Le vicissitudini di richiesta del visto per l’Australia
Max mi ha recentmente lasciato un commento che riporto di seguito:
“Ciao Aldo,
ho alcune domande da farti sull’ottenimento dello skilled visa. Da alcuni mesi ho presentato tutti i miei documenti per ottenerlo, ho già pagato le cifre che richiede l’ufficio immigrazione di Melbourne per la pratica, ho tutti i requisiti per poterlo ottenere, ma adesso il mio migration agent mi dice che ci sono proteste da parte di alcuni sindacati, nel senso che si oppongono al rilascio degli skilled visa per via della crisi mondiale,cioè sono preoccupati che i nuovi emigrati possano togliere lavoro ai propri cittadini, ma se la mia professione rientra tra quelle richieste perchè dovrebbero bloccare tutto? Hai sentito notizie sui giornali, ultimamente, in merito? Io non ne ho trovate. Ora quindi la situazione pare che sia questa: sono state stilate due liste, in una ci sono le professioni urgentissime e nella seconda quelle meno urgenti per quest’ultima (dove naturalmente mi hanno collocato, il mio migration agent mi ha detto che potrebbero passare anche due anni per poterlo ottenere, ed io che faccio nel frattempo? Ti pare giusta questa cosa? Ho versato una cifra considerevole per le tasse per il visto ed ora che fare? Aspettare ma per quanto tempo ancora?
Spero che potrai darmi un conforto su questa cosa, saluti,
MAX”
Un’ottima domanda e spero che la mia risposta possa aiutare a comprendere meglio cosa comporti fare domanda di visto per l’Australia.
Innanzitutto alcuni sindacati hanno sì protestato citando la crisi finanziaria globale come motivo per interrompere o rallentare l’immigrazione.
Facciamo però attenzione a separare quello che si legge sui giornali e la realtà della questione immigrazione.
Vi è sempre stata tensione, in Australia ed in altre parti del mondo, tra sindacati ed imprese sull’immigrazione. I primi sostengono che il governo e le aziende dovrebbero investire di più sull’educazione degli Australiani mentre le seconde sostengono che non riescono a trovare manodopera qualificata a sufficienza in Australia per sopperire alla domanda.
Si potrebbe discutere e litigare per anni sull’argomento. Alcuni lo fanno.
Fatto sta che la verità si trova a mezza strada.
In questo particolare momento magari il pendolo è più favorevole ai sindacati e mi sorprenderei se non facessero almeno un pò di rumore a favore dei propri associati.
La realtà è che l’Australia ha una politica immigratoria per buon parte legata al soddisfacimento dei bisogni del mondo del lavoro. Ogni anno le quote di immigrazione vengono riviste in sù od in giù a seconda delle stime sulla mancanza di manodopera.
Non sono i sindacati a decidere le quote, è il governo.
Al limite il flusso migratorio viene rallentato ma non interrotto.
Il visto richiede comunque tempo. Dipende moltissimo dalle circostanze personali ma due anni non mi sembra al di fuori della norma.
Chi vuole fare domanda per un visto lavorativo per l’Australia deve prepararsi ad attese di mesi ed anni. Se la procedura fosse facile, veloce e poco dispendiosa la coda sarebbe troppo lunga ed il sistema collasserebbe.
Per la questione soldi già pagati, è un rischio al quale dovete prepararvi. Facendo domanda, e pagando,vi accollate il rischio di perdere tutti i soldi versati se la vostra domanda venisse rifiutata, per qualsiasi motivo. Questo viene chiarito immediatamente da parte del governo australiano nei documenti relativi alla domanda per il visto.
Cosa fare nel frattempo?
- Migliorare il proprio Inglese.
- Iniziare a crearsi una rete di contatti per trovare lavoro in uno, due anni.
- Iniziare un blog, di nuovo per trovare lavoro in futuro.
- Risparmiare perchè l’emigrazione costa.
La mia opinione al riguardo conta poco o niente. L’unica cosa che vorrei ribadire è che la procedura per l’ottenimento di un visto lavorativo per l’Australia non è l’equivalente dei 100 metri. Si tratta di una maratona combinata ad una corsa ad ostacoli.
Che piaccia o meno, che lo troviate giusto o meno, l’Australia non può e non vuole accogliere tutti coloro che vogliono emigrare quì.
La selezione alla quale ti stai sottopenendo tu, Max, è il modo con il quale vengono trovate le persone che, secondo i criteri australiani, hanno le motivazioni ed i requisiti giusti e riusciranno a contribuire meglio al futuro della nazione.
In bocca al lupo!
6 Responses to “Le vicissitudini di richiesta del visto per l’Australia”
Leave a Reply






DavideV on November 11th, 2009
Il fatto di non rivedere neanche un centesimo dei soldi spesi per la richiesta del visto lo trovo abbastanza ingiusto, ma sulla politica di immigrazione non ho proprio nulla da eccepire. Il problema è che siamo abituati alle (non) regole italiane, dove chiunque può venire all’avventura, perché viviamo ancora col ricordo dei nostri avi che altrettanto all’avventura hanno emigrato e fatto successo. Ma qui, quando un immigrato non arriva già con la voglia di fare nulla ma non credo siano così tanti (non sono di quelli che pensa che vengono *tutti* a delinquere), allora viene sfruttato e ghettizzato, complice il fatto che qui in Italia non arrivano né laureati né perfino semplici tecnici: quasi esclusivamente manodopera con basso livello di istruzione. E allora si che l’immigrazione diventa un problema. Brava l’Australia a darsi delle regole: ci lamentiamo tanto che le cose da noi non vanno, e poi critichiamo chi fa qualcosa per farle andare bene!
DavideV on November 11th, 2009
scusate ho dimenticato una parte importante: prima di “complice il fatto che” ci va - soprattutto - “qui cìè una quasi totale assenza di controlli sul lavoro sia in termini di sicurezza che di legalità”
Grazie.
Giorgio on November 12th, 2009
Sono stato a Sydney per sei mesi, ed ho anche vissuto nella World Tower in Liverpool St, al 57° piano: queste sono le bizzarrie che offre il Nuovo Mondo! Mi chiedevo se nel momento in cui un cittadino europeo acquista un bene immobile in Australia, entra in possesso di conseguenza, di qualche diritto. Forse il diritto di risiedere in Australia? Forse non il PR? Mi suonerebbe ridicolo che la polizia andasse alla ricerca di un immigrato irregolare, con casa acquistata regolarmente.. Una bella villetta in una Baia vicino a Cremorne o Neutral Bay, chi non vorrebbe averla? Grazie tante per l’attenzione.
Max on November 13th, 2009
Grazie Aldo per avermi risposto, capisco che le leggi australiane sono fatte apposta per evitare che chiunque possa stabilirsi, per carità lo trovo giusto, ma credimi non è il mio caso, ho solo seguito le loro regole. Che dire, pazienza! Aspetterò (spero non invano!).
Pensa che mi hanno contattato alcune agenzie di lavoro di Melbourne e i loro recruiters mi hanno chiesto se ho il visto permanente o meno, perchè potrebbero propormi, presso società del settore per il mio profilo professionale, delle opportunità di lavoro, quindi questo significa che la mia professione è richiesta. Sono preoccupato perchè nell’attesa potrei perdere delle buone occasioni di lavoro, spero che non succeda.
Grazie ancora e se hai altre informazioni da darci in merito con i tuoi post, sono sempre benvenute.
Ciao
MAX
P.S. Interessante COMMENT di Giorgio di ieri 12 novembre su chi ha una proprietà (una casa) in AUSTRALIA ma non ha il PERMANENT VISA, che succede? Come funziona?
Giorgio on November 14th, 2009
Provo ad auto-rispondermi alla questione bene immobile/diritti correlati. Nel momento in cui un individuo può permettersi l’acquisto di un bene immobile entra in possesso del diritto di risiedere nel paese, ma non ha alcun diritto a inserirsi nel mondo del lavoro. Va da sé che un individuo con tali mezzi, non può che essere visto di buon occhio dal governo del paese. Sul sito http://www.realestate.com.au/, del caro e buon vecchio Murdoch, c’è una sezione che racconta come fare ad acquistare in Australia. Io appena ho un pò di soldi, mi compro una casa a Sydney, è una specie di sogno, che sento, un giorno realizzerò, anche a costo di fare una cosa avventata. Ma oltre a questa vita che ci resta??? In bocca al lupo Max per il tuo visto! Giorgio
Marco on November 15th, 2009
Per Giorgio
leggendo qui non mi pare molto semplice:
http://www.boomerangaustralia.com/consulting/it/investire-in-australia.php,paragrafo=4