Crisi del lavoro a Barcellona

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Vi segnalo un post di Italiani a Barcellona che ci racconta degli effeti della crisi lavorativa a Barcellona a seguito della crisi globale finanziaria e relative conseguenze.

Sembra la Spagna sia la nazione europea con il tasso più alto di disoccupazione e i settori che guidarono il boom tipo i call centres adesso stanno chiudendo ed emigrando verso nazioni più economiche.

Il consiglio di ‘Italiani a Barcellona’ è di rimanere in Italia se avete un lavoro perchè trovarne uno a Barcellona di questi tempi è difficile.

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commenti


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  • Denis

    scappato da barcellona giusto in tempo

  • ilaria

    vorrei sapere su che base è il vostro consiglio? la vostra è un’ esperienza diretta o si basa su dei dati. Quali sono i settori in crisi?
    Grazie.

  • simona

    Carissimi amici italiani,
    sono esattamente 3 anni che vivo a Barcellona.
    Ho 36 anni sono una laureata in lettere e filosofia con indirizzo storia dell’arte abilitata all’insegnamento di storia dell’arte, titolo conseguito con il superamento dell’ultimo grande concorso ordinario del 1999.
    Inutile dire che non sono mai riuscita ad insegnare in Italia, quindi mi proiettai (esattamente nel 1997 anno di laurea con il massimo dei voti 110/110 con LODE) verso una nuova realtà’ quella delle biblioteche avendo fatto esami di biblioteconomia e bibliografia e archivistica libraria, e master in beni librari, corsi e aggiornamenti (da me pagati )sui vari applicativi informatici.
    Ricordo i sacrifici fatti (io e i miei genitori) con la speranza di poter lavorare appena laureata.
    Intrapresi la via degli stage e fortunatamente, cominciai un’ avventura in un terreno all’epoca inesplorato, 1 anno di stage e primi contatti con le varie cooperative a progetto.
    Grazie a questi lavori ho fortunatamente girato l’Italia e ho lavorato nelle più’ prestigiose biblioteche italiane, la beffa purtroppo era che erano dei progetti che avevano una durata breve.
    Ero sempre con una valigia pronta, lontano dalla mia famiglia e lontano dalla ristretta mentalita’ provinciale.
    Con sacrifici e con un enorme volonta’ di crescere e di inserirmi nel mondo lavorativo decisi di partire.
    La cosa che mi fece decidere di andar via dall’Italia, alla tenera eta’ di 33 anni, fu che in ogni concorso per assistente bibliotecario o bibliotecario si inserivano materie sempre piu’ specifiche con connotazioni giuridiche e la conoscenza di almeno tre lingue, tutto cio’ mi demoralizzava e in più’ passavano sempre i soliti noti…
    E ancora piu’ fu il dire basta alla emerita ignoranza, presunzione e spocchiaggine di chi era sopra di me.
    A malincuore presi questa decisione, tra dubbi e incertezze, fui supportata da una amica che avevo conosciuto a un master a Roma di venire qui a Barcellona e cercare un lavoro molto piu’ stabile.
    Premesso non avevo nessuna conoscenza del castellano e avevo una scarsa conoscenza dell’inglese in quanto alle medie avevo studiato il francese e alle superiori tra gli insegnamenti previsti non erano presenti le lingue.
    Bhe morale della favola (anche se non lo e’ affatto!)
    lasciai i miei Studi il mio bagaglio culturale i miei sacrifici di una vita, per trasferirmi a Barcellona e per lavorare in un Callcenter per il mercato italiano come commerciale di vendita, per una grande impresa.

    Ho sofferto le classiche difficolta’ di chi e’ “iníziato” a una nuova lingua , pero’ dopo pochi mesi, studiando e parlando soprattutto con autoctoni , appresi questa bellíssima lingua, ed ora e’ la mia seconda lingua.
    Ho avuto le mie soddisfazioni in un anno ero riuscita ad avere una buona posizione ero ben considerata dall’azienda, pero’ anche questo momento di serenita’ lavorativa ha avuto una fine drastica.
    Senza scendere in dettagli mi cambiarono di progetto senza una reale giustificazione (invidie, gelosie e coalizioni).
    E attualmente mi ritrovo a essere osteggiata continuamente a subire pressioni psicologiche ad avere un livello di stress allucinante, ripercuotendosi fisicamente (continue emicranie per mobbing).

    Comportamenti classici in periodo di crack economico.
    La causa la si addebita alla crisi economica, gli impresari utilizzano la tattica di impoverire il lavoro di un professionista per riuscire cosi a non sborsare una lira e a sperare che il lavoratore abbandoni il posto di lavoro volontariamente.
    Pagando quindi solo il “finiquito” cioe’ fine rapporto di lavoro, e non pagandoti “el paro” cioe’ la Nostra cassa integrazione, disoccupazione.
    Inutile dire che e’ meglio munirsi di un buon avvocato e incontrare la maniera per vivere degnamente e dignitosamente in un paese che si dichiara civilizzato ma che tutto e’ fuorché “prolavoro”.
    Vivendo qui mi sono resa conto di quante cose abbiamo Noi italiani che loro non hanno, soprattutto una intelligenza superiore e un livello di civilta’ superiore.
    E’ pur vero che ho trovato lavoro ma lo sto pagando a duro prezzo!
    E soprattutto non so se durerà’!.
    La situazione attuale e’ che di Barcellona sono insofferente per tutto e di tutti compresi i catalani che si glorificano sentendosi migliori quando qui e’ il terzo mondo.
    Maleducati e boriosi.
    La cosa che realmente non accetto e lo sottolineo e’ il comportamento degli italiani all’estero si inbastardiscono invece di aiutarsi, di appoggiarsi, a differenza di altri stranieri in terra straniera vedi francesi, nordici, tedeschi.
    Penso che gli italiani conservino il bigottismo classico fatto di paura.
    La paura che puoi rubargli il posto la paura che tu puoi essere più bravo di lui la paura che tu puoi farcela e lui no, la paura di svelare dove lavori.
    Trovo tutto questo obbrobrioso e allo stesso tempo terrificante.
    Spero che la mia sia solo una cattiva esperienza e spero di trovare Molto presto un buon lavoro soprattutto gratificante e senza stress inutili.
    La vita e’ così breve e si potrebbe vivere decisamente meglio.
    In bocca al lupo a tutti.


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