Archive for June, 2009

Chi emigra in Canada e parla Inglese bene guadagna di più

Il Vancouver Sun rivela che gli immigrati a Vancouver che non parlano Inglese in modo sufficiente guadagnano molto meno dei compagni di avventura che riescono ad esprimersi in una delle due lingue ufficiali del Canada.

Vancouver è una meta popolarissima essendo stata votata città più vivibile al mondo ma per tanti il sogno di una vita migliore si scontra contro la realtà di un mondo del lavoro che penalizza chi non parla bene l’Inglese. Per tanti il sogno si trasforma in incubo con lavori meniali dai quali non riescono a fuggire a causa dell’inabilità a comunicare.

In sostanza, chi parla Inglese guadagna, chi non lo parla non guadagna.

Una grande parte degli immigrati a Vancouver proviene da Paesi asiatici tipo la Cina, Hong Kong e la Corea del Sud.

Nonostante coitituiscano la metà degli immigrati a Vancouver e zone limitrofe, essi guadagnano molto meno della media. Per i lavoratori con qualifiche il salario medio nel 2005 era di 40.800 dollari mentre per la cifra per gli immigrati dall’Asia Orientale era di 30.260.

Questo dato viene collegato al livello di conoscenza della lingua Inglese che per gli immigrati asiatici è basso.

Il problema sta assumendo maggiore importanza negli anni più recenti perchè l’economia si sta trasformando e richiede sempre di più ottime capacità di comunicazione. L’emigrante di oggi non può fare come l’emigrante di una volta e puntare alla forza fisica ed ai lavori da manovale. Tanti lavori esistenti allora oggi sono scomparsi ed il sapere comunicare è fondamentale.

Il rischio evidenziato da questo articolo è che magari il lavoro lo trovate però paga poco e vi consente solo di sopravvivere. Dopodichè è possibile che rimaniate intrappolati in questo tipo di lavoro e non riuscirete a trovare il tipo di lavoro che in Italia magari sapreste fare ad occhi chiusi ma che in Canada nessuno vi darà l’opportunità di fare.

Non pensiate che essendo Italiani, quindi non asiatici, il problema della mancanza dell’Inglese non vi appartenga.

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Emigrare con figli in età scolastica

Se state pensando di emigrare all’estero ed avete figli che vanno a scuola, vorrei condividere una conversazione che abbiamo avuto con alcuni Sudafricani ieri.

I nostri figli sono nati qui in Australia quindi non abbiamo esperienza diretta ma abbiamo parlato con questi Sudafricani che sono emigrati in Australia con i figli già in età scolastica. Il problema è che i figli parlavano solo Afrikaans e quindi sono arrivati nelle scuole australiane non capendo niente di quello che veniva insegnato.

Vorrei consigliare a tutti gli Italiani con figli in età scolastica e che stanno considerando l’emigrazione all’estero di porgere particolare attenzione all’integrazione dei figli.

Il rischio è che i vostri figli possono facilmente andare da primi a ultimi della classe senza alcuna colpa e ciò può rendere l’emigrazione molto più traumatica.

Come si può risolvere o almeno minimizzare il problema?

Innanzitutto è importante essere coscienti della possibilità di incontrare problemi a scuola legati alla lingua. Preparando i figli psicologicamente può aiutare a gestire la novità dell’incomprensione di materie scolastiche che in Italia erano comprensibilissime.

In secondo luogo, quando ancora in Italia, imparare la nuova lingua il più possibile, idealmente con corsi intensivi e sostenuti. L’Inglese (o qualsiasi altra lingua) a livello scolastico è anni luce distante dal livello necessario per andare a scuola in un’altra nazione. Non fatevi illusioni.

Una volta arrivati nella terra d’adozione ci è stato detto che, per imparare la nuova lingua, i figli devono in pratica abbandonare la lingua madre e concentrarsi sull’apprendimento di quella nuova. Questo può comportare un abbandono quasi completo dell’Italiano. Si tratta di un pedaggio magari difficile da pagare per i genitori ma necessario per i figli.

E voi? Avete esperienza e consigli per quello che riguarda l’emigrazione di figli in età scolastica?

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Cosa significa essere un emigrante

Ho trovato questa semplice ma efficace slide show da parte di Bea Stanford che illustra cosa significa essere un emigrante, le difficoltà che si incontrano per strada e come risolverle.

Traduco sotto per aiutare chi non capisce l’Inglese.

Being An Expat

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  1. Essere un emigrante
  2. Emigrare è una caratterisitica sempre più comune della vita moderna
  3. John e la sua famiglia sono emigrati per il suo lavoro
  4. Loro sono emigrati per una vita migliore
  5. Lui si è innamorato
  6. Ogni anno migliaia di persone lasciano le proprie radici per emigrare
  7. Un ‘expat’ è chiunque viva o lavori in una nazione diversa da quella di nascita
  8. Come ci si sente ad essere emigranti?
  9. Vivere in un altra nazione apre gli occhi e la mente
  10. Immagina conoscere altre culture, stili di vita, linguaggi, cibo e architettura
  11. Ti dà l’opportunità di di cambiare totalmente la tua vita e di re-inventarti
  12. Ma.. gli inizi possono essere difficili
  13. E’ normale soffrire da ‘culture shock’
  14. ‘Culture shock’ è lo stato d’anima quando ci si trasferisce presso una cultura sconosciuta
  15. Ci sono 4 fasi nel ‘culture shock’
  16. ‘Luna di miele’ (tutto sembra bello)
  17. Crisi
  18. Recupero
  19. Adattamento
  20. Cosa può essere d’aiuto
  21. Rimanere fiduciosi, ce la farai; incontrare nuova gente, in persona e online; imparare il nuovo linguaggio e cultura
  22. Emigrare è un viaggio che ti arricchisce enormemente
  23. Godetevi il viaggio

Aggiungo che è tutto vero, sopratutto le 4 fasi del ‘culture shock’ dove la fase più critica è il passaggio dalla crisi al recupero. Se non si agisce utilizzando i consigli dei punti successivi si rischia di non uscire dalla crisi con possibile ritorno in Italia, non dando così alla nazione ospitante la possibilità di farvi capire se fà per voi come destinazione permanente.

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Consigli pratici per emigrare in Giappone

Luigi Finocchiaro ci ha già parlato dei dieci motivi per vivere in Giappone. Oggi ci fornisce consigli molto pratici ed utili per come emigrare.

La cosa più semplice in assoluto è iscriversi ad una scuola abilitata a rilasciare un visto per studenti e lavoricchiare part-time (non bisogna superare un certo numero di ore), ad esempio in un ristorante gestito da Italiani. Ci si presenta e si chiede il lavoro. Il fatto è che molti si “vergognano”, mentre in Giappone è proprio l’ultima cosa di cui si ha bisogno.

birichino

Un’entrata dalla porta principale, cioè visto di lavoro sponsorizzato da una ditta che provvede a tutto, è pensabile solo se, in aggiunta alla conoscenza del Giapponese (parlato & scritto) si mette sul piatto anche una professionalità specifica, tipo nel campo degli alimentari, vini, macchinari, ingegneria e quant’altro.


Una volta “dentro” si può iniziare anche a dare lezioni di Italiano. Le scuole gestite da Italiani non mancano assolutamente. Dopodichè bisogna darsi da fare per il “salto”, ovvero il contratto di lavoro e la sponsorizzazione.
Prima di pensare che gli altri ci devono qualcosa, bisogna mettersi nelle scarpe della ditta che deve fare questo passo e prendersi la responsabilità. Cosa offriamo noi in cambio? Putroppo chi è sponsorizzato dalla famiglia per scuola ed alloggio è chiaramente avvantaggiato. Se proprio si vuol vivere in Giappone
a tutti i costi (succede…) bisogna armarsi di un’immensa pazienza ed umiltà magari lavoricchiando in Italia e risparmiare per questo progetto.

Proprio perchè non è sicuro che ne valga la pena, forse molti sono restii a dar delle dritte. Una volta agganciato al Giappone, essendo così diverso da tutto il resto, ci si precludono molte altre possibilità (il mondo è grande).

Il Giappone è quindi un’arma a doppio taglio. Conoscerlo ti da un vantaggio immenso, la conoscenza però spesso ti preclude altre possibilità, a meno che…si scappi per tempo senza voltarsi indietro.

La conoscenza del Giapponese e/o Coreano chiaramente offrono un vantaggio nel mondo del lavoro non trascurabile. Ci sono anche aziende di altri paesi Europei che offrono possibilità a giovani spigliati ed intraprendenti. Non devi necessariamente fossilizzarti su Italia/Giappone.

I settori che tirano per gli Italiani sono:
1) Educazione: insegnare l’Italiano oppure arte (questo già più difficile)
2) Commercio: occuparsi di import/export sopratutto nel settore alimentare/vini/macchinari
3) Ristorazione: lo dice la parola stessa. Cameriere o “maitre”, in assenza di diploma di sommellier.
4) Moda: pochi sbocchi senza specializzazione

Nel caso 1) c’è sempre lavoro, ma a cottimo. Ovvero sei pagato a lezione/ore, senza assunzione, contratto e/o assicurazione.
Nel caso 2) adesso c’è molta crisi. Consiglierei più di contattare aziende Giapponesi che intendono esportare, ma serve la conoscenza del mercato Europeo nel suo insieme e di almeno altre due lingue oltre all’Italiano a scelta fra il Tedesco oppure il Francese. Inglese è ovviamente scontato. Nel caso di aziende Italiane in loco (rivolgersi alla lista “membri” della camera di commercio Italiana in Giappone, su Google), serve conoscenza del settore (alimentare/vini/macchine/moda).

Inoltre parteciperei al programma “JET“. Due anni sovvenzionati con studio, networking, stage e sopratutto accesso a canali preferenziali ed ottenimento di credenziali di tutto diritto.

Grazie Luigi!

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Dove NON cercare lavoro in Inghilterra

La BBC rivela che Hull è la città britannica con il più alto tasso di disoccupazione giovanile con il 9,85 per cento di giovani sotto i 25 anni che hanno ricevuto il sussidio di disoccupazione a Maggio.

Sunderland è la seconda con il 9,45% e Barnsley terza con il 9,13%. Le media nazionale è del 5,66%.

Il ‘Centre for Cities’, l’ente che ha completato lo studio, prevede che il numero di giovani disoccupati a lungo termine salirà da 130 mila a Maggio fino a 350 mila nel Dicembre 2011.

La Top 10 di città britanniche per la disoccupazione giovanile

1, Hull 9,85%

2, Sunderland 9,45%

3, Barnsley 9,13%

4, Doncaster 8,96%

5, Liverpool 8,53%

6, Middlesbrough 8,50%

7, Birmingham 8,50%

8, Wigan 8,34%

9, Hastings 8,29%

10, Rochdale 8,21%

Se state pensando di emigrare in Inghilterra per lavoro, vi consiglierei di evitare queste città anche se avete più di 25 anni.

Se non avete contatti che vi assicurano un lavoro, puntare verso queste città minimizza le probabilità che riusciate a trovare un posto di lavoro che vi consenta di sostenervi.

Leggendo la classifica, spiccano le città che da tempo hanno problemi di occupazione a tutti i livelli, giovani e non giovani. Questi si ripercuotono poi sulla vivibilità della città e sulla vostra esperienza in Inghilterra.

Non dico andate tutti a Londra ma pensateci bene prima di fissarvi su Hull!

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Cercasi cuoco di origine veneta per nuovo ristorante a Melbourne

Michela Pellizon di IANS mi ha appena scritto con il seguente messaggio di ricerca cuoco di origine veneta che voglia lavorare a Melbourne.

Ciao a tutti!!

Sono Michela, una delle socie di IANS!
Un famoso ristoratore di Melbourne sta cercando un senior chef di origine veneta per un nuovo ristorante che vuole aprire con cucina veneta. Lo chef deve aver lavorato in ottimi ristoranti in italia, aver completato un apprendistato e di eta’ tra i 26 e 34. Se avete i requisiti, scrivetemi a ianseducatioanl@gmail.com
ciao ciao
Michela

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LONDON ONE-WAY

Licia, un’amica di italiansinfuga che ha già scritto de ‘La sfida della comunicazione all’estero‘, ci racconta della sua avventura di vita e lavoro a Londra.

Star of Bethnal Green, Bethnal Green, E2

LONDON ONE-WAY
Avendo qualche mese libero prima di tornare a studiare mi sentivo pronta per un’esperienza estrema. Un mezzo salto nel buio insomma. Dico mezzo perché non è propriamente un’originalità quella di comprare un volo sola andata per Londra. Beh, io l’ho fatto e dopo un mese da Italians in fuga vi racconto come sta andando.

CASA e LAVORO

Alla faccia di quelli che gufavano prima della mia partenza ho trovato casa e lavoro in tre giorni.

Gran fattore C non c’è che dire. Il lavoro è arrivato lo stesso giorno tramite il passaparola tipico italico, stile amico del cugino della zia etcetc. Passaparola che, ahimè, si è rivelato, ancora una volta, molto più proficuo del mio CV. Ricapitolando, dopo tre giorni avevo stanza in Bethnal Green (quartiere popolare verdissimo nella giovane e vivace East London) e lavoro nella City.

POLITICHE SULL’IMMIGRAZIONE

Episodio di vita londinese poco piacevole, anzi piuttosto destabilizzante.

Un giorno ero al ristorante e di colpo arrivano ben sei poliziotti in divisa della UK Border Police.

Come nei film alcuni sono entrati dal retro del ristorante altri dalla porta principale:“ Tutti fermi, smettete di lavorare e seguiteci”. Così io, il cuoco kossovaro, il lavapiatti rumeno e l’aiuto cuoco brasiliano siamo stati scortati fino al piano di sotto dove siamo stati interrogati. Documenti e domande per accertare la nazionalità. Il tutto è durato una mezz’ora. Io sono stata rilasciata subito, il rumeno pure, ma gli han detto che non ha diritto di lavorare in Inghilterra e se lo trovano ancora a lavorare lo rispediscono. Il kossovaro e il brasiliano sono stati fermati e portati via in manette. Il brasiliano, non avendo documenti, il giorno dopo è stato messo su un volo per Rio de Janeiro. Il kossovaro invece, dopo aver controllato vita morte e miracoli grazie all’impronta digitale, (davvero da film..gli han addirittura chiesto perché non avesse sposato la ragazza inglese con cui stava, così si sarebbe sistemato…PAURA) è stato rilasciato.

HOW TO GET YOUR NI (National Insurance Number)

Nonostante la cittadinanza europea mi abbia evitato problemi con la UK Border Police, è tempo di regolarizzare il mio contratto di lavoro.

Per farlo bisogna richiedere l’Insurance Number, il che è stato semplice: si chiama un numero verde che fissa un appuntamento per un colloquio nel jobcenterplus della tua municipalità.

Come preannunciato dall’operatore dopo qualche giorno arriva per posta la lettera che conferma data e luogo del colloquio. Si può richiedere il NI anche senza avere ancora un lavoro ma chiedendo aiuto al jobcenter per trovarlo. Una volta sostenuto il colloquio, in cui in pratica si compilano moduli e gli operatori si accertano che tu sia in grado di ottenere un lavoro in UK, sempre per posta arriva il tuo NI la cui procedura sarà completata in qualche settimana.

Fino a qui la burocrazia inglese mi ha molto soddisfatta. Tutto secondo scaletta.

Insomma, tutt’altro che fumosa in quanto ad amministrazione questa Big Smoke!

Grazie Licia e tienici aggiornati sulla tua avventura, in bocca al lupo!

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Le tasse per i visti australiani salgono del 20 per cento

Gli incrementi delle tasse da pagare per ottenere un visto australiano sono stati annunciati ufficialmente e le tasse relative alla migrazione professionista specializzata saliranno del 20 per cento dal 1 Luglio 2009.

The Big Red

Il governo australiano rivede le tasse annualmente in concomitanza della Finanziaria. In genere, le tasse salgono in linea con l’inflazione, ma quest’anno l’incremento per alcuni tipi di visti è stato del 20 per cento.

La tassa per la domanda di visto da professionista specializzato salirà quindi fino a 2.525 dollari australiano, 420 dollari in più del prezzo precedente. Il Department of Immigration and Citizenship (DIAC) guadagnerà così 403 milioni di dollari in più nei prossimi quattro anni.

I nuovi prezzi si possono consultare sul Form 990i ed è importantissimo che i facenti domanda capiscano il corretto costo perchè la domanda per il visto non è valida fino a quando l’intera somma viene ricevuta, causando ritardi nell’intera procedura.

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Il Canada ha ancora bisogno di contabili dall’estero

Secondo il Globe and Mail, il Canada ha ancora bisogno di contabili con esperienza dall’estero nonostante la crisi economica stia causando licenziamenti in altri settori.

Emerald Lake Yoho N.P. Canada

Il signor Leebosh, un senior manager presso Egan LLP, azienda di avvocati specializzati nelle leggi sull’immigrazione, offre assistenza a ditte di contabilità canadesi per trovare personale all’estero e facilitare la loro migrazione verso il Canada.

Dice “negli ultimi dieci anni c’è stata una carenza di contabili in Canada che la nazione non è stata in grado di colmare”

La professione di contabile è una delle 38 elencate da Immigration Canada come richiesta per il futuro prossimo.

La più grande difficoltà per Leebosh è la lentezza del sistema di immigrazione canadese che risulta in un lasso di tempo per ottenere la residenza permanente di 12 mesi. Inoltre c’è la nota difficoltà da parte del Canada nell’elargire permessi di lavoro a tempo breve per colmare lacune in modo immediato.

“Cosa sta succedendo adesso è che il governo sta facendo il possibile per garantire che posti di lavoro vengano offerti a Canadesi prima che a stranieri”

Ma di Canadesi con qualifiche non ce n’è a sufficienza.

“I nostri clienti identificano i loro bisogni per il settore contabile ed una volta identificati non possono aspettare 12 mesi per soddisfarli” dice Leebosh.

“Così cerchiamo di ottenere permessi di lavoro a breve termine. Sarebbe sbagliato dire che i permessi non esistono ma sono sicuramente difficili da ottenere.”

Fiona Macfarlane dice che il 25 per cento del personale della Ernst & Young in Canada sono professionisti qualificati immigrati in Canada dall’estero. Originaria del Sud Africa, emigrò nel 1987. Dopo una iniziale difficoltà nel trovare lavoro, la Macfarlane è diventata il Chief Operating Officer della divisione fiscale, un business da 3 miliardi di dollari.

“Ad una conferenza sulle tasse recentemente erano presenti tutte le persone che lavorano per la divisione e abbiamo dato loro il benvenuto nello loro madre lingua. Ci siamo dovuti fermare a 15 lingue perchè non avevamo abbastanza tempo. Era fantastico e commovente” dice.

“Gli immigrati offrono il vantaggio di capire la mentalità dei nostri clienti che non sono più basati nel Nord America come una volta. Oggi abbiamo clienti che hanno i quartieri generali a Dubai o in Cina, ad esempio”

La Macfarlane dice che Ernst & Young si sforza di offrire programmi per assistere gli immigrati.

“Dipendiamo dagli immigrati per la nostra crescita economica. Cerchiamo di creare pari opportunità. Abbiamo un programma di addestramento chiamato ‘Avere successo in Canada’, abbiamo programmi che mirano a capire altre culture. Una volta capito che esistono differenze e capiti i propri pregiudizi, è molto più facile capire cosa l’altra persona sta dicendo e aiutarli ad avere successo.”

Tim Forristal, il vice-presidente dell’istruzione al Canadian Institute of Chartered Accountants, dice che datori di lavoro canadesi vogliono essere in grado di assumere contabili stranieri con fiducia. “Il Canada è alla ricerca di parecchi contabili e la nostra missione è quella di creare metodi di qualità per valutare le qualifiche di contabili stranieri”.

Insomma se sei un contabile italiano e vuoi emigrare in verso il Canada ed alcune delle citta più vivibili del mondo, ti stanno aspettando!

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Come ascoltare gli accenti in Inglese da tutte le parti del mondo

Quando visitai l’Australia per la seconda volta a 21 anni feci molta difficoltà a capire l’accento Australiano.

Mi ero appena passato sei mesi all’università in Inghilterra ed il passaggio di colpo all’accento australiano fu un problema. Il bello è che mia madre è Australiana ma io sono cresciuto in Italia quindi l’unico accento australiano che conoscevo era il suo e per me non era un accento.

Come d’altronde anche in Italia per l’Italiano, l’accento in Inglese di persone che vivono in regioni o nazioni diverse è molto più diverso di quanto vi possiate immaginare.

Per fortuna ho trovato Speech Accent Archive, un sito che offre la possibilità di ascoltare la stessa frase in Inglese pronununciata da persone di tutto il mondo. Vi accorgerete così della diversità nell’accento in Inghilterra, Scozia, Irlanda, Usa, Australia, Canada, Nuova Zelanda e in altre nazioni del mondo.

Vi aiuterà a capire che l’accento che avete ascoltato imparando l’Inglese a scuola può essere molto diverso da quello che incontrerete nella nazione che vi accoglierà per vacanza, lavoro o emigrazione.

Buon divertimento!

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