SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Benedetta, maledetta Babele! Le sfide della comunicazione all’estero

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Questo è un ‘guest post’ di Licia, un’amica di italiansinfuga.com, che ci racconta delle sfide della comunicazione usando lingue straniere.

Io, una e trina alle prese con le sfide della comunicazione

Sto scrivendo nella mia lingua madre, l’italiano, e mi chiamo Licia.

Ma parlo anche una lingua che studio da anni, l’inglese, e mi chiamo Licia.

Durante il mio attuale soggiorno a Montpellier mi esprimo in una lingua che parlo da relativamente poco, il francese, e, nonostante le difficoltà dei cugini d’oltralpe nel pronunciare la c dolce, mi chiamo sempre e comunque Licia.

Esprimersi in una lingua non propria è universalmente riconosciuto essere una difficile prova che sempre più gente si trova a dover affrontare. Non basta certo sgobbare sui libri per anni e vedere film in lingua originale per dire di conoscere una lingua straniera. La conoscenza che se ne acquisisce è limitata, spesse volte, soprattutto in Italia, rivolta al rigido apprendimento della grammatica e a un vocabolario accademico, obsoleto, ormai morto. Capita spesso infatti che, una volta all’estero, nonostante anni di studi, si resti attoniti e, diciamolo, anche un po’ demoralizzati, scoprendo di non riuscire a comprendere i locali e poco più tardi di non riuscire ad esprimersi.

L’ostacolo comunicativo che ci si trova ad affrontare si struttura in effetti su diversi livelli, pari passo con il livello di conoscenza di una lingua. Il primo livello di comprensione di piccole frasi e concetti non è troppo complicato da superare, soprattutto se ci si trova a stretto contatto con dei madrelingua. Quello che mi interessa qui analizzare è piuttosto quella difficoltà di espressione di sé che inevitabilmente ci si ritrova a fronteggiare durante una conversazione in lingua straniera. Si è immediatamente assaliti da un sentimento ansia ed imbarazzo che si trasformano poco dopo in frustrazione, come direbbero gli Afterhours “ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”. Per andare ancora più in profondità sino a quello che chiamerei terzo livello di conoscenza, direi che il problema non si limita all’incapacità di formulare un pensiero complesso in una lingua straniera (secondo livello), bensì all’espressione di quelle adorabili sfumature della lingua che rendono la comunicazione un’avventura e che connotano profondamente ognuno locutore essendo spesso rivelatrici della sua intima essenza. E’ per questo che dopo tante esperienze di comunicazione, o tentata comunicazione, all’estero mi sono fermata a pensare a come appaio agli stranieri. Insomma, come è percepita Licia quando si esprime in inglese o in francese? Di qui il sottotitolo all’articolo “io, una e trina”.

Licia italiana = Licia al 100% delle sue potenzialità linguistiche e dunque espressive. Il mio comando della lingua è tale da potermi permettere di creare sfumature, dare spessore e vita alle mie frasi, poesia quando serve. Sono in grado di giocare con le parole, lanciare messaggio più o meno celati, dotare le mie frasi di diverse sfaccettature. Dalle mie parole, dal mio modo di esprimermi l’interlocutore può davvero capire chi sono, certe volte anche quello che non dico.

Licia inglese = direi al 50% fortemente depotenziata. Nonostante la mia conoscenza delle lingua sia buona, forse perché non avendo mai vissuto in un paese anglofono, sento che la mia comunicazione non è in grado di descrivere la mia persona in pieno; la mia capacità comunicativa è limitata, così come l’espressione di me stessa agli altri. Questo credo anche sia dovuto al fatto che le strutture della lingua inglese sono molto diverse da quelle della lingua italiana e per questo conducono facilmente ad una spersonalizzazione del messaggio.

Licia francese = 70%. Nonostante lo studio del francese sia molto più recente di quello dell’inglese, la vicinanza alla mia lingua d’origine fa si che l’apprendimento risulti più facile e veloce. In secondo luogo, la somiglianza delle strutture sintattiche delle due lingue romanze fa si che la mia comunicazione sia molto più spontanea a naturale perché spesso una traduzione mot-à-mot è sufficiente ad inviare un messaggio efficace ed anche formalmente corretto.

Di qui, visto che la lingua è diretta espressione di un popolo, per me è molto più facile creare legami con persone francofone piuttosto che con persone con le quali utilizzo l’inglese come lingua veicolare perché condividiamo la medesima forma mentis in quanto a linguaggio verbale.

Elucubrazioni mentali da neo-linguista? Può darsi, fatto sta che l’uomo ha in sé il fondamentale bisogno di scambiare messaggi col proprio “vicino” ( che viene da sempre più lontano!) e, benché la comunicazione sia alla base della nostra esistenza quotidiana, essa rappresenta un problema, più o meno accettato, più o meno percepito, della complessità del mondo contemporaneo.

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