La mia esperienza di ricerca di lavoro all’estero

Avendo vissuto e lavorato all’estero per 20 anni, ho pensato di condividere con voi quello che ho imparato per quello che riguarda la ricerca del lavoro all’estero.

Ho lavorato per sette ditte tra Inghilterra, Taiwan e Australia ed ho avuto la fortuna di trovare lavoro con metodi diversi.

Dopo aver completato l’università in Inghilterra nel 1993 decisi di rimanerci a lavorare. Purtroppo l’Inghilterra era nel bel mezzo di una recessione simile a quella odierna e di lavori non ce n’erano molti disponibili.

Ciò nonostante alcuni amici riuscirono a trovare il loro primo lavoro. Quello è il passo più importante perchè dopo avere trovato il primo, che piaccia o meno, si riesce a trovare il lavoro ideale molto più facilmente.

Quello che capiì, con un pò di ritardo, è che questi amici avevano le idee molto più chiare del sottoscritto su cosa volessere fare, se non necessariamente nella vita almeno per quello che riguardava il primo passo nella vita lavorativa.

Ad esempio, un amico sapeva già dai tempi dell’università che voleva concentrarsi su una carriera nel reparto acquisti di aziende manufatturiere. Questo rese più facile la selezione delle ditte alle quali bussare sulla porta e diede lui l’abilità di fare bella figura al colloquio di lavoro in quanto dimostrava passione per il ruolo in discussiome.

Io invece non avevo la stessa chiara visione del mio futuro. Come trovai lavoro all’estero?

Nik_Doof's Portable Office

Grazie ad un’amica compagna di corso all’università. Sua sorella era la manager di un noto negozio di vini di Londra ed avevano bisogno di qualcuno che, senza esperienza, cominciasse dal basso a spostare casse di vini, servire nel negozio eccetera.

Lavoro da laureato? No. Pagato bene? No. Ero riconoscente? Tantissimo.

Il lavoro si rivelò divertente (per un ventitreenne a Londra) e mi consentì di pagare vitto e alloggio.

Se fossi stato interessato nel ramo vinicolo avrebbe potuto offrire un futuro ma non lo ero quindi nel frattempo cercavo un lavoro all’estero più ‘consono’ al mio pedigree universitario.

Scrissi centinaia, non sto scherzando, di lettere e curriculum vitae per rispondere ad annunci di lavoro in tutti i quotidiani londinesi e britannici. Non ero schizzinoso anzi.

Risultati? Poco o niente. A distanza di tanti anni faccio fatica a ricordare ma dubito di essere stato invitato a molti colloqui di lavoro. Penso che, di nuovo, la mia vaghezza nel sapere cosa voler fare trasparisse dalle lettere.

Come trovai il secondo lavoro, sempre all’estero? Di nuovo, grazie ad un amico dell’università. Il lavoro era un deciso miglioramento, mi davano una macchina e dovevo pure indossare giacca e cravatta!

Si trattava di un vero e proprio lavoro di ‘iniziazione’ per un laureato senza esperienza. Viaggiavo in lungo e largo per l’Inghilterra e le conoscenze del mercato che guadagnai in un annetto mi aiutarono per i cinque anni successivi.

Quindi il mio consiglio è di utilizzare il tirocinio nel migliore modo possibile anche se mentre lo state facendo vi sembra al di sotto delle vostre capacità.

Dopo un’annetto mi promossero e andai a lavorare in ufficio su un computer, pian piano stavo migrando verso quello che so fare meglio e che mi viene più naturale.

Essendo la ditta di dimensioni ridotte, almeno la filiale inglese, avevo poche possibilità di carriera ed iniziai a cercare un altro lavoro dopo circa un annetto.

Questa volta la mia esperienza accumulata mi aiutò a definire meglio il passo successivo e quindi la selezione delle ditte e dei ruoli diventò molto più facile.

Leggendo il mio CV capivo subito se un annuncio faceva per me e viceversa.

Fatto sta che venni invitato a parecchi, non tantissimi, colloqui di lavoro e pian piano iniziai a migliorare le prestazioni. Quando ero nel bel mezzo di un colloquio capivo bene se il colloquio stesse andando bene o no. Non era una questione di facilità delle domande anzi, più difficili le domande più interessati erano i datori di lavoro.

Il terzo lavoro lo trovai presso una multinazionale rispondendo ad un annuncio su un settimanale specializzato.

Si trattava del tipo di lavoro che avrei voluto trovare appena finita l’università. Mi ci vollero però quattro anni circa, l’aiuto di tanti amici, due anni di esperienza che mi aiutarono ad essere invitato ad un colloquio e la solita dose di fortuna.

Quel lavoro mi espose ad un ambiente eccezionale per quello che riguardava il talento delle persone che lavoravano lì, lo sforzo quotidiano richiesto per lavorare in certi ambienti e mi portò in giro per la Gran Bretagna ed il mondo.

Ebbi inoltre la fortuna di essere dall’altra parte della barricata nel senso che mi trovai ad intervistare neo-laureati in cerca di lavoro. Capiì così che il candidato di successo non è necessariamente il migliore, il più intelligente o quello con la parlantina migliore.

Il candidato di successo è quello la cui esperienza risponde meglio ai requisiti del ruolo e la cui personalità è più consona a quella dell’azienda.

Ciò nonostante, io e mia moglie decidemmo di emigrare in Australia nel 2002 e io riusciì a trovare lavoro prima di arrivare in Australia.

Come? Grazie ad internet ed alla specializzazione della mia disciplina.

Grazie ad internet trovai la ditta principale che svolgeva il mio tipo di mansione per l’Australia e li contattai direttamente con una e-mail chiedendo se avessero lavoro. Siccome non ci sono molte persone che facevano, al mondo, il mio tipo di lavoro e grazie alla reputazione della multinazionale per la quale lavoravo, il colloquio e l’assunzione fu veloce e senza problemi.

In pochi anni andai dal fare fatica ad essere invitato ad un colloquio di lavoro fino al trovare un lavoro molto facilmente.

Il motivo stava nell’avere trasformato il mio CV da uno di tanti ad uno di pochi.

Il secondo lavoro in Australia lo trovai di nuovo contattando la ditta direttamente e chiedendo se avessero lavoro disponibile mentre il mio lavoro attuale lo trovai di nuovo rispondedno ad un annuncio.

Insomma, i miei consigli per trovare lavoro all’estero sono:

  • abbiate le idee chiare
  • determinazione
  • imparate dai colloqui di lavoro senza successo
  • costruitevi e mantenete un network di persone che possono aiutarvi e viceversa
  • se il vostro CV non risponde alla richiesta dell’annuncio, non sprecate il tempo vostro e di altri
  • costruite la vostra esperienza in modo lineare
  • diventate un esperto nel vostro settore

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7 Responses to “La mia esperienza di ricerca di lavoro all’estero”

  1. gianibob82  on July 5th, 2009

    Ho letto con molta attenzione il post! Io anche dopo l`uni nn avevo idee chiare. Ma ora che sono a Melbourne, e dopo 6 mesi a spostare legno, le ho chiarite! Sicuramente l`esperienza all`estero aiuta a trovare la strada…

  2. reli  on July 5th, 2009

    Grazie mille,
    consigli molto utili.

    Sono straniero in Italia e mi trovo nella stessa situazione. (quella precedente)

  3. rafeli  on July 6th, 2009

    articolo molto utile.
    servirebbe davvero parlare solo di esperienze personali.

    Grazie.

  4. Carlo  on July 7th, 2009

    Ciao Aldo,
    direi che la tua esperienza inziale è speculare alla mia: stesso anno (93), stessa laurea (ingegneria, ma a Milano) e stessa difficoltà a trovare il primo impiego; nel mio caso però il caso ha voluto che negli ultimi anni del liceo e durante l’università mi fossi appassionato all’informatica e questo skill mi ha permesso di trovare lavoro appena ho inziato a cercarlo in quell’ambito lasciando perdere l’ambito dell’ingegneria elettrotecnica (tanti colloqui, nessun risultato utile). Riguardo le regole che elenchi mi trovi sostanzialmetne d’accordo, aggiungerei che al termine di un colloquio che non ha portato all’assunzione non è male chiedere il motivo, serve per correggere i propri errori.
    Riguardo però “diventate un esperto nel vostro settore” nutro qualche dubbio, nel mio caso particolare il lavoro mi ha portato ad affrontare tematiche e skill diversissimi e questa versatilità mi è stata di molto aiuto, specialmente nell’IT se ci si è troppo orientati su un certo ambiente si rischia di trovarsi senza lavoro e senza competenze rivendibili da un giorno con l’altro (e a me è capitato e quindi ho fatto tesoro di questa esperienza).

  5. admin  on July 7th, 2009

    Ciao Carlo

    penso che per l’informatica (settore a me totalmente sconosciuto) il diventare specialisti si dovrebbere modificare in ‘diventare specialisti nell’imparare nuovi linguaggi e nuove competenze, continuamente”.

    Cosa ne pensi?

    Aldo

  6. Carlo  on July 10th, 2009

    Ciao Aldo,
    in informatica ci sono diversi punti di vista, c’è chi pensa che sia conveniente diventare degli specialisti in uno specifico campo e dal punto di vista economico questo può essere più remunerativo, tuttavia bisogna aver scelto la specializzazione giusta (e questo troppo spesso non dipende dall’acutezza del singolo) ed in ogni caso bisogna essere pronti a ripartire da zero con gli skill altrimenti si accetta di aver competenze modestamente approfondite, ma in un vasto numero di ambiti ed è questo il mio caso, non per scelta, ma per carattere (mio) e per opportunità capitate (è purtroppo così la realtà delle piccole e medie software house italiane).

    Conosco persone che da 30 anni programmano con lo stesso linguaggio e con notevole profitto economico (e soddisfazione personale?), poi esiste tutta una generazione che ogni 2 o 3 anni deve riskillarsi per restare a galla.

    Poi l’informatica poi non è fatta solo di sviluppatori (che è forse il profilo professionale il chi know-how è più dinamico), ma anche dba, sistemisti ecc.ecc. e qui il discorso è diverso, ma non essendo il mio campo non esprimo pareri.

    > settore a me totalmente sconosciuto

    In ogni caso non penso che il mondo dell’informatica ti sia così estraneo, visto il blog che mantieni e la curiosità che dimostri in tutto quanto di nuovo offra il web ;-)

  7. Evoluzione della ricerca del lavoro all'estero | italiansinfuga  on November 15th, 2009

    [...] La mia esperienza di ricerca di lavoro all’estero [...]


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