Archive for September, 2009

Classifica dei sistemi sanitari in Europa

La Commissione Europea ha pubblicato una classifica dei sistemi sanitari in Europa.

La graduatoria si basa su una combinazione di risposte da parte di pazienti, di dati sui risultati della gestione dei pazienti e di qualità e modernità delle strutture.

Naturalmente, come per tutte le graduatorie di questo tipo, bisogna prendere i risultati con le pinze ma, se vi interessa emigrare in Europa, questa classifica può aiutarvi a scegliere una nazione rispetto ad un’altra.

Questo è importante soprattutto se avete bisogno di cure ad intervalli regolari e se avete intenzione di rimanere all’estero a lungo e quindi sarete più bisognosi di cure ospedaliere con l’avanzamento dell’età.

Come al solito, le nazioni nordiche la fanno da padrone con l’Olanda in cima alla classifica seguita da Danimarca, Islanda, Austria, Svizzera e Germania.

Giusto per farvi capire l’Italia si piazza un pò sopra di metà classifica, sotto il Regno Unito, mentre la classifica si chiude con Paesi dell’est europeo.

Ringrazio Cavesi a Dublin della segnalazione.

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Per trovare lavoro all’estero iniziate un blog, OGGI!

Se volete trovare lavoro all’estero, vi consiglio vivamente di iniziare a scrivere un blog!

OGGI! Non domani o la settimana prossima. Oggi. Non avete scuse, è facilissimo e costa poco o niente.

Non avete bisogno di c0noscenze tecniche e ci vogliono cinque minuti per iniziare.

Perchè oggi?

Perchè prima che il blog prenda corpo e voi scriviate un numero minimo di articoli interessanti ci vorranno mesi. Prima di creare traffico ci vorranno mesi e anni. Prima di diventare esperti riconosciuti ci vorranno anni. Quindi prima iniziate meglio è.

Perchè iniziare un blog?

Perchè diventa il vostro biglietto da visita online, visitabile da potenziali datori di lavoro di tutto il mondo. Oltre al curriculum, i datori di lavoro vi cercheranno di sicuro su Google e vi conviene fare in modo di avere il vostro blog in cima ai risultati di ricerca. In questo modo presenterete il vostro lato migliore e sarete in più in controllo della vostra immagine.

Vi costruirete un network, una rete di contatti nell’ambito del vostro ramo lavorativo che vi aprirà porte che non vi immaginate neanche!

Cosa scrivere sul blog?

Della materia della quale siete appassionati, del ramo lavorativo che vi interessa per quello che riguarda il lavoro all’estero. Cercate di diventare esperti della nicchia che vi interessa e di creare un blog che sia una destinazione per tutti quelli interessati alla vostra stessa nicchia, tra i quali ci sarà anche il vostro futuro datore di lavoro.

Ma non so cosa mi interessa?

Analizzatevi e trovate qualcosa! Se non lo sapete voi che tipo di lavoro e che settore vi interessa, non ve lo verranno a spiegare degli sconosciuti. Non preoccupatevi troppo di essere troppo precisi agli inizi perchè mano a mano che scrivete vi farete un’idea più chiara di cosa vi interessi. L’importante è iniziare.

Scrivete in Inglese a meno che non siate sicuri di volere emigrare in un Paese di lingua non-Inglese nel qual caso scriverete nella lingua di quel Paese.

Se non siete sicuri di dove volete emigrare scrivete in Inglese.

Ma il mio Inglese è scarso! Non importa, più di tanto. Iniziate comunque e usate il blog per migliorare il vostro Inglese. Come detto sopra, vi ci vorranno mesi e anni di scrittura per produrre qualcosa di valore. L’importante è dimostrare di migliorare l’Inglese e dopo mesi e anni si spera che il vostro Inglese sia un minimo decente.

Offrite contenuti di qualità

Cercate di dare il meglio di voi attraverso il blog. I datori di lavoro giudicheranno la qualità del vostro blog come sinonimo della qualità di lavoro che riuscirete a produrre. Scrivete con serietà e fate in modo di pubblicare solo i vostri migliori articoli.

Cercate inoltre di produrre contenuti che aiutino gli altri dimostrando che siete in grado di essere ottimi giocatori di squadra, una delle qualità più ricercate dai datori di lavoro all’estero.

Pian piano vi costruirete un seguito di lettori da tutto il mondo nel campo lavorativo che interessa. Unite a questo presenza su Linkedin, Facebook e Twitter e riuscirete ad utilizzare il blog come il migliore modo per trovare lavoro all’estero. Ricordatevi però che bisogna faticare ed i risultati arriveranno non subito ma dopo parecchio sforzo.

Quindi per trovare lavoro all’estero iniziate un blog, OGGI!

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Sei motivi per NON vivere in Uruguay

Mi scrive Valeria con la sua esperienza dell’Uruguay.

L’Uruguay è un piccolo stato dell’America del Sud. Occupa una superficie di circa 170 mila Km quadrati e ha una popolazione di circa 3.400.000 abitanti.

Io ho vissuto a Montevideo, la capitale, per poco più di due anni e vi propongo sei motivi per cui non vivere in Uruguay.

Tenete presente che la mia è stata una situazione “singolare”. Non mi sono, infatti, trasferita in Uruguay con l’idea di aprire una qualche attività mia o per conto di qualche società o corpo diplomatico.
Sono andata in Uruguay di mia iniziativa e ho vissuto come tutti gli uruguaiani medi. Mi spostavo in autobus, facevo la spesa al mercato o nei piccoli “almacenes” (tipo negozi di alimentari) e per il mio lavoro (insegnavo lettere nella locale scuola italiana e, alla sera, insegnavo italiano in una scuola di lingue) venivo pagata in pesos uruguayos.

Montevideo - Uruguay
Foto: rtietz su Flickr

Perché non vivere in Uruguay

La sicurezza. E’ vero che rispetto ai vicini Brasile e Argentina l’Uruguay è considerato un paese sicuro, ma il concetto di sicurezza che si ha in Sud America è decisamente diverso dal nostro. Non vi capiterà, infatti, di essere rapinati con una pistola puntata alla testa, ma sì potrà capitarvi di essere scippati e di subire dei furti in casa.
In due anni io ho avuto due furti nell’appartamento nel quale vivevo e tre scippi e altrettanti tentativi di scippo. E vi assicuro che non sono stata un caso isolato. Con il tempo ci si fa l’abitudine e si imparano piccole strategie per difendersi (ad esempio, mai fermarsi di notte a un semaforo rosso e quando di giorno si è “costretti” a farlo, bisogna tenere la borsa sotto il sedile dell’auto), ma si vive in un costante stato di tensione.

La povertà. Durante le prime ore del mattino e in tarda serata il rumore più diffuso nelle strade della città è quello degli zoccoli dei cavalli dei “carritos”. Molte persone che vivono in periferia in condizioni di estremo disagio girano per la città con i loro carretti, spesso accompagnati dai propri figli e rovistano nella spazzatura alla ricerca di cibo, cartoni, bottiglie e qualsiasi altro oggetto da poter rivendere (nei mercatini domenicali non è raro che ci sia chi vende – e chi acquista! – l’oblo della lavatrice, stringhe consunte per le scarpe, water incrostati e privi di smalto, medicine.

Sono molti i bimbi che, pur avendo una famiglia e un “rifugio”nel quale vivere, trascorrono l’intera giornata in strada chiedendo l’elemosina agli incroci o sull’autobus o commettendo vari furti. Nominalmente ci sono diverse politiche a difesa dell’infanzia e sul territorio operano diverse ONG e organismi internazionali. Di fatto, però, molti bambini vengono usati dai genitori o dai fratelli più grandi per commettere furti: sono piccoli e agili quindi possono entrare dalle finestre, arrampicarsi sui balconi e, nel caso in cui vengano presi, non sono punibili.
Tutto questo preclude la possibilità di trovarsi in alcune zone della città o della periferia in determinati momenti e in alcuni quartieri diventa davvero pericoloso, soprattutto per uno straniero, passeggiare anche nelle ore centrali e più trafficate.

La corruzione. Purtroppo è presente sia tra le forze di polizia che tra gli impiegati statali. Può capitare di essere fermati quando si è alla guida e di ricevere la proposta di un “accordo”: il poliziotto non scrive il verbale e chiede per sé un piccolo contributo, in genere di qualche decina di euro inferiore all’ammontare della multa. Per richiedere un sollecito di qualche permesso (sia esso per l’ottenimento della residenza temporanea, sia per l’avvio di un cantiere o altro – e vi assicuro che i tempi “normali” sono davvero estenuanti -) anche l’impiegato pubblico può richiedere un “accordo”.

Il clima. Sono in molti a pensare che l’Uruguay goda di un clima tropicale. In realtà basta osservare un planisfero per vedere che la sua posizione è notevolmente al di sotto dell’ Equatore e quindi, come l’Italia, ha l’alternarsi delle quattro stagioni, con qualche distinguo. L’Uruguay si affaccia su un Oceano ed è molto esposto a diverse correnti. In inverno certo non nevica, ma la temperatura scende di molto, arrivando anche, per lunghi periodi, a zero gradi. Il vento e il mare rendono l’aria molto umida ed è molto difficile scaldarsi. Soltanto le scuole private sono dotate di riscaldamento e molti appartamenti ne sono sprovvisti.
Anche in estate può capitare di avere intere settimane di pioggia con una temperatura più primaverile che non estiva.

Distanza dall’Italia e grandi contrasti con i paesi vicini. L’Uruguay è un paese piccolo e quindi dopo un po’ che ci si vive, si sente la necessità di “evadere”. Tornare in Italia comporta almeno una ventina di ore di viaggio (tra il raggiungere l’aeroporto, il viaggio aereo e poi il raggiungere la meta stabilita) e un costo non indifferente (difficilmente un biglietto di andata e ritorno costa meno di mille, 1200 euro; a meno che non si vada in buquebus a Buenos Aires, da dove si trovano offerte anche a 700 euro…ma a quel punto, meglio trasferirsi a vivere lì!) Se si dispone di uno stipendio in euro e quindi si è riusciti a mettere da parte qualcosa, questo andrà quasi totalmente in fumo con un viaggio in Italia.
Sempre se si dispone di un buon stipendio in euro o in dollari, si può pensare che il costo della vita sia notevolmente inferiore all’Italia. Questo è vero solo in parte: andare a cena fuori non è caro (una grigliata di carne accompagnata da un contorno e vino non costa mai più di 10/15 euro a persona; ben più cara una cena a base di pesce che arriva anche a 40/50 euro a persona), quando necessario ci si può anche muovere in taxi o affittare un’auto con autista. L’affitto di un monolocale in un quartiere “sicuro” si aggira intorno ai 400 euro, un appartamento con due stanze da letto e riscaldamento (che va pagato a parte con le varie spese condominiali) può andare dai 900 ai 1300 euro per arrivare ai 1800 di una casetta con giardino. Comprare vestiti di fattura media costa quanto in Italia e anche i “buoni” prodotti alimentari hanno un costo maggiore.

Basta però spostarsi a Buenos Aires (si trova a 30 minuti di aereo da Montevideo, ma si può raggiungere anche in auto o bus) e tutto cambia. Molti montevideanos si spostano in Argentina nei fine settimana e fanno spesa di cibo e vestiario: un paio di pantaloni, comprati nella stessa catena di negozi, può costare a Montevideo 50 euro e a Buenos Aires 30. A Buenos Aires (che conta 3 milioni di abitanti – 13 nell’area metropolitana) sono meno cari anche gli affitti e i trasporti …e allora perché vivere in Uruguay?

Le città. A parte Montevideo, la capitale, non esistono altre città. La maggior parte della popolazione vive nella capitale e sono poche le mete interessanti da raggiungere. A parte, forse, Salto, nel nord, famosa per le terme (ma anche lì, si tratta di piscine con acqua calda, niente di più), sono pochi i centri interessanti.

Per contro, tuttavia, l’Uruguay dispone di ampi spazi. Si possono percorrere km e km trovando, ai lati della strada, soltanto vacche e qualche pecora.

Se, quindi, si ama vivere a stretto contatto con la natura o se si vuole fuggire da qualcosa o qualcuno, l’Uruguay può fare al caso vostro

Grazie Valeria!

Voi conoscete motivi per i quali vivere in Uruguay? Lasciate un commento!

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Perchè andare all’estero secondo Fabrizio Capobianco, CEO di Funambol

Se avete bisogno di motivi per andare all’estero, vi propongo il discorso fatto recentemente da Fabrizio Capobianco all’Università di Pavia.

Fabrizio è il CEO di Funambol, azienda leader mondiale nello sviluppo di piattaforme software per i telefonini, ed emigrò negli Stati Uniti dopo aver completato gli studi all’Università di Pavia.

Il suo intervento vi fa capire cosa ci vuole soprattutto in termini di mentalità e attitudine al rischio per emigrare. Vi consiglio vivamente di guardare interamente entrambi i video.

Grazie Fabrizio delle sagge parole!

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AFL Football Australiano Grand Final Parade 2009 a Melbourne

Ho scritto in passato della passione per lo sport che hanno i cittadini di Melbourne e cosa succede a Settembre a Melbourne.

Ora vi riporto l’esperienza personale di ieri quando io e mio figlio siamo andati a vedere la Grand Final Parade in centro Melbourne.

Oggi si svolge la finalissima (Grand Final) del campionato di football australiano quì a Melbourne tra St.Kilda e Geelong, un evento che blocca la città.

Ieri le due squadre hanno completato una ‘processione’ per le vie principali della City e 60 mila persone sono andate a vedere lo spettacolo.

Vi propongo alcuni video che ho registrato con il telefonino per rendervi l’idea di a che cosa mi sto riferendo. Avevo mio figlio sulle spalle quindi abbiate pietà….

Putroppo il maltempo, pioggia battente, ha costretto i giocatori a rimanere all’interno delle macchine invece che sul retro delle ‘ute’, la macchine tipicamente australiane.

Il primo video mostra l’inizio della Parade con la sfilata di diverse bande musicali e i bambini dell’Auskick.

Il secondo vi mostra le bandiere di tutte le squadre del campionato seguite da, al secondo 39, la coppa che la squadra vincente conquisterà.

Il terzo video vi mostra la squadra del St. Kilda, due giocatori per ogni ute, dopodichè, verso la fine,il pubblico viene intervistato da una giornalista televisiva.

E naturalmente i giocatori del Geelong.

Dopodichè tutti a seguire la Parade per le strade del centro!

Il bello è che i tifosi si mescolano liberamente senza problemi di sorta! Altro che il calcio in Europa!

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La popolazione dell’Australia salirà a 35 milioni entro il 2049

Secondo un articolo su The Australian, la popolazione dell’Australia è destinata a salire fino a 35 milioni, dagli attuali 21, nei prossimi 40 anni. Le previsioni precedenti, due anni fa, limitavano la crescita a 28 milioni e la differenza viene imputata ad incremento del tasso di natalità ed una immigrazione in rapida crescita.

Negli ultimi due anni il tasso di natalità è salito da 1,79 a 1,93 nascite per ogni donna, il valore più alto dai primi anni 80. Questo valore è comunque di gran lunga inferiore al tasso del 3,5 negli anni del Dopoguerra.

Il tasso di immigrazione è cresciuto rapidamente e il numero netto di immigrati è salito da 146.800 a 213.700 in due anni. L’età media degli immigrati è inoltre più bassa dell’età media della popolazione contribuendo ad un ringiovanimento della popolazione stessa.

Il numero di persone oltre i 65 anni salirà dal 13 per cento attuale al 22 per cento del 2049 mentre il numero degli oltre 85 anni salirà dal 1,7 per cento attuale al 5 per cento tra 40 anni.

I prossimi 40 anni piazzeranno un sempre maggiore peso sulla sanità, sulle pensioni e sulla cura degli anziani.

La strategia del Governo australiano è quella di far lavorare la gente più a lungo. Il Tesoriere Wayne Swan ha detto che “l’Australia del futuro deve utilizzare a pieno questo esercito di lavoratori che stanno invecchiando ma che sono ancora utili”.

Swan sostiene che la difficile decisione di alzare la soglia della minima età pensionabile fino ai 67 entro i prossimi 14 anni ha l’intenzione di rendere il sistema più sostenibile.

“Quando facciamo politica, dobbiamo avere il coraggio di adattarci a cambiamenti nelle tendenze demografiche. Non è possibile continuare con una politica pensionistica creata un secolo fa” dice Swan.

L’Australia sta cambiando velocemente. Una nazione costruita grazie a successive onde migratorie si sta preparando alla prossima fase della propria crescita.


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Costo spesa supermercato in Australia

Un aggiornamento sul costo della vita in Australia a distanza di quasi un anno dal precedente.

Abbiamo fatto la spesa ad un supermercato della catena tedesca Aldi che, se non sbaglio, in Italia non c’è.

Si tratta di supermercati semplicissimi con una gamma di soli 600 prodotti tutti di marca bianca e che offre prezzi ottimi con buonissima qualità. Noi ci facciamo la spesa principale per quel che riguarda i beni in scatola.

Supermercato Aldi a Moorabbin, Melbourne, Australia

Supermercato Aldi a Moorabbin, Melbourne, Australia

Ecco alcuni prezzi in dollari australiani:

50 pannolini $17.99

patatine fritte surgelate 1 kilo $3.49

gamberi surgelati 500g $9.99

latte 3 litri $3.16

Yogurt 1 kilo $4.89

due budini $2.89

mozzarella 210 grammi $4.79

tonno in scatola 95g $1.49

cereali colazione 500g $2.69

weet-bix 1 kilo $2.59

limoni 500g $1.99

pere 1 kilo $0.99

banane $2.99 al kilo

pane 650 grammi $1.79

patate 2 kili $2.99

Spero questi prezzi vi diano un’idea di cosa si spenda in Australia per la spesa al supermercato e vi fornisca un confronto con il vostro supermercato in Italia.

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Popolazione a Melbourne raggiunge i 4 milioni

Il quotidiano The Age rivela che la popolazione di Melbourne ha raggiunto i 4 milioni mentre quella dell’Australia sta raggiungendo i 22 milioni.

Il Bureau of Statistics dice che la migrazione netta annuale verso l’Australia è salita fino ai 278 mila rispetto ai 100mila di cinque anni fa.

La crescita annuale della popolazione è stata estimata in 439 mila unità, quasi il doppio di cinque anni fa, e l’Australia è vicinissima al raggiungimento dei 22 milioni di persone con Melbourne che ha probabilmente già superato i 4 milioni.

La popolazione dello stato del Victoria è aumentata di 112 mila persone nei dodici mesi finiti a Marzo 2009. Assumendo che Melbourne abbia mantenuto la sua proporzione di popolazione, si stima che sia cresciuta di 90 mila persone all’anno, un record.

Le crescita della popolazione ha aiutato la crescita dell’economia e la crescita dei prezzi delle case ma ha anche messo sotto pressione i trasporti pubblici ed altri servizi.

Questa crescita è sostenuta da un aumento del numero di studenti internazionali che in cinque anni è quasi raddoppiato da 288 mila a 547 mila.

Southern Cross Station, Melbourne
Foto: sachman75 su Flickr

L’articolo su The Age continua con i punti di vista di una miriade di personaggi che tendono a tirare acqua al proprio mulino sostenendo che l’immigrazione è cosa buona e giusta oppure l’esatto al contrario. Ve li risparmio.

Di ineccepibile ci sono i numeri che mostrano che l’Australia sta crescendo e continuerà a crescere, cambiando la propria fisionomia nei decenni futuri.

In meglio o in peggio non si sa ma personalmente penso che l’immigrazione porterà molti più vantaggi che svantaggi. L’Australia è cresciuta grazie all’immigrazione, è diventata quello che è grazie all’immigrazione e non vi è motivo che indichi che il futuro sarà diverso.

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Cinque motivi per non vivere in Cina

La Cina è una nazione affascinante, con una storia millenaria ed un’economia in grandissimo sviluppo. Offre tantissime opportunità ma, secondo me, è un Paese molto difficile nel quale vivere.

Premetto che questo post contraddice il mio costante richiamo al non giudicare una nazione dopo averci vissuto una settimana od un mese. Io in Cina lavorai per tre mesi ad inizio 2001 dopodichè andai a lavorare a Taiwan. In tutto un anno di cultura Han.

Insomma il post è un invito a chi ha vissuto in Cina per 5, 10, 20 anni a commentare ’sì, hai in parte ragione però’ oppure ‘non hai capito niente!’.

Preciso inoltre che lavoravo per una multinazionale quindi in ottimi alberghi, con una interprete e le mie ‘difficoltà’ erano irrisorie rispetto a chi vive e lavora di più nella ‘vera’ Cina.

Il primo motivo per non vivere in Cina è la folla. Anche per noi Europei cresciuti in città con densità maggiore rispetto ad altre nazioni del mondo, l’impatto del numero di persone che incontrerete per strada in Cina è impossibile da comprendere. Dovunque voi andiate sarete circondati da orde di persone ed è difficile trovare un momento di tranquillità. A questo si aggiunge la totale mancanza di ’spazio personale’ al quale siamo abituati noi.

L’inquinamento. In qualsiasi città vi troviate lo smog la fa da padrone. L’economia della Cina sta crescendo vertiginosamente ed essendo la ‘fabbrica del mondo’ è naturale che le questioni ambientali vengano leggermente trascurate. Se non vi dispiace non vedere il sole per giorni consecutivi accomodatevi.

Democrazia. Non essendo la Cina una democrazia, la libertà di stampa in pratica non esiste, le leggi sono approssimative ed il rispetto dei diritti umani vago. La situazione sta lentamente evolvendo ma è lontanissima dagli standard occidentali.

La mentalità. Per quanto voi vi sforziate di entrare a far parte della vostra realtà cinese, sarete sempre un ‘gweilo‘, un ‘diavolo straniero’. Un’esempio di differenza tra mentalità cinese ed occidentale. In Mandarino non esistono le parole ’sì’ e ‘no’ perchè concetti così precisi non esistono nella cultura Han. Dovrete quindi adattarvi a vivere in un mondo dove tutto è molto più flessibile, relativo e pronto a cambiamenti.

Il traffico. Questo è una conseguenza della folla. Adesso che il tenore di vita dei Cinesi consente ad alcuni di comprare la macchina, il traffico sta aumentando a livelli occidentali. La maggiore differenza è la qualita della guida da parte dei Cinesi che è bassa. Avendo, come nazione, appena iniziato a guidare ed essendo la qualità delle vetture, soprattutto dei freni, bassa, un viaggio in macchina in Cina è un’avventura, terrificante.

Ovviamente ci sono moltissimi motivi per andare a vivere in Cina ma spero che questo post vi fornisca i lati negativi per crearvi una prospettiva più bilanciata.

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Cambi all’esame di cittadinanza per l’Australia

Il governo australiano ha introdotto cambiamenti all’esame che gli aspiranti emigranti devono superare per diventare cittadini australiani.

L’obiettivo del governo è quello di rendere l’esame più equo e più pertinente agli immigrati di qualsiasi origine.

L’esame contiene 20 domande ed il voto da ottenere per passare l’esame sale dal 60 per cento al 75 per cento.

Invece di porre domande sugli eroi sportivi australiani, il nuovo esame pone domande sugli obblighi e le responsabilità del cittadino.

Il ministro dell’Immigrazione Chris Evans ha svelato i cambiamenti e la nuova materia di studio ad una cerimonia che festeggiava il sessantesimo anniversario della cittadinanza australiana (prima gli Australiani erano sudditi britannici).

“Voglio che chi fa domanda per la cittadinanza australiana sappia che la legge australiana definisce illegale la violenza domestica ed in Australia non si possono picchiare le donne. Secondo me ciò è più importante che conoscere i dettagli degli eroi sportivi australiani.”

Il nuovo esame sarà in uso dal 19 di Ottobre e conterrà domande sul significato di Anzac Day e sul ruolo del governor-general.

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