Studiare con Erasmus? Esperienza in Finlandia
Se volete andare a studiare all’università all’estero, vi propongo un’intervista con Stefania Passera.
Spreo possiate fare tesoro della sua esperienza con Erasmus, il programma di studio universitario all’estero.
Come ti sei imbattuta nell’Erasmus?
Sapevo della possibilità di andare all’estero a studiare e in quel momento della mia vita avevo voglia di mettermi alla prova. Ero stufa della mia vecchia università (Politecnico di Milano, facoltà di design) e del suo pressapochismo e volevo prendermi una lunga pausa dalla mia famiglia!
Quale è stata la reazione della tua famiglia alla notizia della ‘fuga’ in Finlandia?
La mia situazione familiare è complicata. I miei sono divorziati, mio padre è risposato e da questo matrimonio è nato un piccolo fratellino che ora ha solo 7 anni. Mia madre vive con mia nonna e ha alcuni problemi di salute, dovuti a un’aneurisma cerebrale che l’ha colpita 10 anni fa. Stranamente, mio padre si è dimostrato molto più egoista e piagnucolone di mia madre e mia nonna, che invece erano tutto sommato contente che facessi un’esperienza così speciale. Mio padre ha sempre tutto sommato sminuito la mia scelta, chiedendomi se un anno via fosse proprio necessario, rinfacciandomi ogni volta la mia partenza e non venendomi a trovare nemmeno una volta in un anno
Perchè la Finlandia?
Volevo andare al nord. Sarei voluta andare a Stoccolma -e avevo anche già iniziato a studiare svedese per conto mio- ma la mia università ha tagliato i rapporti con l’università in cui avrei voluto andare. Ho ripiegato su Lahti, in Finlandia, perché ero molto interessata ai programmi della scuola e tutti me ne avevano parlato bene.
Come hai fatto per la lingua?
Inglese a tutto spiano! Non siamo mica in Italia, qui la gente le studia le lingue… puoi perfettamente parlare in inglese con la professoressa ultrasessantenne come con la cassiera al supermarket.
E per fortuna, perché il finlandese è mostruoso!! Ci vuole davvero un’eternità a impararlo… e io in un anno non posso dire di saperlo parlare!
Quali sono le differenze principali tra l’università finlandese e quella italiana?
In Finlandia il sistema funziona, ci sono apparecchiature e software moderni. L’università è gratuita e agli studenti, tutti, viene dato un contributo statale mensile. Inoltre, gli studenti devono passare test d’ingresso molto più selettivi che da noi (e non a crocette, dove il caso impera). Nei corsi di laurea dove accettano molte persone ne accettano 40, nella laurea specialistica che sto facendo io al momento solo 10. Il risultato è che magari ci metti un paio d’anni prima di meritarti il posto in università e quando ce l’hai sei motivato a studiare seriamente.
Com’è la vita di tutti i giorni in Finlandia?
Imprechi contro il brutto tempo. Vieni trattato con gentilezza, efficienza e competenza negli uffici. I mezzi sono cari, ma funzionano. Mercoledì, venerdì e sabato sera la gente si ubriaca senza ritegno e senza distinzione di età, sesso, stato sociale. Fare colazione con un panino al prosciutto non è più un problema.
Come descriveresti la mentalità finlandese?
Positivamente quadratica.
Ma non è vero che siano poi così freddi, vanno solo presi nel verso giusto. All’inizio possono sembrarci strani e demotivanti, ma una volta che hai aperto la spessa scorza è fatta! Bisogna dimenticarsi i nostri segni culturali che indicano amicizia e guardare più alla sostanza. Se una persona non ti parla non è che è arrabbiata con te, magari ha solo voglia di non parlare. Si impara a non offendersi più per qieste cose.
Hanno molti aspetti positivi, come la sincerità, la genuinità e la correttezza. Di lecchini e persone che curano molto la facciata non ne trovi molte.
Tornerai in Italia?
Potendo no, ma nella vita non si sa mai.
Non faccio programmi a lungo termine e al momento giusto vedrò: magari finirò in un altro paese ancora!
Che consigli daresti a studenti delle superiori che stanno pensando di andare all’università?
L’università italiana – alcune, almeno – possono dare ancora buone basi, ma dipende molto da quanto uno è pronto a metterci del suo.
Il problema è che poi quelle basi nessuno ti da modo di applicarle e fra burocrazia, professori approssimativi e corsi inutili si sprecano anche molte energie. E questa è l’opinione di una persona che si è sempre sentita dare della secchiona, per cui, anche a farmi esami di coscienza, non trovo altro da fare che puntare il dito (e non verso di me).
Io non voglio esprimermi su campi diversi dal design perché non ne ho esperienza, ma nel mio campo mi vien da dire che il famoso “made in Italy” è una bella facciata dietro a cui c’è quasi il vuoto. La qualità che ho visto nei lavori di molti ragazzi provenienti da varie parti di europa e mondo ci fa un po’ invidia!
Qualunque cosa facciate e dovunque andate, non aspettate comunque con le mani in mano il sapere, ma datevi da fare, fate lavorare la testa!
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