Archive for November, 2009

Come trovare informazioni sulle scuole del Victoria, Australia

Per quelli di voi che hanno figli e stanno per emigrare a Melbourne o nello stato del Victoria più in generale, ho trovato alcuni siti con informazioni sulle scuole governative.

Innanzitutto, dove sono le scuole o gli asili? Questa pagina vi consente di trovare tutte le isituzioni scolastiche dagli asili fino alle superiori selezionando o il nome dell’istituzione, se lo sapete; il sobborgo dove andrete a vivere o il codice postale.

I risultati vengono presentati su una cartina con dettagli tipo indirizzo, numero di telefono ed indirizzo e-mail.

Quando avete scelto una o più scuole che vi interessano, potete scoprire la loro prestazione visitando il sito Victorian Government School Performance Summary dove vi vengono fornite le spiegazioni di base sui resoconti preparati dalle scuole.

Se vi interessano altri Stati dell’Australia, cercate su Google le terminologie simili presentate sui siti del Victoria. Non sono sicuro che esistano ma tentare non nuoce.

Per quello che riguarda l’esperienza personale, vi assicuro che la decisione su che scuola scegliere per i figli è altamente personale. Nella nostra cerchia di amici pur vivendo vicini, abbiamo scelto scuole diverse perchè diamo importanza ad aspetti diversi delle scuole. C’è chi sceglie la scuola più vicina, chi sceglie quella con meno alunni.

Inoltre, per quello che riguarda la qualità delle scuole, secondo me è molto buona anche se io sto facendo il confronto con le elementari degli anni 70, una lavagna, i banchi e le sedie. La maggioranza delle scuole elementari australiane hanno lavagne interattive, moltissimi materiali ed un sacco di attività extracurriculari.

Insomma la decisione di dove mandare a scuola in Australia i vostri figli non dovrebbe preoccuparvi più di tanto

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Se vi piace Bing della Microsoft, ringraziate un Italiano in fuga

Mi è stata segnalata da Fulvio Minichini un’intervista a Lorenzo Thione, uno dei creatori di Bing, il motore ricerca di Microsoft.

Lorenzo mollò l’università in Italia, il Politecnico di Milano, a 22 anni per andare a studiare negli Stati Uniti, alla Texas University di Austin, dove ottenne un Master in Software Engineering.

Quello che seguì fu un percorso che lo portò a fondare la Powerset, società dedicata allo sviluppo di un motore di ricerca che faccia uso del linguaggio naturale. La ricerca di fondi per sviluppare l’azienda mise Thione a contatto con un mondo ed una mentalità che ammette esiste solo negli Stati Uniti ed in California in particolare. Scommettere centinaia (o milioni) di dollari su un’idea nella speranza di ricavarne molti di più.

Nel 2008 Microsoft decise di acquistare Powerset per un centinaio di milioni di dollari, si dice, per usare la tecnologia sviluppata fino ad allora nel proprio motore di ricerca, Bing.

Adesso, come rivela Wired, Thione lavora ancora a capo di Powerset a San Francisco e non a Redmond, sede di Microsoft.

Thione è ancora legato all’Italia e non esclude di tornarci un giorno ma per il momento vede il suo futuro negli Stati Uniti.

Spero che questo esempio di Italiano che è partito per destinazioni lontane possa aiutarvi a fare il passo verso un futuro che al momento sognate ma incute timore…..

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L’importanza delle lettere di referenze all’estero

Una lettrice mi chiede: “ha senso per un emigrante in un paese anglosassone, come potrebbe essere l’Australia, portarsi dietro delle lettere di referenze scritte da aziende italiane in italiano?
Se mi chiedono numero di telefono e indirizzo, potrebbe non essere un problema, se non per il fatto che la maggior parte delle persone per cui ho lavorato non parlano affatto inglese o, per lo meno, lo parlano a livello scolastico. La traduzione non potrebbe essere un problema in quanto posso allegare una traduzione in inglese da un’interprete accreditato, ma quanto valore potrebbe aggiungere?

L’importanza delle referenze per trovare lavoro all’estero varia da caso a caso.

Il tipo di lavoro influisce molto il bisogno di presentare referenze. In linea di massima e generalizzando, più il lavoro è pagato e più la posizione è di rilievo e più dovrete organizzarvi per la questione referenze.

Dipende poi molto anche dalla ditta o dal datore di lavoro. Alcuni seguono una procedura di assunzione più meticolosa, altri meno.

La prassi per coloro che hanno un’esperienza lavorativa nel Paese in cui state cercando lavoro è quella di fornire il nome ed il numero di telefono di chi vi fornisce la referenza. Il potenziale datore di lavoro poi si preoccuperà di contattarli e parlare di voi.

La mia esperienza personale in oltre quindici anni di lavoro nel mondo anglosassone è che non ho mai avuto una lettera di referenze scritta su carta. Ho sempre comunicato il nome ed il numero di telefono di chi mi avrebbe fornito le referenze verbalmente o per e-mail.

Fatto sta che avere lettere di referenze pronte sia meglio che non averle. Risparmierete tempo alla ditta che vi vuole assumere e questo può rivelarsi decisivo. Immaginate di essere arrivati ad essero uno dei due ultimi candidati presi in considerazione. La ditta non sa decidersi e controlla le referenze di entrambi. Il vostro concorrente non ci ha pensato prima e spreca tempo nel contattare datori di lavoro del passato mentre voi avete tutto pronto e disponibile appena ve lo chiedono. Secondo voi chi la vince la battaglia? Chi assume il datore di lavoro indeciso?

Le lettere di referenze scritte da ditte italiane su carta, nonostante viviamo in un mondo digitale, seconod me hanno ancora valore. Mostrano la disponibilità di chi vi ha impiegato nel passato a impegnarsi per un’oretta a scrivere la loro opinione su di voi. Se non fossero stati contenti del vostro operato, non l’avrebbero fatto e questo è un messaggio fortissimo che tutti coloro che assumono capiscono al volo.

Cercate di ottenere una lettera scritta su carta intestata della ditta, fornisce un’impressione migliore.

Il fatto di avere lettere di referenze dimostra anche che avete lasciato posti di lavoro precedenti in armonia e questo è un altro messaggio positivo. Chi non riesce a fornire referenze con facilità desta dubbi.

Il fatto che le lettere di referenze siano scritte in Italiano secondo me non dovrebbe presentare un problema. Innanzitutto non è obbligatorio sapere l’Inglese per chi vive e lavora in Italia e sarebbe arrogante da parte degli anglosassoni pretendere il contrario.

In secondo luogo ricordatevi che, in linea di massima, la maggior parte dei madrelingua Inglese amano la lingua Italiana, magari non capendo nulla, e amerebbero ancora di più saperla parlare. Utilizzate questo aspetto a vostro vantaggio. Una lettera in Italiano nel mondo anglosassone è sempre originale.

A PATTO CHE….. forniate la traduzione in Inglese come accompagnamento. In fin dei conti è questo che i vostri potenziali datori di lavoro leggeranno quindi allegate la traduzione fin dall’inizio. Un traduttore accreditato fornirà un’immagine di precisione e serietà quindi, se potete, cercate di spendere i soldi della traduzione in questo modo.

Infine per gli Italiani che vanno verso il mondo del lavoro anglosassone l’avere lettere di referenze su carta aiuta a superare l’ostacolo dei datori di lavoro italiani che non parlano l’Inglese. La lettera, tradotta, fa da ponte tra due parti che non riescono a comunicare ed è, in termini pratici, forse più utile agli Italiani che agli Anglosassoni.

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Quanto guadagnano gli infermieri in Australia?

Ho trovato informazioni per capire quanto guadagnano gli infermieri in Australia.

I valori si riferiscono allo stato del New South Wales ma usateli come guida per il resto dell’Australia.

I salari sono lordi e aumentano con il numero di anni di esperienza fino al massimo raggiunto dopo otto anni di esperienza. Altri aumenti sono previsti a seconda del livello di responsibilità.

Un’infermiera diplomata inizia a guadagnare 49 mila dollari all’anno fino a 69 mila dollari dopo otto anni.

I turni pomeridiani e notturni consentono di guadagnare dal 10% al 15% per cento in più.

Il sabato viene pagato il 150% del salario di base mentre la domenica viene pagata il 175% del salario di base.

Com’è il confronto con i salari pagati agli infermieri in Australia?

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Quale assicurazione per viaggiare all’estero?

Mi viene spesso chiesto un consiglio per quello che riguarda la copertura medica all’estero e che tipo di assicurazione usare quando si viaggia all’estero.

Innanzitutto, per la copertura medica dovete cercare di capire se vi è un accordo tra Italia ed il Paese vostra destinazione che preveda la copertura reciproca dei cittadini.

Se non c’è o non volete rischiare di rimanere senza copertura sanitaria quando vi trovate in un continente lontano dall’Italia, allora potete pensare a coprirvi con una polizza assicurativa.

Ma quale? Io sinceramente adesso non me ne intendo più di tanto essendo il mio stile di vita piuttosto stazionario a Melbourne.

Faccio riferimento quindi al parere di Lea Woodward di Location Independent, autrice della Guida per vivere e lavorare ovunque vogliate, una nomade digitale che, insieme alla famiglia, si trasferisce di nazione in nazione gestendo il proprio business su internet.

Lea consiglia l’assicurazione di viaggio fornita da World Nomads.

World Nomads fa uso dei servizi forniti da aziende leader nel campo assicurativo quali Allianz, Mondial Assistance, Bupa International e Millstream Underwriting.

Potete scegliere polizze che vi coprano in 150 nazioni e usate la comodità di internet per comprare, rinnovare o cambiare polizza.

World Nomads offre polizze che coprono sport tipo lo sci, snowboarding, bungee jumping o il white water rafting.

Importantissimo per i viaggiatori all’estero, la polizza World Nomads copre l’assistenza ospedaliera e l’evacuazione.

Mi raccomando controllate sempre le ultime su cosa la polizza copre. Non mi assumo ALCUNA responsabilità per l’accuratezza delle informazioni con il passare del tempo. Questo articolo è statico mentre il mondo dell’assicurazione è in continuo movimento.

Tengo inoltre a precisare che quando voi acquistate una polizza assicurativa con World Nomads io ci guadagno alcuni centesimi o euro. Se pensate che il sito italiansinfuga li meriti allora cliccate sopra e mi fate un piacere enorme. Se non siete d’accordo, nessun problema, copiate ed incollate questo indirizzo http://www.worldnomads.com/ e ci arriverete lo stesso senza che io guadagni.

Spero comunque che questo articolo vi sia stato utile.

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Si guadagna di meno con il visto vacanza lavoro in Australia?

Davide MisterNatural mi chiede sul gruppo Italiansinfuga su Facebook “Ciao I.I.F. io avrei questa domanda…per le vacanze-lavoro in Australia, è per caso prevista una retribuzione inferiore a quella di un lavoratore con regolare working visa? chiedo questo perchè sul sito immi.gov si sottolinea più volte che il lavoro durante le working holidays è solo un aiuto e che già si deve avere una certa disponibilità economica, ecc. Ora, è chiaro che loro vogliano essere sicuri che chi arriva se ne possa anche agevolmente andare, tuttavia il dubbio mi è rimasto lo stesso…grazie”

Ciao Davide

non e’ prevista una retribuzione inferiore.

La differenza fondamentale è che con il WHV puoi lavorare al massimo sei mesi per un datore di lavoro dopodichè devi trovarne un’altro.

Questo ed il fatto che i giovani con il WHV siano più flessibili e meno stazionari fa si che la tipologia del lavoro sia più orientata verso i lavori più saltuari e meno retribuiti tipo barista, cameriere, raccolta frutta, fattoria eccetera.

Il governo vuol far capire che l’anno in Australia con il WHV è un’anno di vacanza durante il quale puoi guadagnare un pò per raddrizzare il conto corrente ma senza diventare ricchi….

Se trovate un lavoro ben pagato, complimenti! Sarete però l’eccezione, non la regola.

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Lezione di Inglese: rispondere a Please e Thank You

Nella lezione precedente Mr Duncan ci insegnato a dire Please e Thank You.

Ora ci insegna a rispondere a qualcuno che usa Please e Thank You.

Innanzitutto ci dà alcuni esempi di come rispondere in Inglese a chi ci fa domande usando Please come introduzione.

Le risposte illustrano le tre alternative possibili: Yes, No, Maybe e la costruzione di una fase più completa per spiegare la propria posizione. Usare un semplice Yes o No in Inglese non è molto diffuso forse perchè viene percepito come un pò ‘rude’, maleducato.

Mr Duncan poi ci fornisce alcuni esempi di come rispondere a qualcuno che vi ringrazia per qualcosa usando Thank You.

L’importanza dell’uso di Please e Thank You nella lingua Inglese non è da sottovalutare perchè dimostra che siete ‘polite’, educati ed inclini al rispetto del prossimo.

Sorpresa per gli Italiani alla fine del video…..

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Errore gravissimo su Facebook se cercate lavoro all’estero

Ho notato una caratteristica di tanti Italiani che può creare problemi nel cercare lavoro all’estero.

La foto del profilo su Facebook!

Spesso e volentieri gli Italiani mettono come foto sul profilo una scattata al mare durente le vacanze più recenti.

La sensibilità di oltre confine (e sto parlando più che altro di quella anglosassone) non vede di buon occhio questo tipo di biglietto da visita quando state facendo domanda di lavoro.

Il vostro potenziale datore di lavoro non vuole vedervi scosciate o in posa da Adone. Non importa quanto siate belli, quanto siate fieri del vostro aspetto esteriore o del fatto che siete andati ai Caraibi.

Una foto simile non aiuta a costruire l’immagine professionale che state cercando di mostrare a qualcuno che vive in un altro Paese, in un altra cultura.

Lo stesso vale per foto che vi ritraggono totalmente ubriachi.

Magari pensate che non sia un problema perchè dovete accettare qualcuno come amico prima che possa vedere le vostre foto. Per quello che riguarda la foto del profilo, può essere vista da chiunque ricerchi il vostro nome e cognome quindi attenzione.

Non voglio suggerire di mettere una foto da uomo o donna in carriera perchè anche in quella la sensibilità anglosassone è diversa da quella italiana. Una foto con la mano al mento che mostra l’orologio, classica per i manager in carriera, vi fa apparire Italiani ad un chilometro di distanza. Sarebbe come un Inglese che vi manda la foto con bombetta ed ombrello per un lavoro in Italia. Davvero pensereste che fosse il tipo più adeguato?

A meno che il posto di lavoro richieda esplicitamente Italiani, dovete minimizzare i motivi per i quali vi distinguete per motivi non a che fare con il ruolo per il quale state facendo domanda. In questo modo aiutate il datore di lavoro a minimizzare i rischi nell’assunzione, uno dei loro obiettivi principali.

L’obiettivo di qualsiasi comunicazione con un datore di lavoro è quello di ottenere un colloquio. Qualsiasi cosa che vi faccia apparire al di fuori della norma in senso negativo è da evitare.

Che piaccia o meno, questa è la realtà quindi adeguatevi per massimizzare le probabilità di trovare lavoro all’estero.

La soluzione? Una foto di qualità di voi sorridenti e rilassati.

In ultimo, non fate caso alle mie foto su Facebook e non prendetele come esempio, non sto cercando lavoro….

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Dove sono emigrati gli Italiani in America?

Ho scoperto un sito interessantissimo per chi sta pensando di emigrare in America.

MPI Data Hub, la sezione del sito del Migration Policy Institute dedicata alle statistiche, fornisce la possibilità di scegliere la nazione di origine degli emigranti e lo stato americano di destinazione.

Il risultato è il numero di nati in Italia registrati in quel particolare Stato durante il censimento del 2000, un pò vecchio ma non penso i numeri siano cambiati così tanto.

Dove sono andati a vivere gli Italiani emigrati negli Stati Uniti?

Innanzitutto il censimento del 2000 registrò 473.338 residenti negli Stati Uniti nati in Italia, pari all’1,5% della popolazione di nati all’estero (31 milioni) e al 0,2% della popolazione totale (281 milioni).

I primi dieci stati ‘importatori’ di Italiani sono:

  1. New York 147 mila
  2. New Jersey 58 mila
  3. California 38 mila
  4. Florida 32 mila
  5. Pennsylvania 31 mila
  6. Massachusetts 28 mila
  7. Illinois 28 mila
  8. Connecticut 26 mila
  9. Michigan 15 mila
  10. Ohio 13 mila

I primi dieci stati comprendono l’88% degli emigrati nati in Italia nel censimento del 2000.

Questo può servirvi a decidere la vostra destinazione se volete rimanere vicini ad una comunità italiana negli Stati Uniti.

Giusto per curiosità, lo Stato con meno Italiani?

Il North Dakota dove solo 60 Italiani vennero registrati nel censimento del 2000.

Ne conoscete qualcuno?

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I nove peggiori errori sul curriculum per trovare lavoro all’estero

Forbes ha pubblicato una lista di nove errori da non commettere quando proponete il vostro curriculum vitae (CV) allegato ad una richiesta di lavoro.

I consigli sono particolarmente importanti se state cercando lavoro all’estero e nei Paesi di lingua Inglese, dove questi errori saltano più agli occhi dei datori di lavoro.

1. Carta di qualità e costosa

Per anni la qualità della carta era importantissima segnalando il candidato che si sforzava di più degli altri. Al giorno d’oggi ciò è inutile visto che i reparti delle risorse umane preferiscono la versione elettronica del CV. Se ricevono la copia cartacea è probabile che la scannino perchè spesso usano software che filtra i candidati in base a parole chiave.

2. Includere un obiettivo all’inizio del curriculum

Se definite subito cosa volete fare, chiudete la porta alle opportunità contigue. Dicendo “responsabile vendite” eliminate la possibilità che veniate considerati per un ruolo del marketing con aspetto vendite.

Se volete essere chiari sul tipo di ruolo che vi interessa, ditelo nella ‘cover letter’, la lettera di introduzione, un requisito importantissimo della domanda lavoro.

3. Includere un paragrafo con un riassunto delle vostre abilità.

Se avete bisogno di riassumere le vostre capacità alla fine del curriculum, vuol dire che avete un curriculum scritto male o che vi state ripetendo. In entrambi i casi, i datori di lavoro vi scarteranno facilmente.

4. Un curriculum ‘funzionale’ aiuta a mettere in risalto le vostre abilità rispetto ad un curriculum tradizionale che elenca semplicemente i vostri ruoli passati in ordine cronologico.

Il curriculum ‘funzionale’, che elenca abilità piuttosto che ruoli coperti in passato, non aiuterà i potenziali datori di lavoro perchè è difficile da leggere e in genere viene usato per nascondere periodi di disoccupazione.

5. Mandate il curriculum per lavori che sapete già di non essere all’altezza, se presso ditte dove volete lavorare

I datori di lavoro vengono inondati da curriculum chiaramente non all’altezza e ciò spreca il loro tempo, senza migliorare le possibilità di trovare lavoro.

6. Contenete il curriculum in una pagina massimo.

All’inizio della carriera magari questo consiglio va bene. Dopo sei-sette anni potete allungare il curriculum a due pagine. Oltre due pagine state sprecando tempo.

7. Condividere informazioni di tipo personale tipo hobbies e appartenenza a circoli crea un’immagine di individuo bilanciato che i datori di lavoro preferiscono assumere.

In realtà i datori di lavoro sono interessati a cosa potete fare per loro, non il tipo di persona che siete. Magari chi legge il curriculum odia i gatti che voi amate così tanto….

8. “Le referenze sono disponibili su richiesta”

Ovviamente! Spreco di tempo e spazio.

9. Per ogni lavoro fornite solo il nome del datore di lavoro e il loro indirizzo

Non assumete che chi legge il vostro curriculum sappia cosa la vostra ditta attuale faccia o sia. Quindi descrivete la vostra ditta altrimenti costringerete chi assume a perdere tempo facendo ricerca e rischierete che perdano interessa nella vostra domanda di lavoro.

Aggiungo infine un ultimo consiglio, da parte mia: non inventatevi cose sul curriculum. Al giorno d’oggi fare ricerca usando internet su di voi, sulla vostra storia, sulle vostre referenze è facilissimo. Le bugie hanno sempre avuto le gambe corte, oggi hanno le gambe cortissime.

Ringrazio GuidaLavoro per la segnalazione

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