Perchè i giovani Italiani emigrano all’estero
Dopo aver condiviso i miei dieci motivi per lasciare l’Italia, mi ha scritto Morfina raccontandomi delle discussioni che ha avuto in famiglia sui pro e contro del rimanere in Italia od emigrare all’estero.
Se volete capire le ragioni di una generazione che fugge, leggete le parole di Morfina alla quale vanno i miei ringraziamenti.
Non sarà un anno facile. E’ mesi che giornali e tv ce lo ripetono, tanto che il termine Crisi è diventato quasi un sostantivo buffo, utilizzato più per riderci sopra (forse perché pochi ne conoscono il vero significato) piuttosto che per analizzarne le cause e cercare di limitare i danni. Anzi, ci si culla pure un po’ dentro, spesso assumendo la situazione economica attuale come una scusante per qualsiasi cosa non funzioni, o peggio, che non sia mai funzionato. Ad ogni angolo, ad ogni tentativo di spiegazione, dalla signora impellicciata al muratore che ancora lavora a cottimo (qui da me) si sente dire:“Pota, c’è La crisi!”.
Così domenica scorsa, invece di festeggiare serenamente il nuovo anno in famiglia, mi sono ritrovata nel bel mezzo di una discussione sui cancri dell’italia… che sono tanti, o forse è solo uno, ma radicato, ormai in metastasi. In pratica si sono toccati tutti i punti della classifica dei 10 punti che ho commentato: politica immobilista, da destra a sinistra, miope per quanto riguarda il futuro: l’innovazione, la mentalità paleolitica, prospettive inesistenti per i giovani. Cecità completa (ma ahimè troppo spesso volontaria) di fronte a uno dei suoi peggiori mali: la corruzione.
Nonostante abbia sempre avvertito una spinta esterofila forte, fino a poco fa credevo che per noi, giovani italiani, ci fosse una speranza. Pensavo con ottimismo che le generazioni sarebbero cambiate, una classe politica più aperta e illuminata avrebbe guidato un paese pieno di risorse (almeno così dicono dicono tutti..) verso la modernità, e invece… i segnali sono tutt’altro che positivi. Sono sprofondata in un “pessimismo cosmico” ( in realtà italo centrico) di stampo leopardiano, dal quale non vedo più via d’uscita se non quella di uscirne io, da sola, e lasciare che il paese venga risucchiato dai suoi stessi giochi sporchi.
Quella domenica si è parlato di criteri per assegnare le borse di studio agli studenti. Molto spesso si sentono amici, figli di impresari, che non pagano tasse universitarie, altri, figli di impiegati statali, che invece le tasse le devono pagare, tutte, visto che hanno un reddito superiore ai 17.000 euro l’anno. Qui il furbo la vince, qui, chi è fortunato è sempre più fortunato e chi non ha i mezzi non ha la possibilità di essere aiutato, e la forbice sociale si dilata. Quel che è peggio è che con i soldi, non solo si compra tutto, ma si comprano anche tutti. E allora inutile chiedersi se davvero ci sia qualcuno che controlla, perché la disonestà in questo paese è diffusissima e radicata. Purtroppo credo che l’unica soluzione sia cambiare la testa delle persone. La società italiana è corrotta dall’inizio alla fine e non c’è molto da fare se non tirare una bella riga sugli ultimi 40 anni di questo paese, spedire la gente a migliaia al nord per vedere come funzionano le cose nelle nazioni civili, moderne ed avanzate come quelle scandinave. Imparare cosa significa il sostantivo meritocrazia di cui tanti si riempiono la bocca, imparare cosa significano legalità, sociale e tutela. Si capirebbe davvero cosa è un sistema di welfare.
Vorrei non essere italiana. Vorrei non dover rispondere alle domande di politica che mi rivolgono attoniti gli amici stranieri. Vorrei saper dar loro una risposta, vorrei poterlo difendere questo paese, ma non credo sia più possibile. L’impresa risulta ancora più ardua, e lo sconforto prende il sopravvento dopo che si è vissuto un anno in un paese che offre ai suoi giovani la possibilità di esserlo, giovani intendo, di costruirsi e di crescere indipendenti, di progettare un futuro ed avere una famiglia. Per questo dopo la laurea ho deciso di tentare di tornare in Danimarca per continuare gli studi, visto anche che, lassù, l’università è completamente gratuita per tutti i cittadini europei. Me ne vado dall’Italia, nemmeno troppo a malincuore, se non fosse per il cibo ed il sole che spesso tornano nostalgicamente alla memoria degli emigranti in fredde e piovose, ma più civili terre.
Ricordo una volta il mio maestro di pianoforte italo-inglese mi disse citando suo nonno: “Gran bel paese l’Italia, peccato sia abitata dagli italiani”. Assurdo che un’italiana, una giovane italiana, faccia suo uno snobista sfottò inglese.
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