglio spassionato: con il tuo approccio verso gli altri che dimostri attraverso il commento, faticherai a trovare chi ti aiuterà.

    In bocca al lupo

    Aldo

  23. marcella says

    Non capisco a cosa serve questo articolo: non spiega nulla. Racconta solo trallalero trallalà come la collega è si è divertita all’estero. Ma da che parte si comuncia? Bisogna già essere degli insegnanti? A chi ci si rivolge? Con quali titoli? A quanti anni il limite di età? Quanto si gudagna? Quanto dura l’esperienza, come si sceglie il paese o non lo scegli affatto. Di siti che raccontano che meraviglia è qui e là ce ne sono migliaia. >O si fa un servizio sennò che???????
    Marcella.

  24. Delia says

    Sarei molto interessata alle condizioni, possibilità di insegnamento di italiano all’estero ( settore privato ), e anche a conoscere gli standard di vita eventuali…..nei paesi in questione, potrebbe essere p.e. un paese francofono!
    grazie

  25. sara says

    Ciao Adriana,

    volevo avere informazioni riguardo a quello che hai scritto nel sito di italiansinfuga. Le graduatorie per supplenti non residenti, quelle che apriranno nel 2011 dove si trovano? Inoltre ci vogliono anche visti particolari per rimanere nel paese scelto? Ad esempio sai qualcosa riguardo alla Svizzera?
    Grazie mille…
    buona fortuna per tutto

  26. Adriana says

    Salve a tutti. Mi accorgo solo ora dei vostri quesiti e mi scuso per il ritardo.
    Il punteggio è lo stesso per le inclusioni in graduatoria in Italia. Per chi non è incluso si valuteranno i titoli professionali e l’esperienza di insegnamento. Sul sito del ministero c’è ancora il vecchio bando con validità triennale. Le graduatorie dovrebbero riaprirsi quest’anno. Ma ricordo a tutti che i posti all’estro sono pochi.
    Come ho già detto si può inoltrare la candidatura spontanea direttamente alle scuole paritarie in qualsiasi momento.

    Un caro saluto a tutti dal Cairo

    Adriana

  27. laura says

    Ciao Adriana,
    ho letto il tuo articolo e mi è piaciuto molto. Mi piacerebbe fare un’esperienza di insegnamento all’estero, ma non so come muovermi. Ho fatto domanda per il Comenius ma, per ora, non si è mosso nulla. Sono una precaria di lettere moderne inserita in III fascia, senza abilitazione. Che cosa posso fare?
    Grazie mille per l’articolo e in anticipo per le informazioni.

    Laura

  28. monica says

    ciao,
    pongo la stessa domanda di silvia:
    ‘attualmente quale punteggio viene riconosciuto per chi insegna all’estero?’
    grazie mille, è una domanda difficile perchè sto navigando da tempo e nn trovo risposte…

  29. marco nani says

    carissima, sono diversi anni che cerco di andare ad insegnare all’estero,io sono un insegnante di arte e immagine di ruolo per la scuola media,aspettavo il famoso concorso da diversi anni ma l’anno scorso mi sono visto tagliato fuori perchè a causa della crisi avevano tagliato molte delle cattedre che erano disponibili , mi è stato detto che non c’erano posti nelle medie.
    vorrei sapere cosa si puo fare…grazie marco

  30. Lucia Argilla says

    Ciao io vorrei avere informazioni riguardo a una scuola privata italiana che si trova a San Gallo, svizzera,che mi ha contattato per una supplenza annuale;
    SCUOLA ITALIANA PRIVATA “ISTITUTO SUL ROSENBERG”. Qualcuno la conosce?
    Vi ringrazio di ogni informazione

  31. danicucchi says

    sì ma come si fa a fare domanda? sul sito del ministero esteri non trovo nulla a parte la descrizione delle scuole italiane all’estero…

  32. Claudia says

    Ciao Adriana!!! Sono interessata a fare la tua stessa esperienza di supplenza all’estero. Dopo aver consultato il sito del Ministero degli Esteri, volevo chiederti come si riconoscono le scuole statali da quelle private. Quelle private sono quella paritarie? Se così fosse, le scuole statali sarebbero solamente in Francia, in Grecia, in Spagna, a Zurigo, in Turchia, in Eritrea e in Etiopia.
    Volevo chiederti anche un’altra cosa: quanto guadagna un supplente all’estero? Quanta differenza c’è tra uno stipendio da statale o in una scuola privata?
    Scusami per tutte queste domande ma in internet non si trovano informazioni chiare…
    Grazie. Claudia

  33. grazia says

    Ciao Adriana,

    volevo avere informazioni riguardo a quello che hai scritto nel sito di italiansinfuga. Le graduatorie per supplenti non residenti, quelle che apriranno nel 2011 dove si troveranno? Poi, per esempio ci vogliono anche visti particolari per rimanere nel paese scelto? Ad esempio sai qualcosa a riguardo dell’Australia? Io ho conseguito l’abilitazione nel 1990 come te, sono passata di ruolo nel 1997, poi mi sono licenziata. No pensione. Licenziata per scelte di vita familiare. Chissà in che categoria rientrerò? Mah. Se riesci prova a rispondermi te ne sarei grata. Ciao Grazia
    p.s. ma tu ora dove sei?

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