Pari opportunità all’estero
Prendo spunto da un articolo di Ada Guglielmino sul blog Eccellenze al femminile, per parlare delle pari opportunità per le donne all’estero ed il confronto con l’Italia.
Tante di voi stanno magari pensando di emigrare all’estero ma quali difficoltà aggiuntive deve affrontare una donna in quanto tale?
Innanzitutto Ada ci fa sapere che una donna in Europa guadagna in media il 17,4 per cento in meno di un uomo per lo stesso tipo di lavoro. Il divario sale fino al 25 per cento se si considera il settore privato.
Secondo un rapporto Eurostat, il divario di retribuzione varia a seconda della nazione europea:
Estonia 30.3
Austria 25.5
Repubblica Ceca 23.6
Olanda 23.6
Slovacchia 23.6
Cipro 23.1
Germania 23
Regno Unito 21.1
Grecia 20.7
Lituania 20
Finlandia 20
Svezia 17.9
Danimarca 17.7
Spagna 17.6
Irlanda 17.1
Ungheria 16.3
Francia 15.8
Latvia 15.4
Bulgaria 12.7
Romania 12.7
Lussemburgo 10
Belgio 9.1
Portogallo 8.3
Slovenia 8.3
Polonia 7.5
Malta 5.2
Italia 4.4
Secondo gli autori dello studio però, il fatto che l’Italia sia la migliore nazione europea per quel che riguarda il divario di retribuzione non significa che ci sia uguaglianza tra uomo e donna nel mondo del lavoro. Si tratta più probabilmente di un fatto legato alla bassa partecipazione delle donne nel mondo del lavoro. In altre nazioni dove l’impiego di donne è più alto, il divario è maggiore dove ci sia una alta segregazione del tipo di lavoro tra uomo e donna (Cipro, Finlandia, Estonia, Slovacchia) o dove le donne tendono a lavorare part-time (Regno Unito, Germania, Olanda, Austria e Svezia).
Nei Paesi anglosassoni usano il termine ‘glass ceiling‘ (soffitto di vetro) come descrizione della difficoltà per le donne di raggiungere posizioni manageriali di alto livello. Possono vedere i piani più alti attraverso il vetro ma non riescono a romperlo e raggiungere il prossimo piano.
Prendo il Regno Unito ad esempio, dove la percentuale di donne in ruoli manageriali era nel 2002 del 36 per cento. Le donne nel Regno Unito però sono sovra-rappresentate in ruoli amministrativi e di basso rilievo.
La mia esperienza di lavoro fino ad’ora consiste di una decina di anni di lavoro in Inghilterra e sette anni in Australia sempre in ambiente ufficio. Personalmente ho riscontrato parità di opportunità al livello di entrata nel mondo del lavoro da parte di laureati. A livello manageriale il numero di donne è senz’altro minore però non saprei dirvi perchè con certezza. Delle mie colleghe di anni fa, tutte più in gamba di me, la maggior parte ha avuto figli con conseguente assenza dal mondo del lavoro per periodi più o meno lunghi in maternità. Adesso alcune sono tornate al lavoro in un ruolo simile a quello lasciato mentre altre scelgono di dedicarsi ai figli.
Quello che noi e tanti nostri amici hanno poi riscontrato è che la mamma ‘in carriera’ in genere vuole tornare al lavoro in fretta dopo il primo pargolo ma, dopo mesi e anni di equilibrismo tra lavoro, asilo nido e casa, le priorità cambiano e, con il secondo arrivo, la mamma preferisce occuparsi più dei figli e mettere la carriera in secondo piano. Per esperienza personale dico inoltre che il marito è totalmente d’accordo con la consorte e queste decisioni vengono prese in consultazione.
Non descrivo questo comportamento come giusto o sbagliato ma solo come testimonianza di esperienza personale nostra e di tanti altri nel mondo anglosassone.
Insomma, nel mondo anglosassone esiste secondo me più parità di opportunità che in Italia, da quello che mi sembra di capire, ma le scelte di vita poi contribuiscono a produrre un ambiente del lavoro dove gli ultra-quarantenni in posizioni di potere sono in genere uomini.
Infine vi propongo un’interessantissima classifica pubblicata dall’Inter-Parliamentary Union che mostra la percentuale di donne parlamentari in tutte la nazioni del mondo. L’Italia si classifica a metà strada (53esimo posto) con una percentuale di donne parlamentari del 21,3 per cento.
Non esiste una correlazione troppo evidente tra livello di sviluppo di una nazione e la percentuale di donne parlamentari. Nazioni come il Ruanda, l’Angola, l’Uganda e il Burundi hanno una proporzione maggiore dell’Italia. Nazioni nordiche come la Svezia, la Finlandia, l’Olanda e la Danimarca sono presenti nella Top 10.
Non necessariamente questa classifica suggerisce le nazioni dove le donne hanno migliori opportunità all’estero ma spero vi possa fornire un’indicazione di che tipo di società vi accoglierà se state pensando di emigrare.
In bocca al lupo!
Se volete emigrare in Australia, vi consiglio la guida
‘Arrive and Thrive in Australia’, (Come Arrivare e Prosperare in Australia).
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