Quindici minuti per emigrare in Svezia

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Questo è un guest post di Silvia e Gabriele di One Way to Sweden che ci spiegano come emigrare in Svezia.

Ci presentiamo: siamo Silvia e Gabriele, una giovane coppia di italiani, lei 30 anni laureata in medicina e specialista in medicina interna, lui 37 anni laureato in astronomia e di professione meteorologo: a maggio 2009 abbiamo lasciato definitivamente l’Italia per iniziare una nuova vita all’estero.

Io, meteorologo, dopo dieci di anni di precariato vissuti tra partita iva e cococo alla fine avevo potuto prendere parte ad un concorso pubblico diventando quindi un dipendente a tempo indeterminato di un ente pubblico regionale (il sogno di molti italiani). Silvia invece appena conclusa la specialità a pieni voti si era ritrovata in pratica disoccupata.

Ma l’inizio della nostra storia va ricercata più indietro nel tempo quando, dopo il matrimonio a giugno 2008, avevamo iniziato a pensare “da grandi”, valutando tutte le opportunità che l’Italia sarebbe stata in grado di offrire al futuro nostro e dei nostri figli (futuri).

Emigrare Svezia
Foto: Stina Stockholm

Il lavoro di meteorologo mi ha portato sempre molte soddisfazioni, ma il vero problema era proprio la dipendenza da un ente pubblico che tra crisi economica e burocrazia si ritrovava ad essere un dinosauro immobile che ben poco si addiceva al mio spirito imprenditoriale ed alle idee sempre nuove che mi frullano in testa.

Per Silvia invece c’era un altro problema, forse ancor più grosso del mio: il nepotismo che regna ovunque sovrano in Italia specie negli ospedali ed all’università. Tutti sappiamo che senza una raccomandazione i 110 e lode non servono proprio a nulla. Così l’opportunità di lavoro più appetibile per lei sarebbe stato un lavoro da precario (con partita iva) per coprire i turni di guardia in un pronto soccorso. E’ ovvio che questo significava zero assistenza, zero malattia, zero maternità. Oltre che pochi soldi in tasca.

Così abbiamo iniziato a volgere il nostro sguardo oltre confine e prima di giungere alla scelta che oggi ci vede in Svezia abbiamo valutato diverse altre realtà come Stati Uniti, Germania, Emirati Arabi, Svizzera, Inghilterra… per un motivo o un per altro tutte le ipotesi sono state una dopo l’altra scartate senza tuttavia nascondere di essere andati vicini ad una delle mete: Dubai.

La svolta però è arrivata a settembre 2008 quando per lavoro ho avuto la possibilità di incontrare una collega svedese che mi introdotto a questo nuovo mondo. E così da ottobre abbiamo iniziato a valutare questa meta nordica. La scelta della città non è stata difficile anzi diciamo che è stata quasi obbligata visto che il Servizio Meteorologico Nazionale svedese ha sede proprio qui a Norrköping da dove oggi vi scriviamo: una tranquilla cittadina di 120.000 abitanti a 160 km a sud-ovest di Stoccolma.

Per me non c’era ancora un lavoro ma la Silvia in autunno ha iniziato a spedire il suo CV agli ospedali della zona. E qui è arrivata la svolta che ricordiamo ancora come se fosse adesso. Sapete quanto tempo è passato dall’invio della mail alla risposta di interesse da parte dell’ospedale? Un quarto d’ora, i quindici minuti che hanno cambiato la nostra vita.

Da quel giorno sono seguiti mesi in cui la Silvia ha iniziato a studiare svedese su internet cercando a destra e a manca corsi on-line ed io a spedire CV al SMHI (Servizio Meteo). A gennaio, due giorni dopo la discussione della tesi di specialità di Silvia abbiamo preso il primo volo Ryanair utile e siamo piombati qui, nel cuore dell’inverno svedese. Silvia ha trascorso tre giorni in ospedale ed io ho fatto dei colloqui al servizio meteorologico. Alla fine della settimana Silvia era stata in pratica assunta, non appena i titoli fossero stati convertiti nei corrispondenti svedesi.

Al rientro in Italia sono seguiti mesi di quella che possiamo definire “suspence”, con la Silvia disoccupata a casa ed io alle prese con una richiesta di aspettativa per moglie all’estero di cui nessuno sapeva nulla e sulla quale aleggiava un’aria di mistero ed incertezza. Come al solito in Italia le cose non sono mai bianche o nere, nessuno mai è in grado di darti una risposta che sia univoca e non puoi mai essere certo di essere nel giusto. Alla fine però grazie ad internet ed ad un’amica avvocato ho scoperto tutto quello che c’era da sapere su questo genere di aspettativa e, carte alla mano, ho potuto sfruttare l’opportunità offerta dalla legge.

Ad aprile la Silvia, con il suo svedese che piano piano prendeva forma, è ritornata in Svezia per cercare un alloggio. In una settimana di fuoco è riuscita a firmare il contratto, aprire un conto in banca, fare il permesso di residenza ed il codice fiscale ma soprattutto a trovare l’appartamento. Dopo una settimana, il giorno di pasquetta, ritornavamo in Svezia con la macchina strapiena delle nostre cose per quello che è stato il primo trasloco.
Da quel momento viviamo nel presente. La Silvia ha iniziato a lavorare nell’ospedale pubblico di Norrköping all’inizio di maggio ed anche io a luglio ho lasciato definitivamente l’Italia con il secondo trasloco ed il secondo viaggio nel cuore dell’Europa verso nord.

Alla fine possiamo dire che la decisione di lasciare l’Italia non è stata semplice per diversi motivi: gli affetti di parenti e amici, il fatto di vivere comunque in un posto che ci piaceva, il mio lavoro ormai sicuro… ma le molte cose, forse ormai troppe, che dell’Italia non ci andavano giù e che mal si combinavano con il nostro modo di vivere e pensare, ci hanno fatto capire che stavamo facendo la cosa giusta. Oggi grazie ad internet, a Skype, al nostro blog http://onewaytosweden.blogspot.com ed alla Ryanair che vola da Treviso a Nyköping ci sentiamo meno lontani, ma pienamente convinti e felici della nostra scelta.

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commenti


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  • Alex

    Scusa, Aldo, spero di non essere off-topic!
    Buona giornata/serata (a seconda di dove vivete) a tutti!

  • adriana

    Alex, il 27 sett. u.s. ho lasciato questo post (che mi sembra simpatico e spiritoso):
    Da ciò consegue che una ragioniera di 40 anni – con 20 banalissimi anni di esperienza lavorativa nel settore privato italiano e zero conoscenza lingua svedese – è inutile che si lusinghi?! Insomma non c’è “trippa per gatti” per me che accarezzavo l’idea di trasferirmi nel paese dei balocchi? E col sistema pensionistico come funziona? C’e’ una pensione minima?
    Saluti
    Tu hai risposto il 28 sett. maleducatamente e impropriamente:
    Non ci si reca nei Paesi altrui per scroccare le pensioni, vergogna!
    Ora, io penso che definire stupida una frase del genere sia un eufemismo: se uno viene nel mio paese e si fa il mazzo per almeno 35 anni, dato che in ITALIA LA PENSIONE MINIMA NON ESISTE PIU’ (ecco perché per curiosità ne chiedevo a Peppard), uno che PER TUTTA LA SUA VITA ha contribuito PAGANDO allo sviluppo del mio paese, se in vecchiaia ha voglia di tornare a morire in patria deve sentirsi anche dire:”Vergogna!”? Ritengo che sia più intelligente e giusto redarguirlo con un grazie!
    Ecco perché il 29 settembre stralcio del mio post:
    Preciso che la mia è mera curiosità ed anzi approfitto per dire ad ALEX AUTORE DI QUELLA IDOTA FRASE INFELICE che se lui non stava scherzando con quell’affermazione scema, è davvero una persona stupida.
    Ma tu 30 sett. rispondi:
    Veramente sei tu che non ti devi permettere di scrivere in maiuscolo, insultandomi.
    A me pare che non fai altro che parlare di denaro, è quindi quello che ti interessa. La cosa non mi stupisce, visto che la Svezia attrae gente per il cosiddetto welfare.
    Ora, io Adriana, ad una persona intelligente avrei chiesto: chi ha offeso chi ? Chi è mai stato interessato al denaro? Si parlava di denaro in riferimento a tasse elevate si, ma che garantiscono il funzionamento dei servizi, o no? Ma poi, ho riletto tutti i tuoi post e mi sono fatta due risate ed ho pensato che con essi hai totalmente fugato i miei dubbi in merito a ciò che pensavo del tuo essere o meno stupido. Con questo io ho concluso, francamente mi sono sprecata fin troppo. Ora ti saluto e ti auguro di imparare ad accantonare i pregiudizi che rendono le persone cieche e non in grado di giudicare gli altri, soprattutto chi non conosci.
    Adriana

  • Peppard

    Scusate se mi intrometto ma volevo solamente farvi notare che come in tutti i forum italiani (vedi quelli del Corriere o Fatto quotidiano si finisce sempre a litigare tra di noi in un modo o nell’altro.
    Ecco questa è la differenza con gli altri paesi ed è anche questo uno dei motivi per il quale io alla fine sono rimasto all’estero. In Italia si fanno fin troppo polemiche e chiacchiere e si vuole sempre avere ragione in tutto.
    Rifletteteci un attimo. A dir la verità io il commento di Alex ho pensato fosse semplicemente ironico:
    “Non ci si reca nei Paesi altrui per scroccare le pensioni, vergogna!”
    Non mi sembra per niente un insulto.
    Comunque se uno si offende per così poco allora mi sa che non è il caso di guardare agli altri paesi dove si viene tante volte offesi per molto di più, cosa fare in quei casi? Qui in Svezia per farvelo sapere a noi (e tutti gli extracomunitari) ci chiamano “teste nere”, è dispregiativo vi assicuro.
    Caro Alex era un’offesa la tua?
    Cara Adriana hai seriamente intenzione di trasferirti all’estero?
    Ecco queste sono le domande da fare invece di fare supposizione e partire già sul piede di guerra.
    Ora ve ne racconto una così la smettete di litigare:
    Una volta qui a Stoccolma c’era un Italiano che voleva a tutti i costi salire sull’autobus per l’aereoporto, non parlava inglese ma in italiano all’autista che continuava a ripetergli che sarebbe arrivato di li a poco un’altro autobus. Questo niente, ha continuato ad alzare la voce fino ad arrivare ad insultare l’autista. Io ero sull’autobus, all’inizio pensavo di fare da interprete ma quando questo nemmeno si sforzava di ascoltare o capire quello che diceva l’autista mi sono semplicemente fatto i fatti miei. L’italiano poi mi sembrava già incavolato per i fatti suoi, era arrivato già nervoso al terminal. Ma io mi domando, come si fa a viaggiare se non si parla nemmeno inglese? Ma soprattutto come si pretende che gli altri capiscano l’Italiano?
    Buona giornata!

  • adriana

    Caro Peppard, in effetti da quanto leggo nel tuo ultimo post, in pratica tutta questa differenza tra l’Italia e la Svezia alla fine si riduce ad un mito.
    Da noi, la situazione è un pò diversa da regione a regione, ma in linea di principio per ciò che concerne la sanità pubblica, il sistema pensionistico e le tasse ormai il dramma è conclamato.
    Per ciò che concerne l’università poi, anche in Italia ormai per quasi tutte le facoltà i limiti sono notevolissimi e non solo in termini economici, ma anche relativamente all’accesso alle stesse. Per quanto attiene poi alla corruzione pubblica, ma anche corruzione in generale (nepotismo, raccomandazioni ecc. ecc.) preferisco stendere un velo pietoso…
    Per quanto mi riguarda, la mia paura non è ad oggi, attualmente sono giovane, ho un lavoro, una casa bella, il mio terrore è per il domani mio, ma soprattutto per quello dei miei figli. In Italia non c’è futuro! E’ tutto saturo! non si tratta di ricerca forsennata del benessere, come Alex con tanta leggerezza paventava, ma di certezze che non ci sono. ti faccio un unico esempio banale: io oggi sono costretta a pagarmi delle assicurazioni integrative per assicurarmi una vecchiaia (se Dio vorrà che io la veda), perchè nonostante l’enormità di tasse che pago allo stato so già che una pensione INPS non la vedrò mai,ti sembra giusto? E sono tra i fortunati perchè me lo posso permettere perchè qui il paese va avanti tra porgetti a termine e lavori intenirali: il precariato regna sovrano. In effetti, pur facendo i conti con la crisi globale, cominciavo a sondare per valutare eventualmente l’ipotesi di trasferire la mia attività in un paese dove almeno ci fosse una “speranza” futura, tutto qui. Vabbeh perdona la valanga di chiacchiere… grazie comunque delle delucidazioni preziose ed intelligenti che hai lasciato. Saluti.
    Adriana

  • adriana

    Peppard, in effetti hai messo un post mentre io scrivevo e dunque non lo avevo letto.
    Vabbe per me la storia finisce qui, ma il post di Alex non era ironico. Come del resto tutti i suoi post precedenti.Saluti.
    Adriana

  • Peppard

    Ciao Adriana, comunque la situazione precaria è un po’ ovunque. Proprio un paio di giorni fa ero in una scuola a dare un corso come guest e si parlava appunto di come autogestirsi e cioè organizzarsi da libero professionista. Molti degli studenti qui comunque partono già con l’idea di lavorare in proprio cosa che da noi non esiste. Un paio di anni fa un amico in Italia si è trovato assieme ad altri a dover scegliere un bonus oppure una riduzione di stipendio. Il bonus ovviamente se lasciavano il lavoro. È una società si occupa di programmi e banche dati. Non è che il mio amico assieme agli altri ha pensato di poter mettersi in proprio visto che si trattava comunque di un gruppo di esperti e che alla fine avrebbero raccolto gli stessi clienti. Insomma questa non è stata la prima cosa che gli è venuta in mente a tutti (quindi hanno accettato la riduzione di stipendio, tieni presente che potrei giustificare chi ha famiglia ma la maggior parte di loro non avea di queste responsabilità anzi un paio ancora vivevano a casa con i genitori) ed è questo il problema di base a volte. Non si educano gli studenti già dalla Scuola a pensare in maniera pratica e se vogliamo moderna. Si cercano ancora tanti lavori che stanno man mano terminando. Questo le l’ho insegnano all’estero ma è un concetto già radicato in paesi come UK, Germania, Paesi Nordici in generale e non nei paesi latini e mediterranei. Non è nemmeno che la gestione delle società sia più semplice che in Italia ma è la mentalità che è diversa. Si parte già con il fatto che a 18 anni uno è comunque autonomo e in un modo o nell’altro deve riuscire ad andare avanti da solo. Questa se vogliamo è una delle poche cose positive dei paesi nordici anche se molto spesso i giovani starebbero meglio almeno un paio di anni in più in famiglia per imparare altri concetti (rispetto educazione etc.) ma visto che i genitori sono i primi a non essere interessati a ciò tanto vale che ognuno se la cavi da se.

  • Peppard

    Come ci sono lavori che terminano o si estinguono ci sono anche lavori che sono appena nati o che comunque esistono da poco grazie ai nuovi media e sistemi di comunicazione. In un periodo di crisi e da diversi anni a questa parte io per esempio non mi sono fermato un attimo anzi a quanto pare sono in espansione (knock on wood) e come me tanti altri, ma se guardo indietro nessun avrebbe puntato sul mio lavoro anzi per anni ho dovuto spiegare a tutti senza essere capito di che cosa mi occupavo. Questo perchè cioè che facevo non era nemmeno considerato lavoro da molti. Semmai un hobby

  • Alex

    La mia era una provocazione ironica. Volevo mettere l’accento sul fatto che molti vengono qui sognando di vivere sul welfare svedese. Tutto qui. Non c’era nessun motivo per prendersela. : )
    I commenti successivi volevano evidenziare che la precarietà nel mondo lavorativo è ormai un fatto globale e che non esiste più un Paese dove “fare fortuna” come la intendevano i nostri nonni.
    Il fatto che io abbia fatto osservare a Adriana che non si scrive in lettere capitali era solo una questione di Netiquette. Infine, sì, Adriana, mi hai insultato gratuitamente solo perché non hai digerito la battuta e ti ricordo cosa hai scritto:

    “Preciso che la mia è mera curiosità ed anzi approfitto per dire ad ALEX AUTORE DI QUELLA IDOTA FRASE INFELICE che se lui non stava scherzando con quell’affermazione scema, è davvero una persona stupida”.

    A quanto pare gli italiani non conoscono propri limiti e le discussioni oltre che andare off-topic si trasformano in zuffe di cortile.

    Per concludere i miei post erano sensati perché ho fornito dati reali e non scaturiti dalla mia personale visione della Svezia, Paese che comunque mi piace e nel quale vivo bene. Volevo solo dire di non lasciarsi incantare da quello che molti scrivono sui blog, basati su esperienze personali e a breve tratta (dopo qualche anno i toni dei blogger cambiano sensibilmente).

    Capisco la preoccupazione di Adriana e la condivido ma non è emigrando a vanvera – vale a dire in un Paese con una cultura totalmente distante da quella italiana – che si risolve qualcosa. Magari si risolvono le questioni superficiali ma poi rimane tutto il resto e , se non ci si riesce a integrare ci si trova a disagio. Anche perché una volta che si è emigrati è difficile tornare al Paese d’origine.

    Auguro buona fortuna a tutti e mi scuso se ho offeso qualcuno : )

  • Alex

    Ma come bisogna dirvelo, italiani, che dovete piantarla di mantenere i figli fino ai 50 anni? Gran parte dei problemi della società italiana sono dovuti alla mancanza di presa di coscienza da parte dei cittadini. Questi problemi esistevano già 20 anni fa, ma tutti se ne fregavano perché tanto i soldi per andare in vacanza li avevano. Se ne accorgono solo ora che le cose non vanno bene. Mi pare la sindrome dei topi che abbandonano la nave perché cola a picco. Se uno i figli li manda fuori casa a 18-20 fa loro solo del bene e fa girare i meccanismi della società perché allora ci si trova nella condizione di creare nuove regole per utenti con necessità differenti. Certo che se i figli a 30 anni stanno ancora a casa con la mamma perché hanno paura di uscire di casa (mamma compresa!), il problema non si risolverà mai. Infine, è il cittadino che comanda perché se lo Stato si comporta male, chi paga? Il cittadino! Se non ci sono strutture in Italia è in gran parte colpa dei cittadini che non fanno il proprio dovere ma incolpano lo Stato. Lo Stato siamo noi!

  • Alex

    Infine, Adriana, per favore, non cercare di prendere per i fondelli le persone, dai tuoi post, anche quello in risposta al mio del 30 settembre, si evinceva chiaramente che tu – come molti che sognano la Svezia – cercavi un posto dove ti dessero una pensione minima e benefit di varia natura (elargiti dallo Stato). Te la sei presa tanto perché ti ho smascherata e così hai tentato di rigirare la frittata. Parlo così perché ho un background culturale e familiare di stampo anglosassone/germanico. Da noi se qualcosa non va per il verso giusto la colpa è nostra, non degli altri. L’individuo si fa un esame di coscienza, cerca di individuare i propri errori e si dà da fare per correggerli e migliorare. L’italiano, invece, si piange addosso e non fa nulla per risolvere le situazioni anche per gli altri, non ha un pensiero sociale. Perché quello che succede al prossimo tuo un giorno succederà anche a te.
    Ad maiora.

  • Peppard

    Vero mi ero dimenticato. C’è anche “Svezia, Inferno e Paradiso” di Luigi Scattini. Me ne ero dimenticato. Vale la pena di guardarlo, un po’ ingenuotto ma interessante, certe cose sono un po’ fantasiose come lo erano i “Mondo Films” dell’epoca.

  • Rosario

    Daccordissimo con Alex, l’italiano medio si lamenta sempre con gli altri ma quando c’e’ da fare qualcosa per migliorare una situazione sociale o cose del genere trova mille scuse per rimanere inerte per lavarsene le mani e delegare sempre e tutto agli altri. Quante volte ho visto gente che si lamentava ma quando ho detto poi “andiamo a protestare” tutti che rispondevano che avevano da fare e mille altre scuse.. Idem per i figli a casa a 30 anni, che vergogna. Qui, tanto per la cronaca, i giovani italiani li chiamano mammoni..

  • Peppard

    Eheh Mammoni mi sa che è un termine che usano un po’ da tutte le parti. L’ho sentito sia in Svezia che negli USA, come pure in UK. Bella figura ci facciamo.

  • zambo

    B.giorno
    Nella mia e-mail sono stati notificati tanti commenti nel sito. Con curiosità sono entrato contsatando con disappunto che si trattava di una lunga polemica della quale non mi permetto di intervenire.
    Approfitto dell’occasione per chiedere a q.uno: occorre proprio conoscere la lingua svedese per accedere al mondo del lavoro in Svezia? Non basta l’inglese?
    Sono un Ing con 10 anni di esperienza nella progettazione strutturale e direzione lavori
    attualmente lavoro in un azienda grossa di trasporti
    MOTIVO DELL’INCAVOLATURA:
    Attualmente scrivo lettere e conto fermate autobus, l’azienda deve svolgere una serie di appalti(realizzazione di circa 20 km di metropolitana di superficie), chiedo trasferimento al servizio tecnico per dare il mio contributo……….
    RISPOSTA DELL’AZIENDA: nel servizio tecnico … LEI NON CREA VALORE AGGIUNTO!!!
    Dopo qualche mese …. assunzione di n.5 ing per i lavori della metropolitana…..UNO SCHIFO
    L’Italia è anche questo

  • Rosario

    Se accedi in una azienda di una certa grandezza in Svezia te la puoi cavare anche con l’inglese. Un’ azienda internazionale diciamo.. Non necessariamente la Svezia, ma basta superare i confini d’oltralpe e si respira gia un aria migliore. Svizzera, Germania, Francia ecc.. Anche i paesi nordici quindi. Io ho scelto di non essere piu “insultato” in quella maniera della tua lettera e ho deciso di emigrare.. certo non si puo avere tutto nella vita ma un maggiore rispetto umano esiste eccome altrove, basta cercare.. Auguri.

  • Alex

    Scusa, ma hai letto o ci prendi in giro? Senza svedese non vai da nessuna parte! E non te la cavi con l’inglese (che notoriamente gli italiani non sanno). E poi Ing pure tu che scrivi in caratteri capitali…. Oltretutto non l’hai ancora capito che qua nessuno crea più valore aggiunto dato che di Ing è pieno ovunque? Infine, le tasse svedesi sono pesanti, soprattutto se si guadagna tanto. Lo Stato ti piglia la metà netta.

  • Rosario

    Io lavoro in un’azienda internazionale da 3 anni grazie all’inglese e di svedese solo ora ci spiccico qualche parola..

  • Peppard

    Io lo svedese lo parlo solamente con la mia ragazza e pochi amici ma proprio se è necessario. In Inglese sono andato bene per tutti questi anni. Dipende da quale settore e con quale società lavori. Ad ogni modo lo impari facilmente perché non è una lingua complicata, puoi fare dei corsi serali che ce ne sono una marea. Io sinceramente l’ho imparato da me, televisione e giornali e non ci ho messo molto, mai studiato. Comunque si, in alcuni settori è essenziale. Un amico dottore per un periodo ha lavorato all’Ospedale di Stoccolma e in pochi mesi ha imparato la lingua perché era necessario che parlasse svedese. Ma come me ci sono un sacco di stranieri che parlano solamente inglese, il problema sorge se uno si trasferisce in una piccola città e non nella capitale e/o Malmo e Gothenburg.

  • zambo

    Ringrazio Peppard e Rosario per le info
    Si… agli insulti reagisco cercando lavoro da altre parti, ma vi assicuro che è veramente dura
    Ho girato molto il mondo però, per stile e qualità della vita, mentalità, senso civico e capacità organizzativa mi piace molto la Svezia, dove sono stato diverse volte. Aggiungo che mi piace molto il freddo, la neve e sono un buon sciatore
    Pensavo di insegnare italiano in qualche scuola svedese, ovviamente in una grande città universitaria (Stoccolma, Goteborg, etc.,) e nel frattempo imparare la lingua, poi propormi come professionista. Ho provato ad inviare il mio c.v. alla SkanSka, le proposte per la Svezia sono però tutte in svedese ….
    Per il Sig Alex dico che gli Ing, in Europa, non sono tanti (parlo con Dati Eurostat alla mano)come lui pensa, mi sembra che abbia una visione un po generica del mondo lavorativo tecnico. Ti ricordo che le menti della FIAT anni fa facevano questo ragionamento:un Ing costa troppo, Ing se ne trovano sempre…….. persero numerosi progettisti che andarono a lavorare presso le grandi case tedesche (Audi, BMW, Mercedes, ..)…i risultati del loro contributo sono visibili a tutti… basta confrontare una berlina tedesca con …una italiana… ops!…

    saluti

  • zambo

    …. ancora per Alex:
    se devo pagare il 50% in tasse che poi lo stato mi rende sottoforma di servizi efficienti allora ci sto… il problema è che qui in Italia si paga tanto e i servizi essenziali (Sanità, trasporti, istruzione, etc.,) si stanno riducendo sempre di più!

    saluti

  • Rosario

    Bravo Zambo mi sembra che sei sulla strada giusta, a volte conta molto lo spirito di come si affrontano le situazioni, con un po di pazienza e buona volonta’ dovresti farcela anche te. Io tra l’idea di emigrare e la sua effettiva effettiva messa in pratica ci e’ passato un anno piu o meno. In termini pratici anche in 4 o 5 mesi uno ce la puo fare dipende anche dalla fortuna.. Secondo me potresti gia buttarti sulle posizioni di ingegnere di qualche grossa azienda cercando gli annunci in inglese ovviamente, certo non sono molti pero quache possibilita’ c’e’ sempre. Poi vedi un po’ te. Auguri di nuovo.

  • zambo

    Vi ringrazio per i consigli, cercherò scrutando internet imprese e/o studi professionali che accetano ing con conoscenza della lingua inglese. Se vi dovesse arrivare qualche voce in proposito vi chiedo la cortesia di informarmi in questo blog

    grazie, saluti e b.lavoro a tutti

  • Alex

    Zambo, il problema è che qua i servizi non sono efficienti come credi. Questo è il problema! La sanità fa schifo, quella italiana in confronto è una favola. Per favore, leggi i post sulla Danimarca per farti un’idea reale. Infine, quando vieni qua non usare titoli come dott. ing. che sono considerati ridicoli e fuori moda. Qua di dott. c’è solo il medico.
    Beh, sul mondo dell’insegnamento invece sei tu che ti sbagli. La tua, di insegnare italiano in università, è una pia illusione. Qua prendono gente con una laurea specializzata, mica siamo negli anni ’60.
    Il problema è che voi dott.ing. italiani vi credete sempre superiori a tutti e, infatti, abboccate alle statistiche (falsate) dell’Eurostat.

    Rosario, se tu lavori solo con l’inglese sei considerato di passaggio e non svedese. Che ci fai in Svezia? Ti faccio tanti auguri.

  • Rosario

    Ho un contratto di lavoro permanente e per lo svedese sono al livello C dell SFI non e’ tanto ma neanche niente.

  • Alex

    Beh, io ho notato che se stai tra gli svedesi la lingua svedese è d’obbligo. Infatti, succede che parlano svedese tra loro anche in tua presenza e nei lavori di team. Credo lo facciano per cercare di tenerti da parte (temono la concorrenza europea – l’invidia di cui parlava Peppard). Alcuni colleghi che sono qua per il post-doc o PhD non parlano svedese ma sono considerati come non appartenenti alla società, gente di passaggio che prima o poi se ne tornerà a casa sua.

  • Alex

    Forse svolgi un lavoro molto richiesto, altrimenti non si spiega. Conosco ricercatori in campo medico che lo svedese se lo sono dovuto imparare eccome. Pure io non faccio eccezione, l’inglese non era sufficiente e il livello richiesto è alto (secondo lo standard italiano).

  • zambo

    B.giorno Alex
    1.Sulla sanità in Svezia non posso esprimermi.
    2.Posso esprimermi sui trasporti svedesi per diretta esperienza.
    3. I dati Eurostat son basati su rigorosi riscontri ed elaborazioni svolte sul campo e, comunque, se hai dati più precisi tali da poterli confutare, beh ti invito a mostrarli anche per tutti quelli che leggono…
    4. Il titolo di Dott. lo posso anche omettere, perchè no, anche quello di Ing, ma la sostanza non cambia, sono un Ingegnere.
    5. Comunque il titolo di Dott. si conferisce a chiunque possieda un diploma di laurea in qualsiasi disciplina.
    6. Nella mia esperienza professionale ho avuto la fortuna di confrontarmi con colleghi tedeschi, inglesi, polacchi australiani e neozlandesi: sono a livello tecnico dei geometri italiani. Preciso che ho comunque imparato tante cose anche da loro
    7.Non ho certo intenzione di insegnare italiano in un università, bensì in una scuola dell’obbligo (in italia ho insegnato presso un liceo scientifico)
    8. Alex ricorda una cosa: saggio è colui che sa di non sapere (Socrate)
    saluti da un Ing. Operaio e anche un po dotto(re)

  • zambo

    … credo che alla fine tutto il mondo è paese, pro e contro esistono ovunque … è ovvio che per integrarsi occorra parlare lo svedese, ( e non solo…) penso però che dipenda anche dai contesti lavorativi. Nel mio campo non posso certo pretendere in un cantiere di dare delle disposizioni a operai svedesi in inglese! (anche se ho notato che Svedesi, Finlandesi e Norvegiesi sono quasi bi lingue)… per fortuna però, le leggi della fisica sono uguali dappertutto!
    saluti a tutti

  • Alex

    Zambo, sono d’accordo su molte cose ma il titolo di dott. ha valenza solo in Italia e spero che tolgano valore ai titoli di studio perché personalmente li trovo ridicoli. Certi tempi sono finiti ormai, tutti hanno almeno una laurea. Cosa facciamo, ci chiamiamo dott./dott.sa tra di noi? :D

    Riguardo all’insegnamento nelle scuole ti posso dire che è diventato difficile rispetto a un tempo. A parte che ci sono pochissime supplenze in lingua italiana, ti viene richiesto anche d’insegnare un’altra lingua europea (non l’inglese). Non basta quindi aver insegnato in Italia e ci vuole una specializzazione in pedagogia, mirata al gruppo di età con cui vuoi lavorare.

    Non capisco perché tutti si ostinino a pensare che basti solo l’inglese per vivere in Paesi in cui la lingua prima non è l’inglese. Mi sembra ovvio che tutti parlino inglese nel mondo.

    P.S. Qua tutti sanno di non sapere per via della Jantelagen – compreso chi scrive. La dura legge del Nord.

  • Zambo

    Ciao Alex
    Ti ringrazio per i tuoi consigli, molto utili, vedrò comunque di esplorare la lingua svedese in italia prima di muovermi. Sui titoli il problema è molto complesso, sicuramente chi pensa di fare tutto dopo aver conseguito una laurea non ha capito proprio niente!… d’altro canto non si può cadere nell’improvvisazione e nella tuttologia
    trovo molto giusto il principio di accesso all’insegnamento svedese che mi hai accennato, anche in Italia si sta andando in quella direzione .. a passo di lumaca
    saluti

  • Alex

    Ciao e in bocca al lupo! : )

  • marco

    Ciao mi chiamo Marco Della Torre, premetto che nn sono laureato, Semplice diplomato al liceo, ma vorrei trasferirmi in svezia per lavoro. La mia mansione è quella di autista con varie specializzazzioni come trasporto di materiali radioattivi, esplosivi…
    Potreste aiutarmi? Diciamo che umanamente nn ho problemi…ma vorrei dei consigli a livello burocratico…
    Ciao spero di sentirci presto.

  • http://www.facebook.com/ciro.sorrentino.104 Ciro Sorrentino

    ciao, mi chiamo ciro e ho 35 anni. io, la mia compagna e i nostri 2 bambini stiamo valutando la possibilità (o meglio la necessità) di immigrare in un paese del nord europa e le nostre scelte sono cadute su la svezia visto che ne abbiamo sentito parlare molto bene da amici e parenti che vi si sono recati in vacanza. vogliamo trasferirci perchè ormai in italia non si vive più ma si cerca di sopravivere. io sono un operatore metalmeccanico specializzato nella produzione di particolari meccanici di alta precisione per vetture di formula 1 mentre la mia compagna ha svolto lavoretti un pò qua ed un pò là sempre con contratti a tempo determinato o stagionali ed entrambi abbiamo conseguito solo il diploma di media inferiore. non vorrei recarvi troppo disturbo ma volevo chiedervi se nelle nostre condizioni ci possa essere possibilità di lavoro in svezia e se si, magari fornirci l’indirizzo internet di qualche ente che possa aiutarci a trovare un lavoro ed una sistemazione, anche se molto modesta. grazie per un vostro eventuale interessamento.
    cordiali saluti

    ciro
    margarete
    jago
    sasha

  • VITO MACADDINO

    SALVE,MI CHIAMO VITO MACADDINO VITO,SONO INFERMIERE PROFESSIONALE DA 25 ANNI,MI PIACEREBBE LAVORARE COME INFERMIERE PROFESSIONALE IN SVEZIA,DATO CHE LA FIGURA DELL’INFERMIERE,QUI IN ITALIA NON E’ BEN REMUNERATA RISPETTO AL RESTO D’EUROPA,VORREI SAPERE QUALI SONO LE PROCEDURE PER POTER LAVORARE LI,SE CI SONO DEGLI ENTI PREPOSTI ALL’ASSUZIONE DI PERSONALE DOPO UN TRAINING DI CONOSCENZA DI BASE DELLA LINGUA
    DISTINTI SALUTI VITO MACADDINO

  • Cl4ud

    il livello C di SFI vuol dire esattamente NIENTE, ovvero che non conosci la lingua


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