L’Irlanda dagli altari alle polveri

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L’economia della Repubblica di Irlanda, fino a poco tempo fa con zero disoccupazione e tassi di crescita del 10%, è crollata, scrive la BBC.

Previsioni la danno in contrazione del 9% per quest’anno e con un tasso di disoccupazione del 17% per il prossimo anno.

Per la Generazione Y questo crollo è particolarmente duro da digerire. Quando James Mooney, 23 anni, ad esempio, studiava per diventare geometra, gli insegnanti dicevano che lui ed i suoi coetanei sarebbero diventati milionari entro i 35 anni grazie al boom edilizio. 

Invece, James è la faccia di una nuova generazione di emigranti irlandesi e vive a Londra con altri cinque Irlandesi suoi coetanei, in una situazione che nessuno di loro si immaginava di affrontare solo poco tempo fa.

Al contrario di generazioni precedenti, abituate ad emigrare, James ed i suoi amici sono stati educati ad aspettarsi di trovare un lavoro in Irlanda.

Ma l’Irlanda, un’economia piccola ed aperta, non poteva sfuggire alla recessione globale. Però sta andando peggio del previsto. 

I problemi dell’Irlanda sono raddoppiati da quando è passata nel 2001 da un’economia dedicata all’esportazione ad un’economia sostenuta da un boom dei consumi interni.

Gli Irlandesi spendevano senza preoccupazioni, in particolare modo sulle case. La soluzione trovata per creare crescita economica infinita era quella di costruire tante case e di venderle gli uni agli altri. Tutti partecipavano al boom.

Il Governo irlandese concedeva sgravi fiscali per costruire, affittare e comprare case.

Le banche irlandesi prestavano soldi senza preoccupazioni a costruttori per terreni e proprietà sovraprezzo e davano mutui del 100% a chiunque riuscissero a convincere ad indebitarsi. 

I prezzi delle case a Dublino erano più cari che a Parigi, la capitale culturale d’Europa, ed i lavoratori a Dublino erano costretti a spostarsi a vivere in periferia dove non ci sono trasporti pubblici e il viaggio andata e ritorno dalla capitale dura due o tre ore di macchina.

I contadini erano increduli del valore dei loro terreni a seguito della domanda per la costruzione di case.

La gente comprava dozzine di case, per i figli o come investimenti. Lavoratori polacchi immigravano in Irlanda per costruire le case dopodichè ci vivevano dentro affittandole.

Usando i profitti o i profitti auspicati sulle proprietà irlandesi, costruttori iniziarono a comprare proprietà all’estero.

Gli Irlandesi stavano comprando il mondo e la ciliegina sulla torta fu l’acquisto da parte di un consorzio irlandese del gruppo alberghiero Savoy nel 2004, una vendetta contro la Gran Bretagna.

Il crollo è arrivato velocemente e brutalmente.

Il sistema bancario è insolvente ed è stato salvato dal contribuente.

In tutta l’Irlanda ci sono villaggi fantasma con case nuove ma vuote.

Chi ha comprato uno o due anni fa si ritrovano con mutui enormi per case che hanno già perso il 40% del valore e ne stanno perdendo ulteriormente. 

Inoltre queste persone rischiano di perdere il posto di lavoro.

L’economia in Irlanda: dagli altari alle polveri.

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Comments

  1. says

    Gran belo post Aldo. La tua analisi e’ perfetta. Aggiungo che, cosa assurda, in Irlanda era possibile avere mutui al 120% ed oltre anche del valore della casa. Non sto scherzando. Gli Irlandesi sono persone molto generose ed oneste ma la classe politica fa pena ed era molto vicina ai costruttori. In aggiunta con il boom tutti erano contenti, pensando fosse dobuto alle qualita’ della classe dirigente, quindi i politici non hanno mai fatto niente per fermare questa bolla immobiliare. Oggi i prezzi in citta’ sono il 50% in meno rispetto a due anni fa.

  2. says

    Ho avuto modo di visitare l’Irlanda un paio di anni fa per la prima volta e le aspettative che avevo sono andate abbondantemente deluse: l’ho trovata una nazione arretrata sia economicamente che culturalmente (sono polemico: un po’ di vitalità musicale con in testa gli U2 e i pub e le strade di Dublino pieni la notte di giovani ubriachi non sono cultura). Il momentaneo boom economico si spiega con un oculato investimento delle sovvenzioni CEE, una deregulation fiscale che, unita al fatto che la lingua madre è l’inglese, ha spinto molte aziende a spostare le loro attività (quelle che era più facile spostare logicamente) lì e ciò ha creato posti di lavoro e immigrazione che ha causato un boom dell’industria delle costruzioni con effetto a valanga su altre categorie professionali: una sorta di enorme ‘multi level marketing’ a livello di economia nazionale. Poi tutto all’improvviso si è sgonfiato (come ogni MLM), le multinazionali, velocemente a come erano arrivate, si sono spostate in altre nazioni (India e Est Europa) e il giochino si è guastato.

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