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Appello agli stagisti riciclabili e usa e getta

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Ho conosciuto grazie a Vita da stRagista un progetto molto interessante per tutti gli stagisti che vogliono esprimere le proprie frustrazioni al trattamento ricevuto dai datori di lavoro.

Elisabetta Lombardo, fotografa a Berlino, ha creato il progetto ‘Structurally recyclable, basically disposable‘ attraverso il quale vuole evidenziare la situazione di precarietà lavorativa nella quale tanti giovani si trovano sia in Italia che all’estero.

Elisabetta sta cercando stagisti disposti a farsi fotografare, mantendo l’anonimato se necessario, ed illustrare la propria visione della vita da stagista.

I requisiti per partecipare al progetto sono:

  • sei o sei stato stagista
  • hai una visione critica di questo sistema d’impiego
  • hai voglia di prendere parte ad un progetto, anche in forma anonima, il cui obiettivo è dare una rappresentazione alle sensazioni e frustrazioni degli stagisti
  • hai voglia di condividere le tue esperienze

Elisabetta ha anche gentilmente risposto ad alcune domande di italiansinfuga.

Che differenza c’è tra il fare lo stage in Italia e fare lo stage all’estero?

Le differenze stanno in vari fattori. Nel fattore legale: diversi paesi europei hanno leggi differenti che regolano la pratica degli stage. In Francia ad esempio molti problemi arrivano a causa delle “convenzioni di stage” che passano attraverso le università. Ci sono poi differenti condizioni del mercato del lavoro.
Io non ho mai fatto stage in Italia ma da quello che ho sentito e letto anche dalle testimonianze che mi arrivano, in Italia sembra esserci una tendenza (in questo simile alla Francia) verso i contratti “selvaggi” che mascherano apertamente (nel senso che entrambi le parti ne sono al corrente) un contratto a progetto con uno stage. Lo stagista si ritrova ad essere pagato quasi niente per fare lo stesso lavoro che prima, magari quando l’azienda se lo poteva permettere, avrebbe beneficiato di un vero e proprio stipendio con tutte i diritti associati ad un regolare contratto.
Sembra che Germania, Francia e Italia siano simili per quanto riguarda la pratica degli stage post-laurea non remunerati e gli abusi che ne derivano.

C’è differenza di mentalità tra gli stagisti italiani e quelli stranieri?
Sinceramente non penso si possa dare una risposta a questa domanda. Cosa si intende per “mentalità”? L’atteggiamento di fronte alle difficoltà del lavoro precario? Credo sia una cosa molto personale, ognuno affronta le difficoltà a modo suo. Non credo molto nel distinguo tra paesi attraverso la parola “mentalità”. Lo trovo riduttivo. Sarebbe facile rispondere a questa domanda attingendo dai soliti stereotipi ma sarebbe davvero poco interessante, oltre che falso.
Cosa offre il tuo progetto agli stagisti?
Il mio è un progetto fotografico e quello che voglio fare è arrivare ad una rappresentazione delle maggiori frustrazioni degli stagisti. Mi ispiro molto alla mia esperienza personale di 3 stage non pagati per confrontarmi con altri in situazioni simili e molte delle mie frustrazioni sono anche le loro.
Offro agli stagisti un momento di sfogo: le foto rappresenteranno delle frustrazioni e nelle didascalie essi potranno raccontarsi e sfogarsi utilizzando qualsiasi metodo stilistico preferiscano. Qualcuno ad esempio mi ha già detto che scriverà una canzone.

Grazie Elisabetta!
E voi, avete esperienza da stagista? Lasciatemi un commento!

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