Come ottenere un dottorato all’università di Leeds, Inghilterra

Oggi intervistiamo Francesco Giorgio-Serchi, studente con tre anni di studio che stanno per culminare in  un dottorato all’University of Leeds in Inghilterra.

Mi sono laureato a Pisa in Scienze e Tecnologie Marine, con una tesi su modelli di previsioni atmosferiche presso il CNR di Firenze.

Circa sei mesi prima della laurea cominciai a dare un’occhiata alle possibilità di impiego all’estero. Non miravo necessariamente a una posizione in ambito accademico, piuttosto cercavo qualcosa che mi desse da vivere in maniera dignitosa e che fosse connesso al mio settore di studi. La gamma di opzioni quindi spaziava da un PhD (l’equivalente di un dottorato italiano) a una qualsiasi posizione all’interno di qualche compagnia, purchè orientata su tematiche ambientali.

Mi resi conto in breve tempo che, valicato il confine italico, le possibilità di scelta si moltiplicavano.

Inoltrai domande alle Università di Bath, di Leeds, di Loughborough, di Dublino, di Uppsala, di Tolouse, di Plymouth, di Southampton e ad un paio di centri di ricerca e compagnie di ingegneria offshore in Olanda.

Premetto che la mia esperienza nello scrivere una applicazione o anche semplicemente una email di presentazione erano zero assoluto, quindi all’inizio passai da un fallimento all’altro. Incoraggiato dal fatto che, se non altro, tutti mi rispondevano gentilmente, andai avanti fino a ricevere la prime offerte concrete di colloquio. Un colloquio di lavoro per una università straniera è, in genere, una esperienza piuttosto divertente per un neo-laureato italiano. Vieni invitato ad andare sul posto totalmente a spese loro (di solito), ti chiedono di presentare il tuo lavoro e ti fanno domande di varia natura. Ti portano a giro per il campus e a quel punto, se avevi qualche perplessità sull’espatriare o meno puoi star sicuro che qualsiasi dubbio viene dissipato.

Alla fine, nonostante il mio non-brillante curriculum, ricevetti proposte di PhD da Dublino, Loughborough, Uppsala e Leeds. La scelta cadde su Leeds, certo non per il fascino del posto, ma piuttosto perchè il progetto di ricerca era interessante (sviluppo di modelli numerici per lo studio di una tipologia particolare di correnti marine ) e la borsa di studio (Marie Curie) molto cospicua e prestigiosa.

Da lì è iniziata una vera avventura piena di soddisfazioni e delusioni cocenti. Certo quello che posso dire è che dallo staff dell’università sono stato letteralmente “coccolato”: ogni piccolo lavoretto fatto per i prof. veniva retribuito (correggere i compiti degli studenti, fare da vigilante agli esami, portare gli studenti nei vari “fieldtrips”), ero seguito sistematicamente e soprattutto c’era una segreteria che si occupava di svolgere tutte (ma proprio tutte) le pratiche burocratiche, il che per me è stato un sollievo indicibile dopo 5 anni di file agli sportelli dell’università di Pisa.

Il ruolo di uno studente PhD è visto con estrema serietà e l’università fa il possibile per ridurre al minimo gli stress non derivanti dalla ricerca. Con alti e bassi i tre anni di dottorato prestabiliti dal contratto sono passati bene e rifarei tutto il percorso senza esitazione. Al momento sono tornato in Italia principalmente per motivi familiari mentre finisco di scrivere la tesi di dottorato; il futuro rimane più o meno incerto. Certo è che dopo tre anni all’estero, la voglia di ripartire di nuovo è forte e prevedo già una possibile fuga downunder.

Come mai hai pensato di andare all’estero?

Diciamo che il sistema universitario italiano non fa molto per stimolare i giovani virgulti. Da parte mia, poi, c’è sempre stata una passione smodata per il viaggio. Inoltre la città dove vivevo, Livorno, per quanto piacevole cominciava a starmi un pò stretta. Ma la ragione principale è che, finita l’università, volevo assolutamente emanciparmi economicamente dalla mia famiglia, cosa che escludeva automaticamente la possibilità di rimanere in Italia.

Com’era la tua conoscenza della lingua Inglese prima di partire?

Parlavo inglese abbastanza bene, a un livello sufficiente per sostenere un colloquio di lavoro. Ero già stato in Inghilterra in tenera età e avevo preso lezioni alla British School per qualche anno. C’è da sottolineare che l’application per un posto di PhD in Inghilterra, cosi come in tutti i paesi anglofoni, pretende la presentazione di un certificato TOEFL o IELTS a garanzia che il candidato detenga una padronanza della lingua tale da svolgere in maniera disinvolta il proprio lavoro di ricerca e networking. Al tempo della mia application avevo solo dei certificati di base, quindi ho dovuto prendere il TOEFL. L’esame è tosto, certo non adatto a un neofita! D’altronde ho incontrato tanti dottorandi con livelli di inglese molto bassi che in qualche modo erano riusciti a farsi strada.

Che titolo di studio sei andato a prendere?

Il titolo di studio a completamento dei tre anni (in alcuni casi quattro) è il PhD. Questo titolo è formalmente equivalente al dottorato di ricerca italiano, ma all’atto pratico ha una valenza infinitamente superiore, al di là della frontiera italiana. Un PhD, cosi come un Master, ti introduce a una fascia di salario più alta, consente, molto spesso, di poter accedere a mansioni più prestigiose e promette una scalata di carriera più veloce. In poche parole un PhD rappresenta una significativa nota di merito sul CV. Personalmente, oltre al valore intrinseco del titolo di studio, il grande beneficio consiste nel fatto che si viene introdotti a un mondo del lavoro e a delle fonti di conoscenza un pò esclusivi che, se sfruttati bene possono aprire una infinità di possibilità.

Da non escludere è anche il fatto che il PhD da la possibilità a noi universitari italiani di fare la vita dello studente inglese che, se da una parte è faticosa, dall’altra è costellata di attività ”ludiche” che a molti possono risultare gradite.

Come sei finito a Leeds?

La scelta di Leeds è stata dettata dal fatto che il dipartimento di Ingegneria aveva a diaposizione dei fondi europei (le borse Marie Curie) per finanziare una serie di progetti di ricerca nell’ambito della meccanica dei fluidi. Io sono finito a Leeds per seguire il progetto di ricerca.

Ci fai un confronto tra l’università italiana e quella inglese?

Questa è una domanda complessa se si vogliono evitare luoghi comuni.

Senza dubbio l’impressione dominante che si ha è che il mondo della ricerca, in particolare, e tutto il sistema universitario, in generale, è visto e vissuto come un business. I PhD, per quanto giovani, sono una risorsa preziosa e vengono valutati di conseguenza.

Un’altra cosa che salta all’occhio è l’età del corpo docenti e di amministrazione. Non è un caso raro trovare a capo di un dipartimento un giovincello (in rapporto ai canoni italiani) di 40 anni scarsi. I professori inglesi sono abbastanza stacanovisti e questo pù essere un pregio o un difetto.

Un tipico professore inglese deve fare lezione agli undergraduates (e viene valutato anche in base a questo, quindi le lezioni e i temi trattati devono essere aggiornate coi tempi), promuovere la propria ricerca scrivendo proposte per i finanziamenti, fare attivamente ricerca (il che si traduce in scrivere articoli, libri, andare a giro per il mondo per tenersi sempre aggiornato sulle evoluzioni del settore e sviluppare nuove idee) e fare da supervisore a un numero non precisato di PhD che portano avanti il lavoro pratico della sua attività.

Infine, sembra scontato ma non lo è, un professore deve trovare il tempo di rispondere a tutte le email che riceve da studenti e non (a me è capitato spesso di discutere di lavoro via email col mio supervisore alle 2 di notte). L’impegno dei professori in un sistema universitario di questo tipo è estenuante. Un aspetto a mio avviso di estrema importanza è il criterio di valutazione degli aspiranti ricercatori: nel sistema anglosassone sembrano spesso più interessati alle capacità intrinseche del soggetto che alla sua preparazione tecnica. Per esempio, in Inghilterra puoi ambire a fare il lavoro di un ingegnere anche se non hai una laurea in ingegneria, se dimostri di essere in grado di farlo e di avere la voglia di provarci (questo ovviamente nei limiti: certo non ti metteranno a progettare centrali nucleari con una laurea in filosofia). La preparazione di base non è un elemento discriminante come mi sembra di ricordare che fosse in Italia.

Per quello che ho avuto modo di vedere della vita universitaria degli undergraduate (l’equivalente delle laurea di primo livello italiana), posso dire che il sistema è strutturato in maniera simile a quella delle nostre scuole superiori. Gli studenti devono necessariamente seguire un certo numero di corsi ogni semestre. La valutazione viene fatta sulla base di compiti per casa, esperienze pratiche e un esame scritto finale. La bocciatura determina la ripetizione dell’anno. Non esistono esami orali. In generale la modalità di organizzazione dei corsi è molto orientata all’applicazione pratica dei temi trattati.

Ogni anno il career day è una occasione in cui le compagnie si propongono agli studenti e, per quei giovani che vogliono iniziare a lavorare, il processo di assunzione inizia da qui. A 22 anni un laureato in ingegneria, matematica, fisica o chimica difficilmente può rimanere senza lavoro.

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

Voglio ribadire con chiarezza che il mio non è mai stato un curriculum particolarmente brillante. Non sono mai stato uno studente modello, ma piuttosto uno dei tanti che si è barcamenato attraverso i tormenti dell’università con immani sofferenze e con risultati talvolta deprimenti. Ciononostante il sistema universitario non-italiano mi ha veramente dato la possibilità di cambiare le carte in tavola.

A chi è intenzionato a seguire lo stesso percorso consiglio:

  • di non preoccuparsi di trovare esattamente qualcosa che corrisponda a ciò che ha studiato (a meno che questa non sia la vostra ambizione). All’estero sono piuttosto elastici su questo e sono spesso più interessati a vedere se hai spirito di iniziativa piuttosto che se hai esattamente le conoscenze di base necessarie.
  • non temere di essere troppo vecchi per provarci. In Inghilterra la gente cambia completamente lavoro a 40 anni, si prende una laurea e cerca lavoro a 45 oppure molla tutto e si da a fare l’idraulico. L’età non necessariamente rappresenta un ostacolo.
  • essere perseveranti.
  • essere convinti delle propria scelta: partire per un paese straniero titubanti non è l’approccio migliore, soprattutto quando ci si imbarca in un percorso di studi di qualche anno.
  • una volta lasciata l’italia, mescolarsi con gli stranieri. Se non vi piacciono i nativi, cercate oltre…il bello dei paesi come l’Inghilterra è che ci sono centinaia di etnie e culture diverse. Fare amicizia in un paese pieno di “fuggitivi” è estremamente facile. Preso nel verso giusto questo è un aspetto entusiasmante della fuga all’estero che merita di essere vissuto appieno.
  • molte persone sono convinte che per fare il passo all’estero servano un sacco di soldi. Questo può essere vero se uno decide di partire senza alcuna base di appoggio, d’altronde è possibile ormai trovare lavoro all’estero dal proprio laptop in italia e dopo partire. Ovviamente la conoscenza dell’inglese in questo caso non è opzionale. In tal caso gli unici soldi che servono sono quelli del viaggio e del primo mese di affitto (che a sua volta può essere comodamente preso dall’italia).

Infine invito chi cerca un PhD a consultare Find a PhD; per coloro interessati a lavori nell’industria in materie scientifiche provate Earthworks Jobs.

Aggiungo anche un link per ingegneri e fisici nell’ambito della meccanica dei fluidi e simulazione numerica CFD Online.

Un ultimo consiglio strettamente rivolto a chi vuole fare un PhD in Gran Bretagna. Spesso le proposte di dottorato vengono postate direttamente sui siti dei vari dipartimenti. Supponiamo io sia un laureato in biologia, la cosa migliore è visitare il sito dei dipartimenti di biologia di tutta l’inghilterra e vedere se vengono proposte borse di studio. Se poi si è particolarmente intraprendenti si può anche cercare quali professori lavorano nel settore specifico di nostro interesse e scrivergli direttamente presentandoci e chiedendo se sono interessati a assumerci. Può sembrare strano ma funziona veramente.

Con questo concludo e saluto gli aspiranti PhD e tutti i lettori di italiansinfuga.

Grazie Francesco ed in bocca al lupo!

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20 Responses to “Come ottenere un dottorato all’università di Leeds, Inghilterra”

  1. Carlo  on January 5th, 2010

    Posto interessantissimo, sarei curioso anche di sapere se il procedimento di ammissione è simile anche per i master e se sono equivalenti a quelli italiani.

    > Con alti e bassi i tre anni di dottorato
    > prestabiliti dal contratto sono passati
    > bene e rifarei tutto il percorso senza
    > esitazione.

    Quali sono stati i ‘bassi’ ?

    Grazie, Carlo

  2. kekko  on January 5th, 2010

    Ciao Carlo,
    per bassi intendevo tutti quei momenti in cui senti che vorresti essere a casa tua piuttosto che a duemila km di distanza. Capita ed e’ una evenienza da mettere in conto.

    Tra i “bassi” connessi alla vita del PhD includo il lavoro talvolta solitario (capita di essere l’unica persona a lavorare su un determinato progetto nell’intero pianeta, di conseguenza sei solo a dover risolvere i problemi che incontri), frustrante (alcuni problemi non sarai in grado di risolverli e questo ti lascera’ un senso di sconfitta…ma questo vale per tutto il mondo della ricerca) e inconcludente (il PhD richiede una buona dose di “ispirazione divina”: ci sono giorni che te ne stai li’senza riuscire a combinare nulla.)

    Per quanto riguarda il Master, il processo di selezione e’ diverso. Non viene richiesto un colloquio, ma devi rientrare in una specifica categoria di voto (per il Master in FluidoDinamicaComputazionale si richiedeva l’equivalente di un 107, mi pare.) e dimostrare di aver seguito una serie di corsi si base (sempre nel caso del Master in CFD sono richieste basi in matematica, fisica, etc…di solito e facile rientrare in questi requisiti).

    Tieni da conto che i Master di norma te li devi pagare. Le tasse variano dai 2000 ai 4000 £. Pero’ esistono anche Master sponsorizzati che garantiscono l’esenzione dalle tasse e una borsa per le spese quotidiane. Da notare anche che il Master puo’ essere fatto in modalita’ part-time. Quindi dura il doppio del tempo, ma hai la possibilita’ di lavorare durante gli studi. Conosco tanti che si sono pagati i corsi facendo cosi.

    Il pregio di un Master preso in una universita’ inglese (o negli States, ma anche nei paesi nord-europei) e’ che viene riconosciuto in tutto il globo…non so pero’ quanto peso gli viene attribuito in Italia, devo essere sincero. Qui tutto funziona diversamente!

    Io ho fatto la specializzazione in italia e confrontandola coi Master inglesi direi che da loro lo studio si focalizza molto sull’applicazione pratica. Molto dipende anche dalla materia che scegli.

    spero sia di aiuto.

  3. StefanoM  on January 5th, 2010

    Complimenti per l’articolo.

    Da poco (neanche una settimana) mi è successa una cosa che ha dir poco dell’incredibile!

    Tornato da Stoccolma con un gruppo di amici, ho conosciuto sull’aereo un ragazzo che stava facendo l’Erasmus in un paesino svedese. Era molto contento dell’esperienza che stava vivendo. Il giorno dopo ho subito inviato una mail al prof. responsabile del progetto Erasmus della mia facoltà chiedendogli se potevo avere un po’ di informazioni, magari per partire da qualche parte e andare a fare un master all’estero. Non appena ci siamo incontrati, lui in poco tempo (cavolo ci ha messo 5 min!!!) mi ha convinto ad iscrivermi alle magistrali, dicendomi che così sarei partito successivamente come studente Erasmus, per poi continuare una volta lì i miei studi.

    Da precisare che il ‘lì’ non è più la Svezia!

    Sono indeciso se andare a Copenhagen, oppure all’NTNU di Trondheim (la seconda la preferisco)! Però in tutta questa storia non poteva mancare che un però :D

    Oltre ad aver già fatto l’Erasmus a Parigi (esperienza alquanto deludente!), mi ritrovo ad avere quasi 29 anni, un lavoro precario come consulente in informatica… e quello che mi mette più paura è di dover rilasciare tutto per partire alla volta di un viaggio che chissà come si concluderà! Leggendo il tuo articolo un pò mi sono rincuorato, specialmente quando hai scritto che esistono anche persone di 40 anni che si iscrivono all’uni… PERO’ devo pur pensare che i soldini questa volta mamma e papà non ce li mettono più! E come campo? Qualche suggerimento? Che faccio mi butto e poi cerco lavoro un part-time una volta lì? Ce la potrò fare a concludere gli studi? Devo dire che sto vivendo un momento di crisi pazzesco, combattuto tra i miei che non l’hanno presa proprio bene, e la mia ragazza che… vabbè lei mi dice di andare, ma non è che faccia i salti di gioia, nasconde bene piuttosto!

    Ho paura di essere troppo vecchio per ricominciare a mettermi a studiare, ma è pur vero che se rimango qui in Italia un altro anno divento pazzo! Scusa lo sfogo, ma credimi, questa settimana è stata molto dura, sia per me, che devo saper prendere una decisione, sia per gli altri, sapendo già che graverà sulle spalle di tutti.

    Un saluto.

  4. kekko  on January 6th, 2010

    Ciao StefanoM,
    l’NTNU lo conosco di fama e deve essere una universita’ ottima, non c’e’ dubbio.
    Capisco al 100% i tuoi dubbi e, tra tutti, quello che mi renderebbe piu’ titubante e’ il tuo legame sentimentale. A mio avviso i genitori devono sapersi tirare in disparte in questo tipi di scelte, ma con la ragazza il discorso e’ diverso. Ho vissuto 3 anni di relazione a distanza (la mia ragazza non se la sentiva di lasciare l’Italia) e ti garantisco che e’ un grosso problema. Spesso diventa insormontabile. Quando stai vivendo una relazione seria e duratura la fuga all’estero sarebbe meglio che fosse fatta insieme al partner. Se proprio questa possibilita’ non e’ contemplata, e’ importante pensare alle priorita’…e’ l’unico modo per non pestarsi i piedi da soli. C’e’ il rischio di farsi male.
    Prova a chiederti quanto alto e’ il rischio di diventare infelice se non fai quello che desideri. Metti sul piatto della bilancia le cose che puoi guadagnare e perdere dal partire o dal restare.

    E se intravedi la possibilita’ di convincere la tua meta’ a intraprendere una avventura del genere insieme, fallo. La mia ragazza ora si pente di non aver mollato l’universita’ italiana ed essere venuta con me a studiare in Inghilterra.

  5. kekko  on January 6th, 2010

    StefanoM,
    scusa ma hai una laurea in informatica? non ho capito cosa intendi per “iscriverti alle magistrali”. Se hai gia’ una laurea sarebbe assurdo ri-iniziare gli studi da capo per poi rifare l’erasmus. L’idea del Master all’estero mi sembra decisamente piu’ abbordabile e ragionevole. Forse non ho capito bene…

  6. StefanoM  on January 6th, 2010

    Anche tu hai ragione a non aver capito… sai con tutte ’ste riforme :D

    Laurea base, diploma di laurea, laurea triennale (come si chiama oggi non lo so) ce l’ho, in informatica!

    Ora però mi sono iscritto ad altri 2 anni (che ora non chiamiamo più specialistica, ma magistrale) di università qui a Tor Vergata sotto suggerimento del prof.

    La mia idea era di partire direttamente pagando lì l’iscrizione al master. Il prof. mi ha suggerito di iscrivermi qui per poi partire con il progetto Erasmus e fare il primo anno lì poi, come spero che sia, concludere lì i miei studi facendo il passaggio!

    …Cmq le tue sono parole saggie! Non è facile per me lasciare tutto e tutti, questo lo so già. Purtroppo ora come ora sto mettendo sul piatto della bilancia tutte queste cose, ma è dura anche solo farlo! E più mi informo e più trovo difficile sostenere i miei studi autonomamente lì! Dovrò inventarmi qualcosa, cmq so già che partirò, la cosa più bizzarra è che proprio il prox Dicembre sarei potuto partito cmq per andare qualche mese in Australia con la mia ragazza. E fino a quando non partirò come Erasmus, insisterò fino alla fine nel convincerla a partire per qualcosa di più di un paio di mesi in Australia!

    Grazie Kekko per le tue parole, come al solito in questo blog trovo sempre persone speciali che sanno il fatto loro!

    Un saluto e in bocca al lupo anche tu, sperando che riparti presto da qui.

    PS: Ma stai ancora con la tua ragazza dopo 3 anni?

  7. kekko  on January 7th, 2010

    Ciao di nuovo,
    ho conosciuto ragazzi in una situazione simile alla tua e mi pare che il prof. ti sta consigliando un percorso un po’ incasinato. Hai mia pensato a fare la tesi all’estero? ho conosiuto ragazzi che hanno fatto gli esami in italia e poi sono andati a fare la tesi in una universita’ straniera (che in tal caso e’ equivalente al Master degree). In questo modo uno ha la possibilita’ di vedere come si trova all’estero. Mentre fai la tesi di specializzazione cominci a prendere contatti sul posto per un eventuale PhD. Questo ti da il tempo di capire se emigrare e’ davvero quello che vuoi e di far digerire l’idea alla tua compagna.

    …io sono sempre con la mia ragazza, ma nei tre anni ne abbiamo passate di cotte e di crude.

  8. Laura  on January 7th, 2010

    Ciao, complimenti per l’intervista, io sto facendo il dottorato da un paio di anni in Olanda e concordo pienamente con le tue parole!
    Un saluto, Laura

  9. StefanoM  on January 7th, 2010

    Forse l’ho ingarbugliata io più del necessario!

    In realtà il prof mi ha semplicemente spiegato una cosa, cioè che partendo come Erasmus avrei sicuramente risparmiato qualcosa in più! O meglio, invece di pagare un master all’NTNU, lo pago a Tor Vergata! Viceversa egli non sapeva come aiutarmi!

    Poi per quanto riguarda fare gli esami qui… mah! Non mi conviene, e ne potrei trovare il tempo! Considerando che esco di casa alle 8 per poi ritornare stanco morto tra le 21-22… e quando mi riposo??? XD

    Potrei lasciare il lavoro… ma non ho alcuna intezione di perdere altri anni di tempo e fatica studiando qui in Italia! So con certezza quanto siano più abbordabile (e anche più interessanti) gli esami da sostenere all’NTNU, paragonati al mio corso di laurea!

    Per quanto riguarda la storia con la tua ragazza… beh che dire, nonostante ci siano stati momenti duri, se dopo tre anni siete ancora uniti, questo vi fa onore!

    Io e la mia ne abbiamo passate di brutte durante quei 6 mesi a Parigi, e quando ritornai a Roma lei mi disse chiaramente che se fossi partito un’altra volta… ;)

    Ora però le cose sembrano cambiare in meglio, vedo con ottimismo che in lei sta sempre più prendendo piede l’idea di andarsene via da qui! Lo testimonia il fatto che mentre io ti scrivo lei guarda con disappunto la puntata di questa sera su RaiDue di Anno 0! (Operatori dei call center alla riscossa!!!)

    Ora ti saluto e ti abbraccio… parti con la tua ragazza il più presto possibile via da questo posto. Sono sicuro che in qualunque luogo voi sarete un giorno, insieme vi sentirete sempre a casa!

  10. puntino  on January 8th, 2010

    Ciao Francesco,
    volevo chiederti ora che hia finito i tuoi studi come PhD quali sono le tue prospettive future in Inghilterra ?
    Potrai lavorare all’università?
    Potrei ottenere un lavoro (adeguato ai tuoi studi) ?
    Un PhD ha un suo peso nel mondo industriale o semplicemente vale poco è nulla?

    Qui in Italia immagino che già sai quali sono le tristi prospettive future a vallo di un PhD
    Grazie

  11. kekko  on January 8th, 2010

    Ciao a tutti di nuovo.
    Per StefanoM. Si anche io sono stato messo davanti a un ultimatum dalla mia meta’. E’ per questo che adesso sto in Italia almeno per un pochino, tenendo sempre l’occhio aperto sul resto del mondo. Aspetto che anche lei si laurei e si renda conto che e’ il momento di ripartire.

    Per puntino,
    senti, quando parlo coi miei amici mi rinfacciano di vedere l’erba del vicino sempre piu’verde e che sono un esterofilo integralista. La verita’ e’ che con un PhD in materie quali ingegneria, fisica, matematica, informatica, chimica e economia (e in certa misura anche biologia e scienze natuali) qualcosa nel mondo anglosassone lo trovi di sicuro. Il mercato del lavoro e’ cosi dinamico, nonostante la crisi, che un posticino te lo trovi…magari puo’ volerci un po’ di pazienza. So per certo che se vieni assunto nell’industria con un PhD o con un Master entri a lavorare in una fascia di salario piu’ alta (credo le compagnie siano obbligate per legge a farlo). Se vai a controllare le offerte di lavoro di una qualche industria puoi notare che alcuni lavori richiedono espressamente di avere il PhD. Quindi in certi casi e’ un titolo per poter accedere a una certa carica.

    A me era stato offerto di rimanere a Leeds per fare il lecturer o proseguire con un Post-dottorato (due offerte da due dipartimenti diversi)…alternativamente avevo ricevuto una offerta da Southampton (senza nemmeno averla chiesta!). Questo nonostante non avessi mosso un dito…tutte offerte “non sollecitate” da parte mia!

    Non ho guardato opportunita’ nell’industria perche’ senno’ sapevo che la tentazione di rimanere sarebbe stata troppo forte, ma posso elencarti le storie dei miei colleghi…i PhD che hanno studiato con me e stanno finendo adesso o hanno finito di recente.
    Una (laurea in matematica) e’ stata assunta a Eindhoven all’universita’, un’altro iniziera’ un PostDoc a Cardiff in ingegneria marittima, un altro e’ stato assunto da una compagnia che tratta (modelli matematici) smaltimento di wastes da centrali Nucleari vicino a Liverpool e gli era gia’ stato offerto un posto per lavorare a reattori di sottomarini; un altro matematico che ha finito il PhD nel mio stesso dipartimento e’ stato assunto all’universita’ di Durham per 5 anni minimo per un progetto sullo studio della crescita dei tumori. Una mia amica laureata in ecologia, con un PhD in paleontologia (roba che in italia al massimio finirebbe a un call center) e’ stata assunta da una compagnia di Edimburgo che fa analisi ambientali, conservazione, modelli statistici di ripopolamento. Un’altra…sempre laureata in biologia, ma in portogallo, con PhD in…boh…conchiglie, sta per andare a lavorare in un museo di storia naturale (ma non a strappare i biglietti…sarebbe incaricata di promuovere l’attivita’ di ricerca del museo!). La sorella di una mia collega di catania, laureata in biologia, ha finito il PhD a Londra ed e’ stata assunta da Harvard!!! Conosco anche un ingegnere meccanico che progetta macchine da corsa e un ragazzo italiano, anche lui ingegnere meccanico di roma, fuggito, che lavora al design di turbine. Una napoletana laureata in fisica con PhD in Italia ha trovato un PostDoc in telerilevamento e ora ha ricevto un’altra offerta ancora sempre a Leeds.
    Poi tra i geologi con PhD in sedimentologia o reservoir modeling uno fa il post-doc a Leeds, uno verra’ assunto dalla Shell a Aberdeen (tanti soldi! la maggior parte dei laureati in geologia va a lavorare per le compagnie petrolifere.) e un altro e’ gia’ a lavorare alla Norsk-Hydro in Norvegia. Infine un altro ragazzo con laurea in informatica e PhD in geofisica e’ stato assunto all’universita’ di San Diego. La mia conoscenza e’ piu’ o meno limitata ai settori scentifici…pero’ conosco anche un ragazzo di Sarzana che ha finito il PhD in filosofia a Leeds ed e’ emigrato a Hong Kong (per sua scelta) e insegna all’universita’.

    …insomma, la crisi c’e', a detta di tutti…io in Inghlterra non l’ho sentita. Forse saro’ ingenuo o forse, come mi dicono, voglio vedere tutto piu’ roseo fuori d’Italia. Comunque devo anche ammettere che quando mi sono messo a cercare lavoro in Italia, sbandierando il titolo di PhD preso in una universita’ straniera almeno l’opportunita’ di presentarmi mi e’ stata data.

  12. puntino  on January 9th, 2010

    Ciao kekko,
    risposta più che esauriente. Grazie
    in bocca al lupo

  13. Domenico  on January 10th, 2010

    salve

    io vorrei sapere in merito ad un PhD che molti cercano a parte il TOEFl anche il GMAT.

    ma è cosi essenziale ??? e per le lettere di raccomandazione come hai fatto ???

    grazie

  14. kekko  on January 10th, 2010

    del gmat non so nulla. Del toefl so che e’ essenziale in alcuni paesi (quelli anglosassoni). A un mio amico che fa il PhD in belgio non e’ stato richiesto nessun attestato specifico. Diciamo che quando decidi di andare a fare il phd in un posto preciso conviene che ti informi quali sono i requisiti di lingua inglese richiesti.

    le lettere di raccomandazione sono un argomento tosto. Quelle in inghilterra sono essenziali per davvero. Renditi conto che talvolta chi decide se assumerti si basa principalmente su quelle, quindi e’ un aspetto da non sottovalutare. So che e’ molto difficile trovare professori o datori di lavoro che hanno voglia di “sprecare” 30 min del loro tempo a scrivere qualcosa in inglese. Io cominciai a rompere le palle molto in anticipo…mi feci dare le lettere in italiano da quei prof che non erano in grado di scriverla in inglese e le tradussi per conto mio. La referenza e’ importante, ci fanno caso specie quando devono fare una cernita di candidati…e soprattutto non deve essere scavolata…la lettera di presentazione deve veramente contenere informazioni utili a farsi una idea del candidato.

    ciao

  15. Federico  on January 17th, 2010

    Complimenti per il post (e i commenti seguenti), molto interessante ed esauriente da molti punti di vista.

    Mi presento: mi chiamo Federico e sono un neo-frequentatore del sito Italiansinfuga.

    Spiego brevemente la mia situazione. Ho 27 anni, mi sono laureato nel 2007 in Ingegneria e ora lavoro da un paio d’anni in un’azienda di telecomunicazioni con un contratto a termine. Mi piacerebbe dare una svolta radicale alla mia vita, non solo lavorativa, ed emigrare all’estero, in particolare in Inghilterra. Sono molto affascinato dalla cultura e dallo stile di vita britannico, anche se non ho l’ossessione, come molti miei connazionali, di identificare l’Inghilterra con la città di Londra. Certo, Londra mi interesserebbe molto come destinazione, ma ci sono altre città inglesi egualmente attraenti dal mio punto di vista.

    Mi piacerebbe fare un PhD nel campo delle “physical sciences”, in tutto ciò che concerne le tecnologie ottiche e fotoniche, in particolare nell’ambito delle telecomunicazioni (ma non solo). L’ipotesi di fare un master non l’ho presa in considerazione poiché ho già una laurea specialistica (o magistrale che dir si voglia) e i master inglesi rappresentano un titolo di studio equivalente.

    Ciò che fino ad ora mi ha frenato a fare questo passo è stata in primo luogo la pigrizia (lo riconosco, non mi tiro indietro), ed in secondo luogo la mia carente conoscenza dell’inglese (questo però è un problema mio; ho trovate utile a questo proposito il post “come imparare l’inglese in Italia”).

    Mi piacerebbe avere qualche vostro consiglio in merito.
    Inoltre, per quanto riguarda l’esame di lingua che spesso è richiesto dalle università britanniche, cosa consigliereste di fare? Si è parlato del TOEFL, ma conosco anche l’IELTS e i vari esami Cambridge (FCE, CAE e CPE). Qual è il più “abbordabile”, oppure il più utile ai fini dell’apprendimento della lingua?

    Grazie mille, ciao.

  16. kekko  on January 19th, 2010

    ciao Federico,
    dunque su questo non mi trovi preparatissimo perche’ l’esame del TOEFL io lo feci 3 e passa anni fa e so che modificano in continuazione il tipo di esame e la valenza e la modalita’ di valutazione…
    pero’ per quello che mi ricordo posso dirti che il TOEFL e’ americano, lo IELTS e’ inglese. In genere le univerista’ non hanno preferenze. Basta che rientri nel margine di score richiesto. Sulla difficolta’ dell’uno e dell’altro non mi pronuncio…credo che siano entrambe belli tosti…io personalmente trovai il TOEFL complesso infatti mi sono chiesto piu volte come avessero fatto dei miei colleghi cinesi a rientrare nello standard richiesto. Pero’ aggiungo che l’esame e’ molto “sistematico” nel senso che segue una metodologia di svolgimento molto precisa con solo piccole variazioni…quindi per esempio se te fai pratica nel writing e impari cosa loro vogliono trovare nel tuo testo scritto, quale modalita’ di argomentazione, quali espressioni accattivanti e cose del genere…beh…sei gia’ a buon punto. non so se sono stato chiaro. Lo stesso vale per il reading…tutto ha (o almeno, aveva quando lo feci io) un pattern ricorrente.
    Posso anche dirti che anche gli esami tipo FCE, CAE e CPE hanno una loro valenza (in inghilterra…in USA dovresti informarti) e mi pare che se hai il CPE non hai bisogno di nient altro per accedere a un corso postgraduate. Io avevo il CAE (nel lontano 1998 provai anche il CPE ma lo schiantai per mia negligenza!), ma non bastava per accederea al PhD. Rimango dell’opinione che il TOELF e IELTS, per quanto pallosi, rimangono i piu’ “comodi”…te li porti a giro ovunque e tutti li conoscono.

    saluti e in bocca al lupo.

  17. Umberto  on January 26th, 2010

    Ciao,
    è stato molto interessante leggere della tua esperienza visto che io mi trovo proprio qui all’università di Leeds per un master in sustainability-ecological economics e sto cercandomi un phd (australia, uk, canada ecc…).

    Mi interessava sapere come hai fatto a prendere la borsa di studio MarieCurie per i phd, hai qualche info in più da potermi dare?

    Grazie mille e complimenti,
    Umberto

  18. checco  on February 7th, 2010

    ciao Umberto,
    scusa per la risposta tardiva.
    Le borse Marie Curie spesso sono advertised direttamente sui siti dei dipartimenti che le hanno a disposizione. Alternativamente c’e’ il sito ottimo in cui puoi selezionare il tema a cui sei interessato, la nazione dove vorresti lavorare e cosi via…il link e’ il seguente
    http://cordis.europa.eu/fp7/projects_en.html

    in bocca al lupo e buona permanenza nella vecchia e cara Leeds.

  19. Domenico  on February 7th, 2010

    qualcuno mi potrebbe dare dei suggerimenti per fare una cover letter per un PhD negli USaA (ho il contatto) o per un master alla chamber of commerce di bruxelles………ho spulciato tantissimo google e una idea la ho, ma chi ha suggerimenti visto che già ci è passato sarebbe molto gradito.

    puo scriversi una cover letter che sia da presentazione per entrambi ????

    grazie siete mitici :)

  20. checco  on February 8th, 2010

    ciao,
    io ti consiglio di fare cover letter diverse e mirate alle singole application. Magari non necessitano di essere del tutto diverse, ma specialmente se fai domanda per un PhD o un Master, ci sono sottili differenze. Nel caso del PhD spesso vogliono capire (in maniera molto sintetica, mi raccomando) i motivi che ti spingono a fare ricerca. Vogliono capire se sei un pensatore autonomo, ma allo stesso tempo in grado di gestirti in un lavoro di gruppo. Vogliono capire anche se il progetto per cui stai facendo domanda e’ davvero qualcosa che ti interessa e, molto importante, sapere se hai un progetto a lungo termine. Per esempio a me chiedevano spesso dove mi sarei visto di li’ a 5 anni.
    Mi raccomando la cover letter non deve essere un tema…falla precisa, concisa, ma densa di informazioni su di te.
    Nel caso del Master credo che sia richiesto meno…mi trovi meno prepaprato su questo.


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