Archive for July, 2009

Oltre un quarto degli Australiani sono nati all’estero

Statistiche pubblicate dall’Australian Bureau of Statistics rivelano che in Australia vivono 5 milioni e mezzo di emigrati nati in 200 nazioni diverse.

Quelli nati nel Regno Unito rimangono il gruppo più numeroso (1,2 milioni) seguiti da quelli della Nuova Zelanda (mezzo milione), Cina (314 mila), India (239mila) e Italia (222 mila).

Negli ultimi dieci anni la proporzione dei nati nel Regno Unito è diminuita dal 6,1 per cento della popolazione Australiana all’attuale 5,4 per cento. In modo simile, la proporzione di quelli nati in Italia è scesa dal 1,3 per cento all’1 per cento. Al contrario, è in salita la proporzione di quelli nati in Nuova Zelanda (dal 1,8% al 2,3%), Cina (0,7% al 2,3%) e India (0,5% al 1,1%).

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Vita in Thailandia secondo un Italiano emigrato

Ho scritto un post pochi giorni fa sulle destinazioni estere dove vivere spendendo poco.

Non pensavo che ricevesse così tanti commenti, sia qui che su Facebook.

Tanti positivi ma alcuni da classificarsi nella categoria delle ‘critiche costruttive’.

Ad esempio, mi scrive Martino da Phuket al quale lascio la parola.

Vivo a Phuket (Thailandia) e ci lavoro da anni, sinceramente il vostro articolo riferito alla Thailandia è alquanto “deviante” rispetto alla realtà.

21Euro sono al cambio 1000THB, a Chang Mai trovi da dormire in uno scatolone di cartone con quei soldi!! Nemmeno un Thai locale trova a quel prezzo qualcosa che si possa definire “camera” o casa. 60Euro in Phuket altrettanto pochi…

Mangiare pollo e noodles o comunque Thai food economico in strada uno straniero “Farang” ci campa forse qualche mese, poi lo ricoverano in ospedale.

Oltre a questo la legge Thai è ben chiara su chi può vivere qui e quanti soldi deve avere, e sinceramente si parla di almeno 65000THB al cambio circa 1400Euro al mese per gli over 50 oppure deposito denaro 17000Euro.
Gli altri, under 50 come me sposato hanno regole diverse, devi lavorare ed avere un reddito di almeno 50000THB 1100 Euro, oppure deposito in denaro di almeno 8500 Euro su conto Thai.

Qui trovate ogni info: http://www.visaforthai.com/

Non voglio poi entrare nel merito dei problemi come sanità e assicurazione e molti altri aspetti che comporta il vivere in Thailandia.

Comunque senza far polemiche, se volete dare info cercate di essere più corretti e completi che poi veramente qualcuno ci crede alla storia che con 350Euro si riesce a vivere ai tropici!!!

Se fosse così in Thailandia saremmo almeno 5milioni di Italiani, secondo AIRE solo 1600, a voi le conclusioni…
Spero di essere stato utile, cordiali saluti.

Martino M.

http://www.amicidiphuket.it Il primo sito in Italiano dedicato a Phuket

Grazie Martino

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Generazione Y alla ricerca di un lavoro: non fate gli schizzinosi

Il messaggio che arriva dal governo australiano è chiarissimo: i giovani appartenenti alla Generazione Y devono adattarsi alle attuali condizioni economiche e accettare lavori che magari non rispondono alle proprie ambizioni.

Il consiglio è quello di non fare gli schizzinosi, gli snob, e, se non si trova un lavoro che piaccia o che risponda ai propri studi, lavorare in posizioni meno attraenti, interessanti, meno pagate ma che aprono la porta al mondo del lavoro.

I giovani, insieme a coloro senza qualifiche, sono quelli che stanno soffrendo di più a causa delle situazione economica che sta attanagliando l’Australia in modo simile al resto del mondo.

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Consigli da chi ha studiato in Australia e ottenuto il visto

Alberto ha commentato recentemente sull’articolo Gli Italiani si lamentano, sognano l’Australia ma non emigrano.

La sua esperienza di emigrazione in Australia ha richiesto parecchi sacrifici soprattutto economici che hanno reso gli anni passati in Australia alla ricerca del visto tutt’altro che facili.

Alberto ha gentilmente accettato di condividere la sua esperienza con chi è ancora in Italia e sta pensando di studiare in Australia per ottenere un visto.

Ciao ragazzi, io sono diventato residente da poco e volevo darvi qualche consiglio per rendervi la vita più facile. Non avevo mai visitato L’Australia prima.

Io ho fatto il grafico per due anni in Italia e non ero contento del mio lavoro, così mi sono detto..Perchè non andare in un posto dove ci sono più opportunità? Sono arrivato tramite un agenzia che ho trovato su internet, che mi ha consigliato di studiare prima inglese a Byron Bay, posto bellissimo ma non adatto alle mie esigenze, e poi di fare il TAFE (ndr scuola professionale) come grafico.

A Byron non si trova lavoro facilmente e sono rimasto intrappolato a Byron con una student visa.

Poi ho deciso di trasferirmi a Melbourne dove ho studiato due anni hospitality, invece di grafica e ho conseguito il TRA, trade recognition australia, grazie al mio posto di lavoro (barista). Ho dovuto fare l’ IELTS e le visite mediche, in tutto ci ho messo tre anni, e ho dovuto pagare un avvocato che ho trovato qui.

Un consiglio per chi vuole provare a risparmiare:

Provate a farvi riconoscere la vostra professione (se è nella skilled migration list) invece di studiare in Australia perchè la qualità delle scuole è bassa e costa molto. Lo potete fare se sapete bene l’inglese, altrimenti vi serve tempo per studiarlo.

Dopodichè trovatevi un buon avvocato, in Australia, anche se costa di più vi può far risparmiare tempo e problemi.

Adesso è diventato veramente difficile diventare residente, e le leggi continuano a cambiare, visitate il sito del governo DIMIA e aggiornatevi continuamente.

Buona fortuna

Alberto

Grazie Alberto ed in bocca al lupo!

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Cinque Paesi dove emigrare e vivere con meno di 350 euro al mese

Quali sono le nazioni più economiche dove vivere e che offrono contemporaneamente una buona qualità della vita?

Il costo della vita minore rispetto all’Italia è uno dei motivi che spinge tanti Italiani a prendere in considerazione l’emigrazione.

Opentravel rivela 5 destinazioni dove potete trasferirvi se non a vita almeno per un paio di anni e spendere poco.

Queste destinazioni sono anche tra le più esotiche e belle del pianeta. In genere dovete puntare il compasso seguendo due regole: innanzitutto se la destinazione è poco costosa per andare in vacanza, lo è anche per andarci a vivere; in secondo luogo, il più lontano andate dalle città e dalle attrazioni turistiche, il meno costoso diventa.

Thailandia

350 euro al mese non vi permetteranno di vivere in un appartamento con vista mare ma è possibile trovare alloggio a prezzi modici (21 euro al mese) intorno a Chiang Mai, al nord, o spendere intorno ai 60 euro minimo più vicino alla costa.

Il basso costo del cibo in Thailandia venduto in strada (meno di un euro per pollo con riso o noodles) vi consente di mangiare per circa 150 euro al mese quindi vi rimarranno soldi per viaggi, ristoranti, shopping eccetera.

Andaman Sunset 5 - Phuket, Thailand
Foto: Neilalderney123 su Flickr

Cambogia

La storia recente della Cambogia e la sua povertà non fanno di questa nazione una delle prime che possano venire in mente come destinazione per emigrare.

Il costo della vita è però simile se non migliore di quello della Tailandia e con 350 euro al mese potete vivere nella capitale Phnom Penh.

La città sta diventando sempre più popolare con stranieri quindi i prezzi degli alloggi stanno crescendo ed è difficile trovare qualcosa per meno di 150 euro al mese ma è possibile ridurre i costi condividendo con altri emigrati.

Con i 220 euro rimasti è facile vivere in Cambogia. I prezzi del cibo sono simili o inferiori alla Thailandia e mangiare al ristorante vi costerà circa 1,50 euro.

Vivere in Cambogia, dove non ci sono fast food di catene internazionali, può cambiarvi la vita!

I costi della vita in Vietnam e Laos sono simili a quello della Cambogia.

cambodia (30)
Foto: Cambodia_Cambodge su Flickr

Filippine

Un’altra destinazione economica ed esotica sono le Filippine.

La capitale Manila è troppo costosa ma nella provincia di Cebu, una delle più sviluppate delle Filippine con campi da golf, spiagge e centri commerciali, potete affittare un appartamento per circa 100 euro al mese.

Il cibo è economico e con 150 euro al mese coprirete tutte le spese incluse alcol e tabacco.

Inoltre le Filippine offrono un visto speciale per pensionati che potete ottenere dall’età di 35 anni con un deposito di 50 mila dollari in una banca filippina. Sopra ai 50 anni dovete avere un deposito di 10 mila dollari e fornire prova di una pensione di 800 dollari al mese per singoli o di mille dollari al mese per coppia.

La Malesia offre un simile programma per pensionati chiamato My Second Home.

Coral Reef, Cebu, Philippines
Foto: Patoy su Flickr

Costa Rica

Non ci vogliono molti soldi per sopravvivere in Costa Rica. Inoltre la nazione ha 12 zone climatiche diverse per accontentare tutti i gusti anche se il clima prevalente è quello tropicale.

I prezzi in San José sono bassi, il costo della vita é tra i più bassi al mondo. Potete facilmente vivere con 425 euro al mese se condividete una casa o alloggio con amici.

Ovviamente il costo di un affitto diminuisce allontanandosi da San Joé. A circa 75 chilometri potete affittare una casa di dimensioni medio-piccole per meno di 200 euro al mese.

Al ristorante potete mangiare un’ottimo pasto con meno di 4 euro ma se cucinate da solo i prezzi sono ovviamente molto più bassi. Un casco di banane costa 30 centesimi mentre un pacchetto di sigarette costa 90 centesimi.

Il Costa Rica offre la possibilità di imparare a fare surf o di imparare lo Spagnolo a prezzi molto contenuti.

Costa Rica  #1
Foto: nannydaddy su Flickr

Belize

Il vostro sogno di paradiso ad un prezzo contenuto può avverarsi in Belize, una delle nazioni più belle del Centro America. Ha bellissime spiagge, un clima sub-tropicale e la lingua ufficiale è l’Inglese.

Il Belize è inoltre un paradiso per chi ama fare immersione grazie ad uno degli ecosistemi marini più belli al mondo.

Il costo della vita è simile al Costa Rica. Per una grande casa a Cayo, ad un’ora di macchina da Belize City, pagate 210 euro al mese, condividendo con due amici pagate solo 70 euro al mese!

Come al solito cibo comprato al mercato è economico mentre se comprate prodotti importati spendete molto di più.

Se avete più di 45 anni potete prendere in considerazione andare in pensione in Belize. Il Retired Person’s Incentive Program può consentirvi di vivere uno stile di vita senza tasse!

Tenete in considerazione le peculiarità climatiche del Belize. Ha una stagione arida ed una delle pioggie. Quella delle pioggie comincia a Maggio e finisce ad Ottobre, piove sempre e ci sono spesso uragani. Se volete passare solo alcuni mesi in Belize, andate tra Novembre e Aprile.

Belize Beach and Palm
Foto: Bob Reck su Flickr

Una volta arrivati nella vostra destinazione prescelta, come fare per pagarvi vitto e alloggio?

Leggete Come diventare emigranti moderni grazie al lavoro virtuale

Conoscete Italiani emigrati in queste nazioni? Fatemeli conoscere!

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Comprare casa in Nuova Zelanda

Il NY Times ci rivela importanti notizie su come comprare casa in Nuova Zelanda.

Le operazioni finanziarie relative all’acquisto della casa in Nuova Zelanda sono semplici e costano poco. Chi vende paga il 3% in commissione all’agente immobiliare mentre gli acquirenti pagano solo le spese legali che possono andare dai 1.200 ai 1.500 dollari neozelandesi in media.

Gli stranieri possono comprare la maggior parte delle case e terreni in Nuova Zelanda ma per alcune proprietà tipo larghi terreni in riva al mare o terreni adiacenti riserve naturali essi devono ottenre il permesso dell’Overseas Investment Office. I mutui in Nuova Zelanda in genere offrono un tasso di interesse fisso per i primi 1 - 5 anni dopodichè il tasso diventa variabile.

Gli acquirenti stranieri principali attivi sul mercato immobiliare neozelandese sono Statunitensi, Britannici e Asiatici.

Ma dove comprare casa in Nuova Zelanda?

Il valore delle case ad Auckland nel secondo trimestre del 2009 è sceso del 5,9% rispetto al secondo trimestre del 2008. Ad aiutare il mercato però è arrivata la Reserve Bank of New Zealand, la Banca centrale neozelandese, riducendo il tasso di interesse ufficiale da una media del 10% un anno fa fino al 5,3%.

Molti venditori però stanno aspettando che il mercato decolli e questo sta causando una carestia di case in vendita.

La maggior parte degli stranieri compra una casa piuttosto che un appartamento e la cerca nei sobborghi con le scuole migliori che ad Auckland sono vicino al centro della città. Le case migliori quì, con vista mare, costano tra i due ed i cinque milioni di dollari neozelandesi.

Case nella South Island costano circa la metà delle case nella zona di Auckland. Una casa per le vacanza con viste montagna e lago a Queenstown costa circa un milione di dollari neozelandesi.

Case in campagna diventano meno costose il più lontano da Auckland: con due milioni di dollari neozelandesi vi assicurate una casa con 10 acri di terreno a 40 minuti da Auckland.

Le destinazioni più popolari per la seconda casa sono Bay of Islands, Coromandel and Taupo.

Per trovare più informazioni sul mercato della casa in Nuova Zelanda visitate realestate.co.nz

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Come sarà il mondo del lavoro del futuro secondo la Casa Bianca

Il NY Times rivela i risultati di uno studio del Council of Economic Advisers del Presidente Obama intitolato “Come preparare i lavoratori di oggi per i lavori di domani”.

I lavori che cresceranno di più negli Stati Uniti tra adesso ed il 2016 saranno nel settore della sanità e quelli che richiedono istruzione post scuola secondaria.

L’economia statunitense del 2016 sarà simile a quella del 2008 per quello che riguarda la distribuzione dei lavoratori nei vari settori.

Il settore manufatturiero continuerà il suo declino, l’edilizio si riprenderà dalla crisi economica mentre l’impiego nei settori della sanità e dell’educazione continuera a crescere vertiginosamente.

In particolare lavori nell’assistenza sanitaria a casa e posizioni nei laboratori diagnostici e medici saranno quelli che cresceranno di più.

Lavori nel settore ambientale inoltre cresceranno del 52% tra il 2000 ed il 2016 a confronto di una crescita media del 14% per tutti gli altri lavori.

In sostanza però la maggior crescita di domanda del lavoro sarà concentrata in occupazioni che richiedono ulteriore istruzione.

I benefici dell’istruzione sono ben documentati: il lavoratore guadagna 10% in più per ogni anno di istruzione completato. Negli ultimi anni le occupazioni con un altra concentrazione di laureati sono cresciute molto più velocemente delle altre.

Economisti prevedono che questa tendenza continuerà forse perchè queste occupazioni impiegano una forza lavoro più agile e creativa. Sembra infatti che i datori di lavoro si lamentino che lavoratori con solo un diploma di scuola superiore hanno lacune nel leggere, scrivere e matematica oltre a dimostrare meno professionalità, non lavorare duramente e mancare di creatività.

Ciò non significa che la laurea sia obbligatoria per il mondo del lavoro del futuro. Le occupazioni che richiederanno un titolo di studio post scuola superiore, non una laurea, saranno molto probabilmente quelle che cresceranno più velocemente.

Tutto ciò è importante perchè quello che succede negli Stati Uniti percola verso le altre economie avanzate quindi, che rimaniate in Italia od emigriate verso Paesi del Primo Mondo, siate al corrente dei cambiamenti in atto nel mondo del lavoro a livello globale.

Insomma, bisogna puntare verso i settori che tireranno e studiare per rispondere alle richieste del mercato del lavoro dei prossimi 5-10 anni dopodichè ci si deve tenere sempre aggiornati e studiare, studiare, studiare.

Gli esami non finiscono mai!

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Quali corsi universitari in Gran Bretagna ti garantiscono il lavoro?

La Higher Education Statistics Agency ha appena pubblicato le statistiche sul livello di occupazione dei laureati del 2007/2008.

Uno degli aspetti più interessanti è rappresentato dal tipo di facoltà che vi assicura, o quasi, impiego ad un anno dalla laurea.

Potete quindi prendere esempio dall’esperienza britannica per decidere che corso universitario massimizza le vostre probabilità di impiego, in Italia ed all’estero.

Ecco la classifica (chiedo perdono per la traduzione..) con le percentuali di laureati impiegati per facoltà :

Medicina, odontoiatria e veterinaria 99,5%

Istruzione 96,7%

Legge 94,1%

Scienze naturali 91,7%

Sociologia 91,2%

Agronomia 91,1%

Lingue 90,9%

Matematica 90,8%

Fisica 89,8%

Business 89,5%

Storia e filosofia 89,2%

Architettura 89,1%

Ingegneria 88,9%

Arte 88,1%

Comunicazione di massa 87,1%

Informatica 84,7%

Come si confronta l’università italiana con quella britannica per le prospettive di lavoro dei neo-laureati? Lasciatemi un commento!

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Quindici minuti per emigrare in Svezia

Questo è un guest post di Silvia e Gabriele di One Way to Sweden.

Ci presentiamo: siamo Silvia e Gabriele, una giovane coppia di italiani, lei 30 anni laureata in medicina e specialista in medicina interna, lui 37 anni laureato in astronomia e di professione meteorologo: a maggio 2009 abbiamo lasciato definitivamente l’Italia per iniziare una nuova vita all’estero.
Io, meteorologo, dopo dieci di anni di precariato vissuti tra partita iva e cococo alla fine avevo potuto prendere parte ad un concorso pubblico diventando quindi un dipendente a tempo indeterminato di un ente pubblico regionale (il sogno di molti italiani). Silvia invece appena conclusa la specialità a pieni voti si era ritrovata in pratica disoccupata.
Ma l’inizio della nostra storia va ricercata più indietro nel tempo quando, dopo il matrimonio a giugno 2008, avevamo iniziato a pensare “da grandi”, valutando tutte le opportunità che l’Italia sarebbe stata in grado di offrire al futuro nostro e dei nostri figli (futuri).

Malin Göteman, Sweden.se

Il lavoro di meteorologo mi ha portato sempre molte soddisfazioni, ma il vero problema era proprio la dipendenza da un ente pubblico che tra crisi economica e burocrazia si ritrovava ad essere un dinosauro immobile che ben poco si addiceva al mio spirito imprenditoriale ed alle idee sempre nuove che mi frullano in testa.
Per Silvia invece c’era un altro problema, forse ancor più grosso del mio: il nepotismo che regna ovunque sovrano in Italia specie negli ospedali ed all’università. Tutti sappiamo che senza una raccomandazione i 110 e lode non servono proprio a nulla. Così l’opportunità di lavoro più appetibile per lei sarebbe stato un lavoro da precario (con partita iva) per coprire i turni di guardia in un pronto soccorso. E’ ovvio che questo significava zero assistenza, zero malattia, zero maternità. Oltre che pochi soldi in tasca.
Così abbiamo iniziato a volgere il nostro sguardo oltre confine e prima di giungere alla scelta che oggi ci vede in Svezia abbiamo valutato diverse altre realtà come Stati Uniti, Germania, Emirati Arabi, Svizzera, Inghilterra… per un motivo o un per altro tutte le ipotesi sono state una dopo l’altra scartate senza tuttavia nascondere di essere andati vicini ad una delle mete: Dubai.

La svolta però è arrivata a settembre 2008 quando per lavoro ho avuto la possibilità di incontrare una collega svedese che mi introdotto a questo nuovo mondo. E così da ottobre abbiamo iniziato a valutare questa meta nordica. La scelta della città non è stata difficile anzi diciamo che è stata quasi obbligata visto che il Servizio Meteorologico Nazionale svedese ha sede proprio qui a Norrköping da dove oggi vi scriviamo: una tranquilla cittadina di 120.000 abitanti a 160 km a sud-ovest di Stoccolma.

Per me non c’era ancora un lavoro ma la Silvia in autunno ha iniziato a spedire il suo CV agli ospedali della zona. E qui è arrivata la svolta che ricordiamo ancora come se fosse adesso. Sapete quanto tempo è passato dall’invio della mail alla risposta di interesse da parte dell’ospedale? Un quarto d’ora, i quindici minuti che hanno cambiato la nostra vita.
Da quel giorno sono seguiti mesi in cui la Silvia ha iniziato a studiare svedese su internet cercando a destra e a manca corsi on-line ed io a spedire CV al SMHI (Servizio Meteo). A gennaio, due giorni dopo la discussione della tesi di specialità di Silvia abbiamo preso il primo volo Ryanair utile e siamo piombati qui, nel cuore dell’inverno svedese. Silvia ha trascorso tre giorni in ospedale ed io ho fatto dei colloqui al servizio meteorologico. Alla fine della settimana Silvia era stata in pratica assunta, non appena i titoli fossero stati convertiti nei corrispondenti svedesi.

Al rientro in Italia sono seguiti mesi di quella che possiamo definire “suspence”, con la Silvia disoccupata a casa ed io alle prese con una richiesta di aspettativa per moglie all’estero di cui nessuno sapeva nulla e sulla quale aleggiava un’aria di mistero ed incertezza. Come al solito in Italia le cose non sono mai bianche o nere, nessuno mai è in grado di darti una risposta che sia univoca e non puoi mai essere certo di essere nel giusto. Alla fine però grazie ad internet ed ad un’amica avvocato ho scoperto tutto quello che c’era da sapere su questo genere di aspettativa e, carte alla mano, ho potuto sfruttare l’opportunità offerta dalla legge.

Ad aprile la Silvia, con il suo svedese che piano piano prendeva forma, è ritornata in Svezia per cercare un alloggio. In una settimana di fuoco è riuscita a firmare il contratto, aprire un conto in banca, fare il permesso di residenza ed il codice fiscale ma soprattutto a trovare l’appartamento. Dopo una settimana, il giorno di pasquetta, ritornavamo in Svezia con la macchina strapiena delle nostre cose per quello che è stato il primo trasloco.
Da quel momento viviamo nel presente. La Silvia ha iniziato a lavorare nell’ospedale pubblico di Norrköping all’inizio di maggio ed anche io a luglio ho lasciato definitivamente l’Italia con il secondo trasloco ed il secondo viaggio nel cuore dell’Europa verso nord.

Alla fine possiamo dire che la decisione di lasciare l’Italia non è stata semplice per diversi motivi: gli affetti di parenti e amici, il fatto di vivere comunque in un posto che ci piaceva, il mio lavoro ormai sicuro… ma le molte cose, forse ormai troppe, che dell’Italia non ci andavano giù e che mal si combinavano con il nostro modo di vivere e pensare, ci hanno fatto capire che stavamo facendo la cosa giusta. Oggi grazie ad internet, a Skype, al nostro blog http://onewaytosweden.blogspot.com ed alla Ryanair che vola da Treviso a Nyköping ci sentiamo meno lontani, ma pienamente convinti e felici della nostra scelta.

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Appello agli stagisti riciclabili e usa e getta

Ho conosciuto grazie a Vita da stRagista un progetto molto interessante per tutti gli stagisti che vogliono esprimere le proprie frustrazioni al trattamento ricevuto dai datori di lavoro.

Elisabetta Lombardo, fotografa a Berlino, ha creato il progetto ‘Structurally recyclable, basically disposable‘ attraverso il quale vuole evidenziare la situazione di precarietà lavorativa nella quale tanti giovani si trovano sia in Italia che all’estero.

Elisabetta sta cercando stagisti disposti a farsi fotografare, mantendo l’anonimato se necessario, ed illustrare la propria visione della vita da stagista.

I requisiti per partecipare al progetto sono:

  • sei o sei stato stagista
  • hai una visione critica di questo sistema d’impiego
  • hai voglia di prendere parte ad un progetto, anche in forma anonima, il cui obiettivo è dare una rappresentazione alle sensazioni e frustrazioni degli stagisti
  • hai voglia di condividere le tue esperienze

Elisabetta ha anche gentilmente risposto ad alcune domande di italiansinfuga.

Che differenza c’è tra il fare lo stage in Italia e fare lo stage all’estero?

Le differenze stanno in vari fattori. Nel fattore legale: diversi paesi europei hanno leggi differenti che regolano la pratica degli stage. In Francia ad esempio molti problemi arrivano a causa delle “convenzioni di stage” che passano attraverso le università. Ci sono poi differenti condizioni del mercato del lavoro.
Io non ho mai fatto stage in Italia ma da quello che ho sentito e letto anche dalle testimonianze che mi arrivano, in Italia sembra esserci una tendenza (in questo simile alla Francia) verso i contratti “selvaggi” che mascherano apertamente (nel senso che entrambi le parti ne sono al corrente) un contratto a progetto con uno stage. Lo stagista si ritrova ad essere pagato quasi niente per fare lo stesso lavoro che prima, magari quando l’azienda se lo poteva permettere, avrebbe beneficiato di un vero e proprio stipendio con tutte i diritti associati ad un regolare contratto.
Sembra che Germania, Francia e Italia siano simili per quanto riguarda la pratica degli stage post-laurea non remunerati e gli abusi che ne derivano.

C’è differenza di mentalità tra gli stagisti italiani e quelli stranieri?
Sinceramente non penso si possa dare una risposta a questa domanda. Cosa si intende per “mentalità”? L’atteggiamento di fronte alle difficoltà del lavoro precario? Credo sia una cosa molto personale, ognuno affronta le difficoltà a modo suo. Non credo molto nel distinguo tra paesi attraverso la parola “mentalità”. Lo trovo riduttivo. Sarebbe facile rispondere a questa domanda attingendo dai soliti stereotipi ma sarebbe davvero poco interessante, oltre che falso.
Cosa offre il tuo progetto agli stagisti?
Il mio è un progetto fotografico e quello che voglio fare è arrivare ad una rappresentazione delle maggiori frustrazioni degli stagisti. Mi ispiro molto alla mia esperienza personale di 3 stage non pagati per confrontarmi con altri in situazioni simili e molte delle mie frustrazioni sono anche le loro.
Offro agli stagisti un momento di sfogo: le foto rappresenteranno delle frustrazioni e nelle didascalie essi potranno raccontarsi e sfogarsi utilizzando qualsiasi metodo stilistico preferiscano. Qualcuno ad esempio mi ha già detto che scriverà una canzone.

Grazie Elisabetta!
E voi, avete esperienza da stagista? Lasciatemi un commento!

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