Vivere in Svezia e lavorare in Danimarca

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Nel recente sondaggio mi avete chiesto, in tanti, di esplorare di più l’esperienza di altri Italiani che vivono all’estero.

 

Oggi abbiamo la fortuna di imparare da Linda Nesi che ci racconta di come si è trasferita in Svezia ed ha lavorato in Danimarca facendo la pendolare ogni giorno tra due nazioni europee.

Cosa ti ha portata a Malmo?

La voglia di mettermi in gioco e provare a realizzare il sogno di vivere in Svezia. Sin dall’adolescenza sognavo di venire ad abitare in questo paese e solo dopo la laurea mi sono decisa a fare “il grande passo”. Inizialmente ho vissuto a Stoccolma per 4 mesi dove ho provato a cercare lavoro (senza successo) poi causa fine dei fondi ho dovuto ripiegare a fare la “aupair” in una piccola cittadina nel Värmland (Karlstad) dove avrei speso inverno e primavera ed infine, per mia grandissima fortuna, mi si è presentata la possibilità di un lavoro vero nel “sud” della scandinavia.

Come hai trovato lavoro come postina in Danimarca?

Questa è la parte più avventurosa e assurda della mia avventura.

Durante il mio soggiorno a Karlstad ho intrecciato una amicizia di penna con un ragazzo di Malmö con il quale scambiavo email per migliorare il mio svedese. Per una breve vacanza in primavera decido di andare a fargli visita e, sapendo lui che non avevo mai visitato Copenhagen mi invita a seguirlo sul suo posto di lavoro. Conosco i suoi colleghi e vedo come è organizzato il lavoro. Voglio specificare che non si tratta delle normali poste statali ma di una azienda privata “concorrente”, Bring CityMail (che purtroppo chiuderà a fine anno).
Rimango in contatto con questo amico il quale, sapendo della mia situazione e vedendo che volevo trovare un lavoro “vero”, mi chiama dopo circa 3 settimane dalla mia visita dicendomi che il suo capo aveva bisogno di nuovo personale perché durante l’estate avrebbero perso 3 lavoratori. Lui aveva parlato di me e voleva sapere se ero interessata ad avere un colloquio con il boss.
Inizialmente non potevo credere a tanta fortuna ma considerando che la presente situazione proprio non mi andava giù e pensando che, comunque, avrei avuto sicuramente più possibilità di trovare qualcosa in un’area strategica come quella dell’Öresund, decido di andare. Così, congedatami dalla famiglia presso la quale alloggiavo parto per Malmö. Tutto questo accadeva in luglio.
Arrivata a Malmö prendo contatto con quella che sarebbe stata la mia futura capa, tengo un colloquio (della durata totale di circa 20 minuti) ed alla fine ottengo il lavoro.

Suona assurdo ma è veramente andata così. Non so se sono stata più fortunata o sconsiderata nel rischiare tutto e fidarmi, andare alla cieca quasi verso un colloquio di cui non potevo immaginare assolutamente l’esito.
Dopo una settimana ho iniziato a lavorare per Bring CityMail. Un lavoro duro, durissimo fisicamente ma che mi permetteva di mantenermi ampiamente in Svezia.

Ci descrivi la vita quotidiana di una pendolare tra nazioni?

Come detto precedentemente, il lavoro di postino a Copenhagen non è assolutamente leggero, è un lavoro durissimo fisicamente (tant’è che nell’ufficio dove lavoro ci sono solo 2 ragazze e 11 ragazzi, tanto per rendere l’idea). Questo purtroppo ha influenzato negativamente sulla mia qualità della vita in questo anno e mezzo di lavoro in Danimarca, assieme al tempo usato per gli spostamenti quotidiani necessari per raggiungere l’ufficio, che nel mio caso si aggirano attorno alle due ore giornaliere (considerando andata e ritorno). Purtroppo il treno in questione (Öresundståg) è spesso in ritardo (alla faccia della precisione nordica) e in questi casi i tempi “morti” per tornare a casa aumentano.

Fare il pendolare è sempre stancante e spesso, specialmente durante l’inverno, mi sembra di non vedere mai il posto dove vivo perché le giornate sono talmente corte che sia quando prendo il treno per andare al lavoro sia quando torno il cielo è sempre nero e tutta la mia vita apparentemente trascorre dalla parte opposta dello stretto, in terra danese. A volte ho l’impressione di vivere solo a Copenhagen! Ma oltre a questo non credo ci sia molta differenza rispetto a fare il pendolare fra due città nella stessa nazione… a parte il fatto della lingua e della moneta, s’intende.

Ci fai un confronto tra Svezia e Danimarca?

Due paesi vicinissimi ma così diversi, e non solo per la lingua!

La mia impressione è che la Svezia rifletta in tutto e per tutto la sua natura più socialista, a partire dalle istituzioni e dalla burocrazia. La Danimarca ha ed ha sempre avuto uno spirito più liberale, di destra, cosa che ha influenzato notevolmente l’organizzazione del lavoro e la mentalità in generale della gente.

Stiamo parlando comunque di due democrazie mature e (quasi) prive di corruzione, che in comune hanno il senso della responsabilità di ogni singolo cittadino e il rispetto per la legge e le istituzioni perché qui lo Stato è la cosa più importante, ciò che viene prima di ogni altro interesse.

Consigli pratici per chi vuole seguire le tue orme?

I consigli sono sempre una cosa spinosa perché quello che vale per me può non valere per altri, ma secondo me queste sono le cose più importanti:

1 – avere un piccolo gruzzolo da investire nella ricerca di una stanza in affitto perché vivere in un ostello per mesi non è la cosa più comoda del mondo, specie se si deve anche cercare lavoro. Qui non si tratta di fare backpacking ma di stabilirsi in un altro paese.

2 – la lingua è un fattore determinante nella riuscita dell’impresa. Ricordatevi che quassù se non si parla svedese non si lavora (a parte eccezionali casi di fortuna o lavori in campi internazionali o di ricerca, per esempio università). La conoscenza dell’inglese è scontata, ovviamente.

3 – le ragazze possono avere la possibilità di fare aupair o babysitter (anche i ragazzi ma la percentuale è minore). Quassù le aupair e babysitter sono molto comuni, potrebbe essere un inizio specie per il discorso lingua.

4 – venire a studiare quassù (erasmus o master, ad esempio) prima di trasferirsi in pianta stabile potrebbe essere una cosa utile, sia per iniziare l’apprendimento della lingua che per crearsi dei contatti. Lo studio è gratuito qui ma dovrete trovare il modo per mantenervi in maniera indipendente.
5 – tanta tanta volontà, umiltà e capacità di adattamento.

Inoltre non essere impazienti, crearsi una nuova vita in un altro paese partendo da zero prende tempo, specie se non si hanno contatti di nessun tipo. Siate pronti a ritrovarvi soli e a dover sbrigare tutte le cose, anche le più semplici, in un’altra lingua, con modi e tempi diversi dai nostri (ma che generalmente stupiscono l’italiano medio per celerità ed esattezza).

Tenere a mente che ci si trova di fronte a una realtà che è esattamente l’opposto della nostra realtà italiana, specialmente per quanto riguarda la responsabilità personale, e quindi cercate di adattarvi di conseguenza.

Grazie Linda!

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