Il posto fisso visto da lontano

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Ho appena letto il commento di Tremonti sul valore del posto fisso. Premetto che non ho mai lavorato in Italia e sono quindici anni che lavoro tra Inghilterra, Cina, Taiwan ed Australia.

Ciò vuol dire che non ne capisco molto della situazione lavorativa italiana ma vorrei fornirvi la prospettiva dall’estero.

Il posto fisso non esiste e se esiste io non l’ho mai visto.

Il massimo dell’aspettativa nei miei vari contratti fu di tre mesi in un ruolo di buon livello per una multinazionale in Inghilterra. Altrimenti i termini dell’arrivederci e grazie sono sempre stati di un mese per entrambe le parti.

Questo in genere non è un grande dramma perchè quando si perde il lavoro, la flessibilità del mercato offre opportunità in tempi brevi. Certo quando l’economia non viaggia come di questi tempi la realtà è più dura per gli sfortunati.

L’altra faccia della medaglia è che i lavoratori sono molto più propensi a cambiare lavoro per migliorare la propria condizione. Ad esempio, nel Regno Unito, un neo-laureato inizia a lavorare all’età di 23 anni e, in genere, fino ai 30 anni è facilissimo che cambi lavoro di propria iniziativa ogni due anni. I giovani cercano nuovi contatti, nuove esperienze, hanno fretta e, non avendo la mentalità del ‘posto fisso’, sfruttano a loro vantaggio le opportunità offerte dalla flessibilità.

Tutto questo all’interno di un mercato del lavoro dove anche i ventitreenni vengono pagati un salario magari basso ma consono alle proprie capacità ed in linea di massima dignitoso.

Certo il mercato del lavoro italiano mi sembra di capire da siti come La repubblica degli stagisti è diverso soprattutto per quello che riguarda i giovani. Essendoci una precarietà ed uno sfruttamento che sinceramente non comprendo, il posto fisso offre un sogno che molti sono più che intenzionati a fare loro, specialmente a giudicare dai commenti letti sui siti delle testate giornalistiche.

Il problema, secondo me, è che il posto fisso non può tenere il passo con i cambiamenti che stanno avvenendo nel mercato del lavoro globale.  Soprattutto i più giovani, magari chi è ancora a scuola, svolgeranno nella propria vita lavori che non sono stati ancora inventati.

I giovani svolgeranno decine di diversi tipi di lavoro nella loro carriera, in decine di aziende diverse. Quelli di successo saranno quelli si adatteranno meglio ad imparare cose nuove, non quelli che afferrano una poltrona e non la mollano più.

Vuoi un posto fisso da traduttore lingue? Accomodati ma renditi conto che tra qualche anno o decennio è possibilissimo che la tecnologia ti soppianterà.

Vuoi un posto fisso da contabile? Prego ma renditi conto che c’è un Indiano a Bangalore che può fare il tuo lavoro ad un decimo del prezzo e con la stessa qualità.

Non sono assolutamente favorevole ad un liberismo sfrenato che premia i pochi, senza aiutare gli sfortunati. Possiamo arrabbiarci e litigare sull’ingiustizia o meno di questa situazione ma questa è la realtà. Il posto fisso è un pò anacronistico quando ci si trova in competizione con due miliardi tra Cinesi ed Indiani.

La filosofia del posto fisso va controcorrente alla realtà del continuo cambiamento come unica costante del mondo del lavoro.

Opinioni personalissime senza presunzione di voler insegnare niente a nessuno.

Concludo con una frase di Darwin ”Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.

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commenti


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  • Tomaso

    interessante commento. Sinceramente anche io sono rimasto molto colpito dalle parole di Tremonti. C’e’ da dire che comunque in un paese come l’Italia, la cultura del posto fisso e’ l’unice che viene accettata. Se non lo si ha, si e’ visti dal uomo medio como un anomalia da dover sistemare (attravaerso un posto fisso). Il mercato del lavoro in Italia non e’ comunque cosi’ elastico da permettere una mobilita’ del personale come in altri paesi OCSE.

  • Arhy

    … condivido: c’è chi afferma che le parole di Tremonti siano propaganda elettorale … mi sa tanto che è vero!
    Non critico chi sente la necessità di avere certezze nella vita e l’unica certezza è rappresentata dal posto fisso. Tuttavia penso che sia anche una scusa per non “vivere”: capisco che in una società come quella italiana, dove l’unico sentimento ubiquitario sia la paura, la mancanza di rispetto per se e gli altri e un falso senso di buonismo, sia difficile pensare di poter affrontare un progetto come “la propria carriera”, con le proprie risorse, cercando di realizzare chi sei.Gli ostacoli in Italia sono maggiori, e questo è noto.
    Chi ha avuto il coraggio di “buttarsi” ha poi “raccolto”.
    Non ho mai avuto il mito del posto fisso e, sinceramente, non me ne sono mai pentita.
    Non ho percorso strade battute e sono soddisfatta oggi delle scelte fatte … anche perchè per me la Libertà è un valore assoluto, e il posto fisso non me lo ha mai garantito.

  • Daniele, Napoli

    su Il Mattino, quotidiano di Napoli, del 23-10-2009, rubrica Lettere, si parla di lavoro garantito.
    Cioè, se capisco bene, che si può anche lavorare solo per pochi mesi, ma avendo la garanzia di trovarne un altro dopo pochi giorni.
    Cioè niente precariato. E garanzie per assistenza sanitaria, pensione, maternità, …

  • Shiki

    Indipendentemente dalle parole di Tremonti concordo sulla necessità italiana di dare sicurezza ad un qualsivoglia lavoratore.
    Ho letto il tuo articolo ed è in linea di massima una buona filosofia ma nulla più, con la filosofia non arrivi a fine mese e perdonami ma la realtà italiana non è solo diversa nella quali tu per fortuna e sicuramente bravura sei riuscito a confrontarti.
    LA realtà Italiana è del tutto anomala e deviata, il libero mercato e la flessibilità la puoi applicare dove esistono più classi sociali e molte opportunità, non certo in Italia dove ormai esistono i Ricchi e poi nessuno…
    Comunque lungi da me apparire di idee chiuse e/o socialiste, non credo in questo governo ne nella politica italiana in generale.

  • Max

    Concordo con Shiki, sante parole!!!


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